Milano. Recensioni a scrocco delle inaugurazioni di Meatball, Tartufotto, Zushi

Devo trovare anch’io qualcosa da inaugurare – sembra che a Milano, di questi tempi, non si faccia altro. Un lato – triste – della crisi economica che ci attanaglia è la chiusura di locali e ristoranti (ovviamente, rimaniamo nel nostro ambito d’elezione): è così che, qui a Milano, non ci sono più, ad esempio, Enocratia, e de light, e si sentono voci di crisi per Eat’s. A margine – le varie offerte superscontate non sembrano altro che un palliativo.

Dall’altro lato, la soluzione sembra risiedere nella stessa zona di crisi – il cibo. Aprono negozi, rivendite, baracchini, store dedicati al mangiare – e in questo periodo va il locale nuovo, possibilmente con prezzi diciamo calmierati, con un’offerta che si distingue per tematicità (le polpette, le michette…), per innovazione (la birra, più o meno artigianale, o gli hamburger, che peraltro iniziano a perdere la loro carica di originalità, le tapas, la pizza gourmet…), o per glamour (dallo chef famoso alla location particolare – purché sia, aggiungiamo, caratterizzata da qualche inserto post-industriale, da qualche mattone in bella vista, pavimentazione in cemento, tubazione a incombere, allure di riciclo).

Qualche novità?

ZUSHi, in via Volta 21. Pubblico folto, debordante sui marciapiedi, anche all’inaugurazione di questa nuova location milanese per una catena di “Zushi” restaurant giapponesi, contemporanei e creativi, con eleganti richiami alle giapponeserie che altrove imperversano. Peraltro, inviti distribuiti anche per strada, nelle zone limitrofe. Target più modaiolo-intellettuale, per gli inviti; il che non toglieva nulla alla “fame” dei presenti, più o meno ordinatamente in coda per ricevere coppie di bocconi di sushi vari – forse si sarebbe potuto pensare e organizzare meglio il tutto, e permettere una reale degustazione del cibo (anche se poi in questi casi non è forse la degustazione il fine ultimo, quanto l’esserci il vedersi il parlarsi sopra e sotto e dietro, sempre con il cellulare a portata). 182 “mipiace” su facebook.

Tartufotto, in via Cusani 8. Ah, ecco – sembrerebbe l’8 della via ma sono gli 8 soci che hanno intrapreso l’impresa (in ordine alfabetico: Andrea Baroni, Matteo Brogi, Stefano Ghelli, Luca Giachetti, Maurizio Mauri, Simone Rugiati, Cristiano Savini, ovvero “Savini Tartufi”, Giorgio Sorrentino), tutti rigorosamente toscani: da qui prende il nome (non meraviglioso, diciamocelo… anche al di là delle assonanze con il Tartufone di anni fa…) il locale. Dai ripetuti 8, o dal naso di Giotto (Gi8?), il cane Savini che se ne va a cercare i tartufi da mandare qui a Milano… Inaugurazione affollata, con quel tanto di food-glamour assicurato dalla presenza di Rugiati, che oltre a essere socio cura anche il menu (Simone non starà in cucina – avrebbe evidenziato ben altrimenti il suo nome sull’insegna, direi), che ruota attorno alla toscanità (formaggi, carni – non per niente all’inaugurazione stazionava davanti al locale un furgoncino di Falaschi – e ovviamente i prodotti Savini). Glamour ribadito dalla presenza di Chiara Maci, blogger-complice di Rugiati in “Cuochi e Fiamme”, giornalisti esperti blogger esponenti della Milano-che-mangia (per dire, da Davide Oltolini a Dan Lerner ai Singerfood). Calca nel locale, sopra e sotto, e in strada, e attorno ai vassoi, bottiglie prosciugate – all’assaggio, buone sia le materie prime, sia le idee rugiatesche, tutte da verificare a tavola (Tartufotto è aperto fino alle 22); i prezzi dei piatti che accompagnano l’aperitivo, essendo tutti direi “tartufati”, non sono male (dai 9 ai 16 €), devo ancora vedere la carta del ristorante. 576 “mipiace” su facebook.

metaball family Milano metaball family cucina

The Meatball Family, in via Vigevano 20. Anche questo, aperto da una cordata di imprenditori, fra i quali Federico Gordini (Mica, oltre che la Milano Food Week) e – nome di “ecceziunale” richiamo (ne sento parlare anche sui mezzi pubblici) – Diego Abatantuono. Uscito peraltro in questi giorni con un suo libro a sfondo culinario, Ladri di polpette (Mondadori). Calca, strabordante sulla strada, non sono riuscito a intercettare nemmeno una polpettina (una quarantina di tipi diversi…), ma sono arrivato decisamente tardi. Che il fatto di associarsi in tanti possa essere una garanzia di pienone per le inaugurazioni? Pubblico probabilmente erede, o reduce, della “Milano da bere”, diventata – ma non a pieno titolo, manca forse l’elemento “foodie” – “Milano da mangiare”? O le mie impressioni sono viziate dall’essere arrivato tardi, e quindi da un probabile avvicendamento dell’audience. Forse anche grazie ad Abatantuono – 2.436 “mipiace” su facebook.

Originale il look-Tartufotto, cemento, citazioni dantesche, parte di una parete occupata da un camino-colonna in vetro, con più fuochi e legna da bruciare a vista, pavimento con mappa del centro della città ed evidenziata la sede del locale (sono previste altre sedi del locale in altre città, che dovrebbero riprendere il look). Moderno e stilizzato ZUSHi, vetri video salette tavolini bassi, giapponese contemporaneo, cucina a vista. Meatball riprende il look-mattone, pavimento grezzo, con una bella zona bancone e cucina a vista dietro una grande vetrata.

E settimana prossima “inaugura” Lambiczoon, aperto da qualche giorno in via Friuli 46, birrificio e burger bar che immagino privilegi la birra lambic (già 910 “mipiace” su facebook), il Bjork Side Store in via Panfilo Castaldi 20, filiale della brasserie Bjork di Aosta (1.020 “mipiace” su facebook). Mi ci fiondo prima che forse riesco ad assaggiare qualcosa.




- giovedì, 31 ottobre 2013 | ore 16:29

6 commenti su “Milano. Recensioni a scrocco delle inaugurazioni di Meatball, Tartufotto, Zushi

  1. Lambiczoon nasce dall’amore di un antifighetto per eccellenza per le cose che conosce da sempre, finalmente. Zero fuffa e tanta passione.
    Lo amerete pure voi milanesi. Vedete di meritarvelo, eh. 🙂

  2. Veramente mal gestita e ridicola l’inaugurazione di Zushi. Nonostante l’invito e una esplicita richiesta non è stato possibile fare nemmeno un assaggio di sushi. Che differenza di stile con l’inaugurazione di Taiyo in viale Monza 23!

    • Probabilmente era più una ricerca di inaugurazione-evento che una effettiva inaugurazione-presentazione (se persino io son riuscito ad afferrare solo 4 pezzetti di zushi…) – il che al limite stimola la curiosità l’interesse l’intenzione di tornare…

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