Gino Sorbillo e Scatti di Gusto regalano 10 pizze a chi torna bambino

Tempo di lettura: 2 minuti

sorbillo pizza masterchef junior

Avete seguito la puntata di Masterchef Junior? Se sì, avrete visto Gino Sorbillo con il fratello Antonio, Luca Imperato e Giuseppe “Giò” il Pizzino portare in studio una lunghissima pizza (quanto lunga vi chiederete e anche noi vi chiediamo?) 20 gusti.

Una pizza come le caramelle di Harry Potter: tutti i gusti tranne uno.

Sarà da considerare una pizza napoletana? O una pizza da teglia? O forse sarebbe il caso di parlare di pizze al metro (ancora, siete curiosi di sapere quanto fosse lunga)?

pizza sorbillo masterchef junior

Una pizza per bambini che si emozionano davanti all’incredibile e al fantastico. E al buono, ovviamente.

Noi con l’abbiamo assaggiata e quindi non possiamo giurare sulla bontà di quella pizza.

Ma siamo sicuri che è buonissima la pizza che Gino Sorbillo prepara ogni giorno nella sua pizzeria di via Tribunali a Napoli. Così come gli ha insegnato la sua famiglia, dal papà alla mai dimenticata zia Esterina, e come ha perfezionato negli anni studiando impasti e lievitazione, pomodori, olio e mozzarella.

Con la pizza si ritorna bambini. A Napoli per molti è stata la prima esperienza gastronomica fuori casa. E ognuno ricorda quel momento e la pizza del cuore resta per sempre quella Margherita dal nome semplice che, chissà perché, è sempre considerata la migliore dalle mamme napoletane.

gino sorbillo masterchef junior

Il ricordo di Gino Sorbillo è legato alla pizzeria e a sua zia. E poi alla prima pizza che stese nel locale di questa via che per tutti è la strada della pizza napoletana.

Ma potrete farvelo raccontare direttamente da Gino Sorbillo nella sua pizzeria se ci piacerà il racconto che vi chiediamo. Tema: la vostra prima pizza, quella che ricordate, quella del cuore.

Gino Sorbillo e Scatti di Gusto regalano 10 pizze a chi racconterà la sua pizza del cuore (e regaleranno soprattutto una corsia preferenziale per saltare la lunghissima fila, vero ostacolo a una delle pizze più buone di Napoli).

Basterà dire che siete quelli della pizza del cuore perché questo è uno sponsor post senza lo sponsor. Nemmeno della farina che vedete lassù in alto a destra e che niente sa di questo piccolo tributo alla passione per uno dei piatti più incredibili del nostro Paese.

gino sorbillo selfie

Tocca a voi. Mano alla tastiera e fateci sognare postando nei commenti o se preferite, inviando a info[at]scattidigusto.it

E buona pizza a tutti!

[Immagini: Masterchef, Facebook]

34 Commenti

  1. niente napoli,margherita o capricciosa..la pizza del cuore, dei ricordi d’infanzia ma che ancora oggi mi fa venire l’acquolina in bocca al solo pensiero
    è la pizzetta rossa dell’estate al mare..perchè forse era l’aria di mare che la rendeva così buona, o ero io che ero particolarmente affamata, è la pizzetta delle 11 dopo il bagno a mare, perchè il gelato era proibito la mattina “dopo non pranzi!” ma la pizzetta rossa unta quanto basta,strabordante di pommodoro con due emme, con i bordi bruciacchiati e rigorosamente piegata in due andava giù che era un piacere e a pranzo dopo due ore rimaneva solo un ricordo..ma intanto il giorno dopo l’avrei rimangiata di nuovo!
    la mamma aveva ragione..come sempre!

    • Accoppiata pizza e mare anche per me, però bianca: pizza bianca rettangolare alta con rosmarino e sale grosso oppure con cipolla bianca in sottili anelli, madeleine che mi riporta alla costa adriatica marchigiana, dialetto con intonazione finale ascendente, spiagge non di sabbia né di ghiaia ma dolorosamente di ciottoli, conchiglie e vetri smussati dal mare…

  2. Sorbillo mi è simpatico. La sua pizza probabilmente non è la migliore del mondo ma è decisamente più che accettabile. E poi lui è un personaggio, come diciamo dalle nostre parti è uno “sfaccimmo”.

