Una cena alla Pergola è sempre una grandissima esperienza. Forse per gli appassionati più incalliti, coloro che girano molte tavole alla ricerca di forti emozioni, di colpi d’ala, di originali ed intriganti proposte, non è l’esperienza più entusiasmante“.

Suona un po’ come non troppo velata critica al ristorante per eccellenza, all’Olimpo dei gourmet, al tempio dei fan di Heinz Beck, chef teutonico che ha saputo innestare i caratteri mediterranei sul tronco robusto del suo rigore di ricercatore in (altissima) cucina.

La frase, ad effetto lo confesso, è di Passione Gourmet che ha recensito l’unico ristorante tre stelle Michelin di Roma.

Sfera Heinz Beck

Non è di Scatti di Gusto perché sembra che tutte le volte che gli editor abbiano incrociato un piatto, un pranzo o una cena “che ti emoziona sempre” dal sommo Heinz siano rimasti sempre folgorati. Anche nel ristorante stagionale, la musica è più o meno la stessa.

Ma non è il merito della recensione che interessa anche se mettere “Una cena alla Pergola” e “non è l’esperienza più entusiasmantenella stessa frase non è cosa di tutti i giorni.

Interessa di più la firma della recensione che non è di un singolo autore del sito ma è di Passione Gourmet, ovvero “Sotto questo cappello raccoglieremo tutte le recensioni di amici autorevoli che decideranno di contribuire alla nostra causa raccontandoci le loro esperienze, ma senza per questo diventare recensori stabili del nostro gruppo”.

Il dubbio serpeggia nei commenti su Facebook.

Allan Bay fa notare che “Se l’autore è un amico autorevole, perchè svilire quanto scrive con l’anonimato alla Trip Advisor? E, Antonio, se l’autore non fa parte del gruppo dei recensori stabili, che però si firmano, a che titolo cooptarlo in maniera così irrituale nel gruppo? PS Una precisazione, per me l’anonimato è il male assoluto, sia nelle lettere anonime di una volta più che mai quando diventa la norma come in molti siti (e PG non è fra questi). Se non hai il coraggio di firmare quello che scrivi, quello che scrivi vale molto poco”.

Roberto Bentivegna, uno dei componenti del Comitato Editoriale di Passione Gourmet, spiega la posizione del sito: “È una cosa che fanno anche su IG fin dalle origini e che abbiamo deciso di fare anche noi in selezionatissimi casi. Ma dirò di più, per come stanno le cose oggi all’interno di PG noi potremmo anche far uscire tutte le schede a firma PG e poco cambierebbe. Perché non è un Roberto Bentivegna qualunque che nel corso degli anni ha saputo conquistarsi la fiducia del pubblico (piccolo o grande che sia) ma tutta Passione Gourmet; e non esce scheda senza che questa sia ampiamente discussa e condivisa da tutti il comitato. Quindi, per fare un esempio, in un pezzo scritto da me c’è molta più Passione Gourmet di quanto ci sia RB”

“Roberto fidati”, è ancora Allan Bay a commentare, “un “articolo” firmato vale, di più o di meno in funzione di chi firma e di dove è stato pubblicato. Lo stesso articolo “non firmato” vale molto, molto, molto di meno. Questo se non sei l’Economist, ovviamente…”

Visintin

Non so voi, ma secondo me un sito ci mette la faccia e la credibilità anche se firma collettivamente o in maniera quasi anonima. E ciò sia se si tratta di una recensione piuttosto che di una “breve”.

Anche perché, converrete, il critico più famoso e credibile della blogosfera è rigorosamente anonimo.

O forse ha ragione Allan Bay che vorrebbe un volto per ogni firma, editor, critico o autore che dir si voglia.

sfera frutti rossi

Ma io non mi posso pronunciare perché già mi aspetterei feroci critiche del tipo “guarda da che pulpito viene la predica”.

E allora mi limito a segnalare e a raccogliere i vostri commenti. Commenti, ho detto, non insulti. Mica siamo su TripAdvisor e non vorrei che si accentuasse “questa sorta di sensazione di incompiuto finale”.

P.S. Se non avete notato il voto di PG è 17/20: bassuccio, non trovate?

7 Commenti

  1. Onore al merito di chi ha gusto e si può permettere almeno una cena all’anno da Beck!
    Io non ci vado da anni e il budget per le mie cene tristellate lo dedico a Bottura o Crippa (o all’estero): ci sarà un motivo?
    L’ho sempre trovato impeccabile, e mai emozionante.

    Però, volendo discutere a livello “meta, non lo so se non firmare l’articolo, da parte di PG, sia la scelta giusta.

    E comunque hanno bevuto Richebourg 1999 di Dominique Laurent: la Pergola saprà benissimo chi è (o chi sono), quindi, non avendo omesso quel dettaglio, non vogliono essere anonimi per la Pergola.

  2. In teoria il Visintin mascherato che si presenta agli eventi potrebbe essere diverso dal, o dai, Visintin che assaggia e che nessuno conosce!

    • Gentile Guardiano: con la tua domanda stai ponendo un problema ben diverso, e a mio avviso più serio: cosa è Anonimato nell’ epoca del web, della comunicazione turbo-rock 2.0? Perche io, o MVM, siamo quelli che ci presentiamo in pubblico dichiarando di essere noi stessi?
      Se il punto deve essere questo, mi sembra che la precisazione sia più che corretta: non è solo Economist a pubblicare senza firma, ma anche quotidiani più o meno autorevoli, o che pretendono e dichiarano di esserlo, talvolta usano esattamente l’artificio del non-firmato. Se PG si assume la responsabilità autoriale del pezzo, davvero non vedo il problema. Se non per una disquisizione di natura ontologica sul tema dell’anonimato, interessante come una disputa teologica tra domenicani… 🙂

  3. L’Economist è citato da Allan Bay, ma chiaramente è allargato a tutti i media che ne fanno uso.
    Sul web vedo che con la firma collettiva si passa dalle notizie ritenute di poco conto alle pubblicità passando per le scritture a più mani o alle classifiche.
    L’anonimato a volte spinge a dire cose che altrimenti non si direbbero mai. Cose interessanti, intendo. Se c’è qualcuno, testata, sito o blog che se ne fa garante perché mai bisognerebbe dire no all’anonimato del “singolo”?

  4. Vincenzo, ma Scatti di Gusto “si fa garante” dei commenti anonimi che pubblica? Altra domanda. Ma perché Paolo fa un commento anonimo?

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