Vi piace la nuova Cucina Italiana di Condé Nast?Tempo di lettura: 3 min

anteprima_editoriale_aprileHo ricevuto a casa, a Parigi “La Cucina Italiana”, numero di aprile. La sfoglio, una pagina dopo l’altra. E inizio a farfugliare qualche frase a mio marito: “Cosa succede?”  

Torno indietro e leggo l’editoriale. Avevo dimenticato l’acquisizione da parte di Condé Nast. Da questo numero la rivista porta la firma di Ettore Mocchetti, ex AD, Condé Nast Traveller. Anna Prandoni diventa direttore esecutivo, con la novità di Fiammetta Fadda, contributing editor.

Si parla di sinergie, grafica più chiara, aggiungere al palinsesto nuovi argomenti ed emozioni. Nella foto, il nuovo direttore Mocchetti, elegantissimo con colletto all’insù, ha in mano degli spaghetti crudi e Fiammetta Fadda, illuminata da un filo di perle, festeggia con  un bicchiere di prosecco e brandisce una frusta (ehi, art director, non so quanto utile nel nel caso di un piatto di spaghetti).

Il nuovo corso salta all’occhio prepotentemente nel servizio “Un pranzo con gli amici”. Mi sembra di sentire il fotografo dare indicazioni: fate finta di bere! Faccia finta di versare dalla brocca! Faccia finta di appoggiare i cannelloni sul piatto! Lei sorrida mentre lui fa finta di servirla! 

E se tutti fanno finta, anche il cibo diventa finto, senz’anima.  E’ come se i sapori, i profumi fossero stati inghiottiti dalle sinergie. Ditemi che è uno scherzo! Perché interrompere il lavoro di Anna Prandoni , che negli ultimi numeri era riuscita nell’impossibile esercizio di dare modernità, freschezza ed autenticità ad una rivista, già tanto maltrattata dopo l’uscita di Paola Ricas?  

cucina italiana chef cucina italiana pesce

Forse bisognerebbe ricordare che La Cucina Italiana non è una rivista d’arredamento:  i nuovi contenuti sono “Milano capitale del design” con ovviamente ricetta della cotoletta e “Lo chef incontra il design”. Ma ci sono i fratelli Castiglioni e un titolo un po’ già visto che nemmeno uno studente di architettura proporre come tesi di laurea. 

Le sinergie continuano nel servizio “In viaggio”: a un servizio già pronto non serve altro che aggiungere delle foto di ricette “norvegesi” preparate in redazione.

cucina italiana ricetta

Ecco, le ricette della redazione che erano il cuore della rivista? In fondo alla rivista, forse un po’ troppo relegate a un ruolo di secondo piano.

C’era anche una rubrica  sfiziosa chiamata “Massaie Moderne”: cultura, tradizione, riscoperta degli archivi.  Ora ha un titolo un po’ più  trendy: “Ieri e oggi”.

Non so, sono spaesata. Qualcuno potrebbe ribattere che sarebbe meglio aspettare e valutare. Altri vorrebbero sottolineare che le prime impressioni sono quelle che contano.

la cucina italiana

Di fatto il numero che avrebbe dovuto farci svenire dall’emozione mi appare un po’ confuso. Avverto la mancanza di sapori, profumi, cultura gastronomica. Non vorrei che fosse una  rivista  vecchia, “agée” come dicono qui a Parigi. E che cerca di rifarsi il trucco con le creme delle pagine iniziali che io preferirei vedere uscire da un pentolino sul fuoco.

Ma forse sono troppo conservatrice e voi avrete già individuato i rimedi anti età di questa signora in edicola da ben 85 anni.

[Maria Greco Naccarato]

12 Commenti

  1. IDEM: l’ho sfogliata in edicola e deciso di non comprarla (quando di solito per me è un must), senza rendermi conto del fatto che ci fosse stato un cambio di proprietà… Speriamo raddrizzino il tiro.