  3. La cacio e pepe di Stefano Callegari, che, su consiglio del socio Antonio Pratticò, raggiunge la sua massima espressione a fine pasto dopo il caffè. Perché? “Perché Franco Pepe non ce l’ha!”

  4. La mia pizza del cuore è semplicemente la pizza in famiglia: impasto preparato dal papà, con un passato da pizzaiolo e rimasto innamorato di quest’arte, nonchè salsa di pomodoro ed ingredienti scelti dalla mamma. Ogni volta è una sorpresa per me e mia sorella, con tante varianti a seconda degli stati d’animo e delle occassioni per cui viene preparata.
    Non sarà la classica pizza dei grandi pizzaioli napoletani, ma la gioia di poter condividere un opera così bella insieme alla famiglia e intorno allo stesso tavolo non ha paragoni. L’inveniva e la personalità degli ingredienti permettono una sintonia perfetta con la gioia del momento.

  5. La mia Pizza del Cuore, la mangio tutte le (poche) volte che scendo a casa, a Napoli. Io, emigrante ed emigrata da anni, appartengo a quella generazione di giovani che si è rimboccata le maniche, e dopo aver studiato tutto il necessario, ha preso la sua valigia ed è andata alla ricerca del proprio futuro, senza conoscere niente e nessuno.
    E tutti i miei amici hanno fatto come me, e ora, a distanza di anni, siamo tutti sparsi per l’Italia, l’Europa e il Mondo, e ci re-incontriamo una volta all’anno, a Natale, perchè PAsqua sono pochi giorni e non tutti riescono a scendere.
    E così, a inizio dicembre, prendo tutta la mia lista di amici del cuore sparsi ovunque, mando un messaggio di gruppo che è sempre lo stesso da anni: ci vediamo davanti a Sorbillo, il 23 dicembre alle 11,30 così facciamo poca fila ed entriamo presto.
    E così, ci rivediamo per poche ore, cercando di raccontarci i 364 giorni precedenti, tra traslochi, matrimoni, cambi di lavoro, cambi di vita e tutto, cerchiamo di raccontarci un anno di vita in quella mezzoretta di attesa fuori da Sorbillo.
    Eh si, perchè poi, quando si entra, la pizza del cuore con gli amici del cuore si trasforma in una esperienza subliminale desiderata per tutto il resto dell’anno: la mia pizza del cuore è la Amnesty Rossa, non solo perchè adoro le melanzane, ma anche perchè mentre mi godo il mio pezzo di paradiso faccio anche un po’ del bene.
    E quel silenzio che scende quando arriva l’enorme e ingestibile pizza..non si parla, siamo emigranti che stanno godendosi il loro paradiso, le chiacchiere le rimandiamo tra la sfogliatella e il caffè dopo.
    Eccola qua, la mia pizza del cuore, l’immancabile appuntamento il 23 dicembre alle 11,30 là fuori, aspettiamo con pazienza di entrare in quel tondo pezzo di paradiso.

  6. La mattina alla cinque zia Maria accendeva il forno a legna e, quando si era ormai ridotta a carbone, lo “pulizziava” bene bene col “munnulo” (guai a dimenticare di darle i vestiti dismessi per farlo nuovo quando si consumava). L’impasto, fatto a mano con santa pazienza e amore, mentre nella sua televisione in bianco e nero guardava le telenovelas su Rete 4 (ma Grecia Colmenares che fine ha fatto?), veniva fatto lieviare e steso nella “tiana” di ferro…..pummadora rigorosamente fatta in casa durante l’estate con i san marzano dell’orto, sale, olio, aglio e maggiorana fresca (se ci stava fresco..si sostituiva quest’ultima, quasi alla fine, con il basilico). Forno caldo…profumi…sapori..la pummadora che ti sporca il vestitino nuovo…ma che fà…pure stavolta mamma capirà.

    A distanza di anni, soprattutto ora che zia Maria non c’è più, quella pizza rimane sempre la mia “madeleine” personale…la mia pizza del cuore.

