Miracolo a Milano/50. Mangiare all’aperto al Chiostro con sgagnini a 8 €

Tempo di lettura: 4 minuti

I Chiostri Alfieri San Barnaba

“Ciao! Cosa ci fai qui? Vai a cena da Andrea?”

Miracolo a Milano: incrocio il mio amico Totò (già compagno di scorribande “foodie” alla ricerca di un “miracolo” gastronomico), evidentemente tornato in città, nei Chiostri di San Barnaba.

L’ex-convento diciamo del Seicento ora è uno spazio per eventi incontri mercatini (Popogusto) e ristoranti.

Nel primo cortile è aperto Il Chiostro di Andrea, locale che vede il ritorno di Andrea Alfieri (e, non dimentichiamola, della fedele Roberta Zulian) a Milano.

Andrea Alfieri

Partito dopo la chiusura del Sempione 42 (è lì che l’ho conosciuto), approdato al Majestic di Madonna di Campiglio, quindi rientrato a Milano dove ha curato i menu dell’Osteria Brunello e del Bento, per poi soggiornare alla Macelleria Motta a Bellinzago, dove a quanto pare il menù a forte impronta carnivora gli andava un po’ stretto. E ora qui, ad aggirarsi tra i Chiostri.

Reduce da un evento-cena fuori-Expo per l’Abruzzo in uno dei cortili dei Chiostri, per me abortito (invito per le 19, alle 20:10 c’erano cinque o sei persone sedute, e nessuno che mi dicesse ciao, chi sei, cosa vuoi?). Me ne stavo andando, quando vedo appunto Totò, che mi convince (ok, avevo già deciso da solo, ma insomma) a cenare da Andrea. Invogliato anche dalle anticipazioni lette qualche tempo fa proprio qui su Scatti di Gusto.

“Ma a cosa ti servono le anticipazioni! Ci sono qua io, so tutto quello che c’è da sapere!”

Ma…

sgagnini

“Niente ma! Ecco, questo è il menù: come vedi, la proposta è articolata in sgagnini, vale a dire ‘morsi’, ‘bocconcini’ – sai, è milanese…”

Anch’io sono milanese, se è per questo – e comunque è un termine genericamente nordico. L’idea riprende un po’ le tapas spagnole, rivisitate sulla scia di quanto fatto recentemente qui sui Navigli al Rebelot: proporre una serie di piattini in porzioni un po’ superiori alle tapas, con preparazioni originali, in modo da comporre un menù adatto a pranzo, cena, aperitivo, cocktail, «basate su un concept preciso – dice Andrea –: solo ingredienti e preparazioni lombarde o del nord Italia, visti i miei trascorsi alpini; al posto del gamberi di Mazara del Vallo il pesce di acqua dolce, che in Lombardia sarebbe tradizione, invece ormai è introvabile».

E allora diamo un’occhiata al menù – “Io ti consiglio gli spaghettoni e la lingua e il salmerino e…” – che per gli antipasti prevede due taglieri, di salumi (Marco D’Oggiono) e di formaggi, a 15 €. Oppure, gli sgagnini, a prezzi variabili da 8 a 12 € l’uno. O in due menù degustazione, con un tris di sgagnini a scelta a 24 € oppure con un pokerissimo di cinque sgagnini a scelta dello chef a 40 € – “Che è quello che sceglierai tu, immagino”.

Esattamente. In apertura, “Potremmo definirlo uno pre-sgagnamento” (sì Totò), una tartelletta con crema di zola clementina e funghi sott’olio, una quiche alle verdure, una tartina con una spuma di vitello tonnato.

crema piselli gamberi

A seguire, Crema di piselli, gamberi crudi, polvere di liquirizia, burrata, melone. “Magari la crema resta un po’ debole, non trovi?” Non lo so: l’insieme però sta insieme benissimo, e questo mi sembra un’ottima cosa.

crema asparagi

A seguire, Crema di asparagi, tuorlo d’uovo croccante, caviale di tartufo, tè affumicato: un altro insieme che regge molto bene – come osserva Totò, “Unire uovo e asparagi e uovo e tartufo sono un voler vincere facile…”, ma non è solo questo: è anche saper raggiungere un equilibrio.

tartare manzo

Tartare di manzo con nutella di foie gras porcini e panettone. “Diciamolo: il panettone è una moda, su.” In parte è vero, certo: ma se ce ne fosse stato un po’ di più, avrebbe aggiunto qualcosa a un ottimo piatto.

spaghettone burro alpeggio

Lo Spaghettone di monograno matt Felicetti, burro d’alpeggio, cenere di cipolla e ristretto alle nocciole – una bellezza a vedersi, e una grazia inaspettata al palato. Da bis.

lingua

“Come la lingua, no?” Come la Lingua di manzo rosolata leggermente, con salsa verde, gelato alla senape, cialda di mais. Un filo di salsa verde di troppo nel piatto, magari, ma la si mangia con gusto anche da sola – certo, con un altro pezzo di lingua, meglio. “Tanto, è buono anche il pane.”

Il tutto, con un bicchiere di Saignè Della Rocca Cruasè Conte Vistarino – “Mi piace il Cruasè!”. La carta dei vini, a occhio, presenta etichette diciamo del nord: in linea con le intenzioni di Alfieri sul menù genericamente “locale”.

meringa

E il dolce: Meringa al limone, latte cotto alla vaniglia, frutti rossi – secondo Totò, “una poesiola” – secondo me, ottima (se non sbaglio, è Roberta che si occupa della pasticceria: brava brava brava).

Assemblaggi calibrati, attenzione ai singoli ingredienti, al territorio, idee, una formula simpatica, quella degli “sgagnini”.

“Quando veniamo a sgagnare quelli che restano?”

Presto, direi. Anche perché l’ambiente dei Chiostri, d’estate, nel chiostro proprio, è l’ideale per una serata tranquilla all’aperto. “E gustosa.” E gustosissima.

Il Chiostro di Andrea. Via San Barnaba, 48. Milano. Tel. +39 025466494 

[Immagini: Facebook, iPhone Emanuele Bonati]

2 Commenti

  1. Amo moltissimo i Chiostri di San Barnaba. Inevitabilmente seguirei a ruota Emanuele, con morsi su misura. Sono la donna delle micro-porzioni e mi sembra corretto l’approccio a tutti i tipi di appetito.

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