  2. Anche a me non è piaciuta…speriamo si aggiusti il tiro perché è una rivista alla quale sono affezionata, la compro da vent’anni quindi praticamente da sempre visto che ne ho 45(!) e ho resistito a vari cambi di grafica e direttori non sempre apprezzati. Mi sa che stavolta capitolo e passo avanti..:-(

  3. Basta l’incipit:
    “Nella foto, il nuovo direttore Mocchetti, elegantissimo con colletto all’insù”
    elegantissimo staceppa. Mavalà!!! (cit. Ghedini).
    Non voglio essere così inelegante da ricordare l’età del personaggio, ma per Giove Pluvio, alla tua età il collettino rialzato come un gGiòfane dell’eppi auar metropolitano.
    O forse è il dress code moderno per una cena elegante?
    Mi sanguinano gli occhi al guardarlo, e in quanto alla rivista:
    “ricordiamola così come era”.

  4. in genere condenast fa cose bellissime….
    vado a prenderla in edicola e vediamo se mi piace

    io sono nostalgica di grangourmet, magari la Fadda ripropone qualcosa

  5. Viola: Grand Gourmet era una signora rivista. Di altro genere, di un genere tutto suo. E alla fine è giusto che sia finita con il suo creatore, oimè troppo presto.
    Ma temo che se conti sulla Fadda per ricreare quello che fu, ne sarai amaramente delusa. Nessuna nostalgia per i “bei tempi che furono”, Iddyo me ne scampi. Semplice constatazione del fatto che i tempi nostri sono diversi, e anche il prodotto deve essere necessariamente diverso se vuole interpretare i tempi nuovi.
    Ma questo, scusami. non può avvenire ribaltandosi un colletto per scimmiottare il look da ggiòfane; manca solo la sciarpa trendy arrotolata al collo, come si vede fino in spiaggia…

  6. Sono d’accordo un po’ su tutto quello che si legge nell’articolo… “La Cucina Italiana” non è una rivista di arredamento: per quello c’è altro. A chi legge(va) “La Cucina Italiana” non frega nulla di borsette costosissime e di creme di bellezza: per quelle c’è altro. Ne “La Cucina Italiana” dovrebbero esserci ricette e ancora ricette, tutte perfettamente spiegate e di sicura riuscita: la famose ricette della Redazione, oggi relegate dalla 120esima pagina in poi, dopo happy dinner e vecchi designer… Di critiche come colore che mi hanno preceduto è abbastanza pieno il web. Vorrà pur dire qualcosa: a mio parere chi vuole “altro” (= tendenza, arredo, ricette circumcirca & affini) non ha che l’imbarazzo della scelta: in edicola prolifera di tutto ! Ma chi era ben abituato a ricette perfette e originali(e a foto e piatti goduriosi) e anche a imparare a cucinare… mi sa che resterà (come me) un po’ deluso….

  7. Grazie Maria Greco Naccarato!! Grazie di avere detto quello che è talmente evidente che è strano non abbia suscitato più critiche. Ma vogliamo parlare del sito? Semplificato al massimo, ridotto il numero delle ricette. Faccio solo un esempio della perdita di qualità: prima ogni ricetta (ogni) aveva alla fine un vino d’accompagnamento. Adesso ovviamente è sparito. E si potrebbe continuare: la possibilità una volta registrati di farsi la propria playlist di ricette, i minivideo di scuola: tutto sparito. Addio. mi rivolgerò ad altro e spero lo facciano in molti.
    Stefano

  8. Buona sera sono una cuoca con trentanni di esperienza , lego volentieri la vostra rivista .
    E le conservo tutte, tempo fa mi sono permessa di mandarvi una mia ricetta.
    Mi sono sentita orgogliosa é felice mi permetto di dirvi se posso mandavi altre ricette ne sarei felice.
    Siete un esempio di coltura culinaria di cucina italiana
    Distinti Saluti

  9. Sono o forse ero un affezionato lettore de “la cucina italiana”,
    Non ho apprezzato il cambiamento della rivista e tantomeno quello del sito.
    Per fortuna mi resta una buona collezione di varie annate della gloriosa rivista da cui attingere idee e spunti per le mie ricette.
    Grazie comunque,
    Manilio Ambrosini

  10. Compro La Cucina Italiana dal 1989 …non ho perso un numero li ho tutti, con il numero di dicembre completo la raccolta e non lo compro più!
    Sono profondamente delusa, hanno dimezzato le ricette, sono concentrati solo sull’aspetto fotografico , c’è molto disordine grafico.
    Inaccettabile una rubrica che parla di luoghi e città senza una ricetta ben descritta. Quattro pagine per dire che “è nata una frolla”???

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