  7. La mia pizza del cuore faceva schifo. La preparò mia madre, al forno elettrico, in una grande teglia. Avevo nove anni, era il mio compleanno, era la mia pizza preferita: pomodoro, mozzarella, funghi, prosciutto cotto. Pioveva, la casa era vecchia, il soffitto della cucina gocciolava: sulla pizza, messa a raffreddare. La mangiammo così, molle e immangiabile. Tanto, un mese dopo, avremmo traslocato.

  8. Mah … è facile, anche perchè la pizza fuori casa ho cominciato a mangiarla solo da adulto. Per me la pizza è quella fatta in casa, da mia madre, con il forno elettrico. Condita con il pomodoro delle bottiglie fatte a fine estate (quando i pomodori sono molto maturi), e dei pezzi di mozzarella tagliata a fettine sottili con qualche foglia di basilico, oppure con qualche alice di quelle comprate al mercato del pesce e messe sotto sale, in un contenitore di coccio con un peso sopra.

    Per fortuna ancora oggi, ogni volta che torno al paese, posso gustarla!

  9. Visto che si parla del ricordo della pizza da bambini io ne ho due versioni:

    – Quella piccolina surgelata che infilavi nel tostapane e ti rinfrancava dalle fatiche pomeridiane
    – O quella che mi auto preparavo con cracker, tubetto di pomodoro (che allora ovviamente non sapevo fosse doppio o triplo…) e origano

  10. Da piccolo il nonno mi portava spesso a mangiare la pizza da Alfonso a Materdei.
    In sincerita’, non so nemmeno se esiste piu’ questa pizzeria.
    Prima di uscire di casa, il nonno preparava un cartoccio di alici fresche, pulite e deliscate.
    Arrivavamo alla pizzeria e tutti ci salutavano con l’affetto riservato piu’ agli amici che ai clienti abituali.
    Il cartoccio di alici passava nelle mani del pizzaiolo.
    Ci accomodavamo su sedie dure, di legno, davanti ai tavoli di marmo ancorati al muro.
    Il piazzaiolo non aveva bisogno di istruzioni.
    Gia’ sapeva.
    Preparava delle marinare: pomodoro, aglio, origano e olio.
    E poi ci metteva su le alici fresche prese dal cartoccio.
    Nel tempo di cottura della pizza, anche le piccole alici si cuocevano, regalando al pomodoro quell’ intenso profumo di mare e di sale.
    Le alici nel cartoccio erano tante, e preparava le pizze per noi e per loro.
    Sfornate e servite, ci deliziavamo il palato con quelle pizze.
    Ero un bambino e i bambini hanno solo due tipi di giudizi: mi piace, non mi piace.
    E quella e’ stata sicuramente la pizza piu’ buona che abbia mai mangiato.
    Perche’ era buona di gusto e di cuore.
    Non ho mai visto il nonno pagare per quelle pizze.
    Perche’ quello era uno scambio all’antica, alla pari.
    Il nonno preparava e portava le alici per tutti, il pizzaiolo ci metteva forno e ingredienti.
    Il sapore delle cose e dei gesti di una volta..

  11. Sono sempre vissuta a Roma, ma mia madre è originaria di Frosinone, per cui quando ero piccola ogni 2 settimane nei week end andavamo a trovare i miei nonni, che vivevano in quelle capagne ciociare. Io durante le 2 ore di viaggio dormivo finchè, passando dentro Frosinone, venivo svegliata dalla voce di mia madre che, come raccontasse la favola che tutti conoscono, ma che amano riascoltare all’infinito , ci comunicava felice “ecco, qui quando andavo alle magistrali venivo a mangiare la pizza, perché non scendiamo?”.
    Era un forno, mi sembra, che sfornava la comune pizza rossa, sottile, morbida, coccolosa…a cui…aggiungeva mortadella tagliata in quel momento….un profumo inebriante allora, ed ora una madeleine.
    A volte, me la faccio da sola …eppure se la richiedo in forni – salumerie a Roma mi guardano meravigliati..
    PIZZA ROSSA DA FORNO E MORTADELLA FRESCA…ma perché non la conosce nessuno? Altro che con la pizza bianca…cioè, è diversa..
    Ogni volta che la nomino a qualcuno sembra ch’io stia dicendo una cosa stranissima!!!

  12. Per me,friulana,la pizza non fa parte dei miei ricordi quanto meno di bambina..anzi,era un incubo,mia mamma faceva la pizza in teglia in scatola,ossia acquistava una scatola mix della Catari se ricordo bene a cui bastava aggiungere acqua e olio…usciva una crosta biscottata e unta che ci volevano ore a digerire..

  13. La pizzeria Vittoria, in via Piscicelli a Napoli, quasi 30 anni fa. Una pizza marinara incredibile, mai più assaggiata così buona, un ricordo indelebile. Forse impressa nella mia memoria anche perchè mi ci portava mio padre, le poche volte in cui lo vedevo
    .

  14. Da piccolo ero restio a mangiare qualsiasi cosa tranne che la pizza. Allora i miei genitori sempre preoccuapati mi portavano almeno due volte a settimana a mangiare la pizza e per me era sempre una gioia perchè era un’occasione di festa ogni volta oltre ad essere sempre accolti dai nostri amici pizzaiuoli napoletani di via dei tribunali o del centro. La mia pizza preferita era wrustel e patatine fritte, la riducevo a brandelli, era così buona che riuscivo a lasciare solo il cornicione. Oggi sono grande e ogni volta che ritorno a napoli non posso fare a meno di mangiarne sempre due di pizze. Ovviamente non manca mai wrustel e patatine. Grazie pizzaioli per quella che è la più bella invenzione dell’uomo. La Pizza.

  15. L’ingrediente perfetto non esiste, la ricetta perfetta è impossibile, equivale a voler ricercare la procedura per poter creare la pietra filosofale, ma tutti noi abbiamo nei ricordi qualcosa che ci si avvicina tantissimo.La mia è fatta di: farina integrale, acqua, sale e tutto quello che la vostra immaginazione o la vostra dispensa contiene.Procedura: svegliarsi alle 4,30 del mattino in un freddo weekend invernale, cercando di non fare rumore e raggiungere la Nonna che abita pochi chilometri più giù in riva al mare.Sta già aspettando con tanto di parannanza e maccaturo in testa per non rovinarsi i capelli per la messa della domenica.Pesare e raffinare la farina prima di porla nella madia, stemperare in acqua tiepida il criscito, rigorosamente vecchio di anni e custodito gelosamente. Sbracciassi ed iniziare a mescolare farina, acqua ed un pizzico di sale fino a che non ci si ricopre di farina e la nonna asciuga le gocce di sudore che scorrono copiose dalla fronte, ma soprattutto fino a che lei non dica “Abbasta accussi”. Ricoprire il tutto con una bella coperta di lana di quelle in uso nelle caserme militari ed aspettare che l’aroma del caffè riempia la cucina raccontando gli avvenimenti della settimana e ascoltando il suono d’O ‘Rraù che pappea sul fuoco.Poche ore dopo l’impasto lievitato viene partizionato fino a formare “E’ Palatelle” e nel frattempo la famiglia si è svegliata ed insieme a papà si spacca la legna e si accende il fuoco per riscaldare il grande forno in pietra, mentre e’ femmene sono intente a preparare la pizza usando parte dell’impasto con l’aggiunta di pomodoro e acciughe…a me viene composta a parte, tengo i vizi, deve essere senza aglio. Siamo pronti mio fratello piccolo prende i ruoti e li poggia sulla pala da fornaio di papà e la pizza è in forno, mentre la nonna strepita perché abbiamo infornato senza aver fatto la croce con la cenere sulla porta e senza aver detto manco una AveMMaria. Qualche minuto e si sente il nonno che chiede il caffè, ma gli arriva na bella fetta di pizza calda calda in mano. Non c’é tempo da perdere non bisogna distrarsi, la nonna richiama tutti agli ordini, io e mio fratello prendiamo la madia e la portiamo al forno, bisogno essere veloci e coordinati, il freddo ammoscia il pane e ferma la lievitazione, papà pronto con la pala e nonna e mamma che prendono le palatelle ed in pochi minuti il forno é pieno e viene chiuso con la solita croce di cenere e l’AveMMaria.Un’oretta e la magia è compiuta, le paletelle storte al solito sono quelle di mammà. Il pane caldo viene sfornato e la morte sua é quello di essere intinto int’o’rrau che ormai pappea da ora ed ha assunto un colore scuro scuro.Questi sono gli ingredienti della felicità che hanno reso forte ed unita la mia famiglia.Lo so sono uscito un poco fuori tema e la nonna mi richiama all’ordine, l’ingrediente che non userei mai? Lo trovate poche righe più su….l’aglio.
    Ahh..dimenticavo..queste è uno dei motivi per cui mia moglie si é innamorata di me…il fatto che facevo il pane con la nonna…:D

  16. Da piccoli l’estate iniziava prima, a metà giugno si era già in bermuda con paletta e secchiello sulla riva del mare. Il paese, già piccolo di per se, era ancor meno popolato. Per fortuna a tenerci compagnia c’erano le partite di calcio in tv: i mondiali. Quelle sere, in quel paese di “quattro case e un forno” si andava al panificio ad ordinare la pizza, una mezza teglia margherita. Nell’attesa, l’inconfondibile profumo di farina e il banco pieno di prodotti da forno caldi e fragranti accresceva il mio desiderio di pizza e così mia madre me ne comprava un pezzo. Ebbene si, la pizza era in teglia, si vendeva a pezzi e non a peso, i gusti tutt’altro che stravaganti. Messa “doppia” era comoda per non sporcarsi e riprendere col cartone la via di casa. Al rientro in tv l’inno d’Italia e in tavola patriottismo puro: margherita per tutti!

  17. La pizza di cui vi voglio raccontare non è stata la mia prima e non è stata nemmeno la più buona anzi….a dire il vero è stata tutt’altro che buona…
    Avevo circa 7 o forse 8 anni, non ricordo, i miei genitori hanno sempre lavorato e in quel periodo in particolare ricordo lavorassero entrambi tantissimo: un po’ perché allora di lavoro ce n’era ma soprattutto allora si iniziava dalla gavetta, dagli orari lunghi e dagli stipendi bassi se volevi tenerti il lavoro e far carriera….un po’ perché c’era il mutuo ancora da finire di pagare, c’erano le prime spese importanti di una giovane famiglia: la macchina, il frigorifero, le tende nuove ecc. …e poi perché c’erano due figli: io e mio fratello appunto.
    Era il mese di maggio, mese che in genere pullula di feste e festicciole di compleanno e, almeno una volta alla settimana, mia mamma doveva fare i salti mortali per accompagnarmi a casa di questa o quell’amichetta con il mio bel pacchettino colorato in mano, il sorriso stampato, il vestitino buono e poi, prima di scappare di nuovo al lavoro s’indaffarava a chiedere a destra e a sinistra se qualche altra mamma o nonna o babysitter, gentilmente, le faceva l’immenso piacere di riportarmi a casa perché lei, ovviamente, era di turno… non mi aveva mai turbato più di tanto il fatto che lei e mio padre lavorassero così tanto, anzi, i lunghi pomeriggi solitari a casa erano oramai una piacevole abitudine per me e mio fratello…
    Durante una di queste festicciole in particolare ricordo che ero a casa di una compagna di classe i cui genitori erano evidentemente piuttosto ricchi (la mamma era casalinga e allora una donna che poteva permettersi di stare a casa tutto il giorno era sinonimo appunto di “famiglia ricca” e per di più avevano anche una domestica che mi sembrava fosse filippina), la festicciola procedeva benissimo, c’erano giochi, musica, balli di gruppo e perfino un clown che gonfiava palloncini. Sul tavolone in giardino erano posate un esercito di ciotole, ciotoline, vassoi, piatti e piattini carichi di patatine, cioccolatini, marshmallow, caramelle gommose, popcorn, biscottini e poi litri e litri di chinotto, aranciata, spumador…insomma, il paradiso di tutti i bimbi (e dei loro dentisti).
    Ad un tratto la mamma della festeggiata, che ci aveva fino ad allora sorvegliato, sparì per una decina di minuti e quando tornò portava un’enorme teglia di pizza che con orgoglio chiamò: “la mia pizza!” e, come poi ci disse la festeggiata, l’aveva preparata la sua mamma e lei l’aveva aiutata. Beh, assaggiai quella pizza, una normale margherita: non era cattiva, non era nemmeno eccezionale ma l’abbiamo comunque finita tutta in un attimo… però non è questa la pizza di cui vi voglio raccontare.
    Lì per lì non diedi importanza a quella pizza ma tornata a casa la sera iniziai a pensare non tanto alla pizza ma a chi l’aveva preparata e come l’aveva preparata: cercai di ricordare quando io e la mia mamma avevamo cucinato insieme l’ultima volta…non mi venne in mente nulla, forse perché non c’era nulla da ricordare…mi rattristai…e più pensavo a quella pizza più mi sentivo male…ma a mia mamma non lo avrei mai detto, nossignore, lei aveva altre cose più importanti a cui pensare che “fare una pizza con me…”.
    Io non le dissi nulla, ma lei se ne accorse comunque (ah, le mamme!) e con discrezione indagò presso mio fratello, le mamme delle mie amichette, mio padre e chiunque le capitasse a tiro…fino a che qualcuno non nominò “quella pizza…”.
    Era un sabato pomeriggio, mia mamma era al lavoro e mio padre era via per un convegno, entrambi sarebbero tornati per sera…io e mio fratello stavamo facendo un pisolino dopo i cartoni del pomeriggio, quando ad un tratto venni svegliata da un tramestìo in cucina: mia mamma era tornata prima e stava tirando fuori dalle buste del supermercato farina, mozzarella, salsa di pomodoro… mi vide ed esclamò: “giusto in tempo! Lavati le mani e vieni ad aiutarmi che oggi facciamo la pizza!”.
    Non so che ricetta abbiamo seguito, che dosaggi abbiamo fatto, quanto lievito abbiamo usato, quanta farina, sale o olio…però quando abbiamo messo quella enorme palla biancastra vicino al termosifone a lievitare, ero convinta che quella sarebbe stata sicuramente la migliore pizza della mia vita…
    Ok, volete sapere alla fine com’è venuta quella pizza? Beh, la pasta dopo 4 ore non era lievitata, nello stenderla (col mattarello ovviamente) l’abbiamo riempita di buchi , forse abbiamo anche messo troppo olio, non ricordo, però ricordo che era salatissima e i bordi si erano bruciati…. Ma soprattutto ricordo che quella notte abbiamo avuto tutti e quattro un gran mal di pancia!
    Però non me n’è importato e non me ne importa tutt’ora nulla, quella era e resterà per sempre la pizza più buona che abbia mai mangiato!

  18. Ai racconti più belli in regalo una pizza:

    Carmela + 3
    Alessandro + 1
    Gius + 1
    Ilaria + 1

    In pizzeria dovete semplicemente comunicare il vostro indirizzo mail che avete utilizzato e specificare Scatti di Gusto racconto della pizza.

    • Se scrivete: “ai racconti più belli in regalo UNA pizza”, la traduzione é che ci saranno 10 vincitori e non 4 più amici e parenti. Mah….

    • ciao! grazie mille! volevo chiedere due cose, c’è un limite di tempo per utilizzare questo “regalo”? e poi, si può utilizzare anche presso la futura sede di Milano? grazie 🙂

  19. Effettivamente,dovrebbero esserci 10 vincitori, gli eventuali commensali dovrebbero pagare a parte…altrimenti la prossima volta scriverò Andrea +9…

  20. 10 persone perché abbiamo pensato che andare insieme è più bello. Nessuno ha scritto +1 o +9.
    A Carmela abbiamo assegnato + 3 per il racconto corale ma non abbiamo idea se ci va con 1 o 10 amici perché non sappiamo chi sia.
    Nessun “amici e parenti”: qui non funziona.

  21. Forse avete la famosa “coda di paglia” perché il mio “amici e parenti” sta a significare che inevitabilmente le persone a cui avete assegnato il premio andranno con amici e parenti;non credo che i +1 o i +3 sono sconosciuti che incontreranno davanti la pizzeria. Nessuno mette in dubbio che andare insieme è più bello ma andare insieme è un conto, andare da vincitori senza aver partecipato è un altro.
    Cari amici, così non funziona.
    Ammettete la scorrettezza.
    Io a perdere ci sto se si gioca pulito. Avete sbagliato a non mettere le cose in chiaro se questo era il vostro modo di assegnare i premi.

    • “Gino Sorbillo e Scatti di Gusto regalano 10 pizze a chi racconterà la sua pizza del cuore (e regaleranno soprattutto una corsia preferenziale per saltare la lunghissima fila, vero ostacolo a una delle pizze più buone di Napoli)”.
       

      10 pizze, Miriam, che in teoria potevano andare a una sola persona. Un regalo, nessun vincitore, zero scorrettezze.

  22. Buongiorno, innanzitutto grazie per il premio.
    In secondo luogo, mi piacerebbe guardassimo la cosa da una prospettiva un po’ piü ampia: si sta discutendo e litigando sul fatto che sono state assegnate 3 pizze anziche’ una e accusando di scorrettezza e non so che altro. Se stessimo parlando di un concorso con dei premi in denaro o altro valore piu’ importante, posso capire la necessita’ di un regolamento scritto che dettagli ogni singolo punto.
    Ma stiamo parlando di un articolo di un blog dove per fare qualcosa di diverso, si sono messe in paio pizze, a Napoli per giunta! ogni pizza vale 3 euro, massimo 5.
    Personalmente non comprendo il livore. A Napoli avevamo la bella abitudine di lasciare il caffè sospeso. Ebbene Miriam con piacere ti cedo una pizza sospesa, se è questo il tuo problema.
    Saluti

    • Carmela, probabilmente lei non ha compreso il senso dei miei commenti perché ha visto il tutto da un punto di vista economico. Si goda il premio e non pensi ad altro perché io ho discusso le modalità e non i “vincitori” o assegnatari delle pizze (se preferite chiamarlo così). La pizza sospesa la lasci a chi ne ha bisogno e per fortuna non è il mio caso.

  23. Salve ,non so se é ancora in corso comunque ci provo.
    Sono Raffaele da SMCV
    Ammiro molto il signor Sorbillo, per il semplice fatto di aver trasformato una sua passione in un lavoro che importa oltre a introiti anche fama e ammirazione.
    Io sono nato in una famiglia di pescivendoli,e all’età di 14 anni sono dovuto andare a lavorare per portare il pane a casa .
    Il mio sogno da bambino era quello di diventare pizzaiolo ,si perché da piccolo rimanevo incantato da quei dischi di pasta che danzavano e volavano tra le sagge mani di quei mastri pizzaioli.
    Purtroppo con la crisi che c’é il lavoro scarseggia di concorrenza ce ne sempre più così qualche tempo fà decisi di fare le valigie e andarmene da mio cugino in Friuli per trovare lavoro.
    Subito mi misi a girare per ristoranti e pizzerie e dopo nemmeno un giorno mi chiamarono.
    Iniziai a lavorare come aiuto pizzaiolo.Subito mi trovai a mio agio ,subito capii che era quello che avevo sempre voluto, quello che avevo sempre desiderato e che purtroppo mi era stato sempre negato.
    La mia pizza del cuore é nata proprio così un giorno per caso.
    Iniziai che non sapevo neanche dove mettere le mani ma con pazienza determinazione e voglia di imparare iniziai il mio cammino verso un mondo che mi affascinava e mi affascina sempre più l’arte bianca.
    Perché uno che non é pizzaiolo può pensare un pò di acqua e farina ed é fatta !
    Invece ci sono tanti piccoli accorgimenti che uno nemmeno immagina
    Io paragono la pizza ad un pianoforte
    Tutti sono in grado di comporre delle note e di fare della buona musica
    solo alcuni però sono in grado di comporre dei capolavori.
    La mia pizza del cuore é quella che compongo con le mie mani ,con la voglia di sperimentare nuovi impasti,
    realizzandola con prodotti semplici e genuini ,solo cosí almeno per un giorno sogno di tornar bambino.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui