2016, l’anno in cui Davide Scabin perse una stella Michelin e molti la testa

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je suis charlie

In principio fu #JeSuisCharlie un grido in difesa della libertà di stampa lanciato per primo dal giornalista francese Joachim Roncin -all’indomani dell’attentato terroristico alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo- e dal suo account cinguettante retwittato praticamente all’infinito (oltre 5 milioni di volte) in ogni angolo del mondo.

Oggi, rapidamente dimenticate le vittime della libertà d’espressione, c’è un altro hastag che impazza nel web #JeSuisScabin.

je suis scabin

Eccolo, per la gioia degli internauti più determinati e battaglieri: un grido in solidarietà di un’altra vittima, caduta per mano degli ispettori della più temuta delle guide gastronomiche, la Michelin.

Davide Scabin

Si tratta di Davide Scabin, fascinoso padrone di casa del Combal.Zero, che invece di vedersi appuntare in petto una nuova stella, se n’è vista addirittura tagliare via una, andando, di fatto, ad ingrossare le fila di quell’esercito di monostellati (circa 300) che pure tanta gioia regalano agli italici palati.

Omino-Michelin-braccia-conserte

Voci non confermate dicono che la decisione dei rossissimi ispettori sia da riferirsi al debito che lo chef ha con la proprietà del ristorante (oltre 200.000 euro) e nulla abbia a che vedere con fassona al camino o lasagne spaziali.

Scabin-fassona-camino-2-Cena-Festa-a-Vico-2012

Ma quale che sia la ragione di tale inammissibile declassamento (ecco, appunto, qual è?), il popolo della rete ha deciso di stringersi a coorte intorno ad un deluso ma non vinto Scabin, e lanciare un hashtag che, con tutto il rispetto per il talentuoso chef, è abbastanza imbarazzante, ma soprattutto è vergognosamente irrispettoso per le vittime dell’attentato parigino. Un hashtag che racconta tutta la mediocrità di un popolo social che, parafrasando un vecchio proverbio, ‘attacca l’hashtag dove va il padrone’.

Davide-Scabin-spaghetti-IG-2013

Dalle Alpi alle Piramidi è tutto un #JeSuisScabin, contro la violenza perpetrata ai danni di un maestro della cucina italiana, a lanciarlo un maitre à penser della nostra gastronomia, Bob Noto, trasformatosi in una manciata di minuti da pregiato foto-giornalista a pastore di un popolo bovino che parla di lobby, complotti, gastromafie, invocando che giustizia –social- sia fatta, con gli stessi strumenti utilizzati lo scorso 7 gennaio, quando a mietere vittime, morti veri, erano i terroristi e non gli ispettori della guida Michelin.

cyber egg ristorante museo

Nulla contro il maestro piemontese –al cui ristorante pure ho mangiato annegando nel fascino del Cyber Egg già nel 2008, – penso però che forse, prima di ingaggiare la guerra dei cancelletti un paio di domande bisognerebbe farsele.

Voi che ne dite?

17 Commenti

  1. Dico che hai ben detto con equilibrio e ragionevolezza, Sarah. Quell’equilibrio e quella ragionevolezza che evidentemente è venuta a mancare a tanti, troppi.
    Spero che presto ricomincino le sfilate di moda, e tutti questi conigli mannari da tastiera si trasferiscano laddove meglio può esprimersi la loro nullezza: l’infinito spazio dei féscionbloggher.

    • grazie paolo.
      onestamente credo, così come dice l’irraggiungibile eco, che internet ha dato davvero diritto di parola agli imbecilli (a me per prima, beninteso). va da sè che ciascuno ha diritto ad esprimersi,c’è posto per tutti. però episodi come questo impoveriscono di valore, le prese di posizione serie, vere, giustificate da sangue e vittime.tutto qui.

  2. “I vignettisti di Charlie Hebdo sono morti proprio per difendere il loro diritto di essere “vergognosi, volgari e irrispettosi” nei confronti di chiunque.” #JeSuisCharlie

  3. Se sono d’accordo nel criticare l’eccessiva presenza di prefiche scabiniste (uso il femminile perché tali sono le lamentatrici professioniste ai funerali, mi sembra cioè che non siano previsti “prefichi” maschili), non sono sicuro dell’intoccabilità dello #jesuis…
    Appunto perché si è usato per Valentino Rossi, e forse in altri casi.
    E perché forse anche quelli di Charlie Hèbdo non avrebbero obiettato.
    E perché una volta in tv c’era una pubblicità con Catherine Deneuve che si voltava uscendo da un’auto con sguardo seducente e (mi) diceva “Oui – pausa sensuale – je suis Catherine Deneuve”.
    Le vere #domande forse sono altre: l’attendibilità delle guide (tutte), la credibilità dei giudizi, e soprattutto la chiarezza delle motivazioni.
    Ammiro moltissimo Scabin, come peraltro Wicky Priyan, che di stelle non ne ha avute.
    Mi piacciono meno altri cuochi che la stella l’hanno ricevuta, e altri ancora aspetto che la ricevano in modo da poter dire #iolodicevodamo’ – e questo indipendentemente dalle guide, che mi aiutano a orientarmi e ad approfondire, ma che non sono mai a tavola con me.

  4. I nostri cuochi sono diventati come i nostri calciatori: a parole dicono di non guardare le pagelle e poi – quando non sono buone – se la prendono con i giudici, il sistema, i media. O si accetta il meccanismo in toto, sperando ovviamente che sia il più preciso possibile,o non si piange quando si scende di un gradino. Esemplare quanto detto da Maida Mercuri e Vittorio Fusari, la coppia del Pont de Fer: “Giusto così, da domani si lotta per riprenderci la stella”. Se il gruppo del Combal.zero si metterà sotto, ha tutte le carte in regola per tornare tre stelle in dodici mesi. Quanto alle prefiche, in molti casi, rileggere sempre S. Agostino: prega per comprendere

  5. Quando Bob Noto ha preso in uso una frase importante lo ha fatto sicuramente sapendo quello che voleva suscitare, lo ha pure reso noto…. Bob Noto.
    Non si tratta di punire uno chef, se si guardano le cartelle esattoriali, o i conti interni molti ristoranti dovrebbero solo abbassare la testa e la saracinesca purtroppo.
    Si tratta di osservare una fotografia gastronomica, e girando per il Piemonte ne rimane punito il cliente della rossa. Colui che ha fatto un cambio di gomme o l’acquisto della stessa, non torna non quadra non si rispecchia, non tornano i paragoni, “non li amo ma li fanno” li c’era una storia, un coraggio, una missione, un disegno, una lucida follia forse. Tutto questo aveva un nome “avere le palle e spesso avere le palle ci lasci la pelle” è più povero un territorio, sono stati scippati i clienti della rossa. Ma spesso i clienti sono intelligenti, lo spero, me lo auguro, e lo auguro pure a loro… alla Rossa che sempre bella è ma oggi un filino più sfocata.

  6. Bob Noto ha un solo merito, quello di aver ridato slancio ad una notizia insignificante:
    il declassamento ad 1 stella di Scabin(o)(v. post di V.M.Visintin).
    Notizia che si potrebbe commentare con il classico “echissenefotte”.
    Per darle slancio, il fotografo ha usato una tecnica indecente che ha provocato un doppio effetto:
    1 il sussulto del popolino “conformista” dei social.
    2 e l’indignazione di alcuni: da Leonardo Romanelli(v blog) a V.M.Visintin(v blog). E perfino Lady Coratella di Dagospia si è indignata.
    Anche il post di Sarah Galmuzzi va in questa direzione (punto 2).Ed io l’ho apprezzato molto, se penso, anche, al fatto che i blog sono per l’80 %
    1 “frivolezze” e 2 “marketing”.
    Leggere ogni 80 post un articolo più serio, che esprime considerazioni meno “effimere” e cariche di valori può sconcertare qualcuno: a me fa piacere.
    .
    Come accennavo, nel punto 1, il post, secondo me, centra il suo bersaglio principale, che non è il fotografo.
    Bersaglio che può sfuggire all’osservazione, perché il post si occupa maggiormente dell’ indecente…”Je suis Scabin”.
    Ed il bersaglio è il “CONFORMISMO” dilagante, ormai sul Web.
    Vari sono gli articoli ed i libri che trattano questo tema, specialmente in relazione ai social network.
    Paolo ha dato corpo, con parole efficaci, a questo popolino conformista:
    “Spero che presto ricomincino le sfilate di moda, e tutti questi conigli mannari da tastiera si trasferiscano laddove meglio può esprimersi la loro nullezza: l’infinito spazio dei féscionbloggher”
    .
    PS
    Sarah G, ti aspetto.Al prossimo 80esimo post.
    Nel frattempo vado a leggermi quello di I Scuderi…un post nella consueta routine…nella norma.
    N.o.r.m.a.l.i.z.z.a.n.t.e…

    • Se ti riferisci ai 3 link non è azzeccata la replica.
      Se ti riferisci all’80 % è azzeccata, la replica.
      Potrei rispondere che:
      1 E’ un sacrificio per leggere quel 20 % di non frivolo e privo di marketing
      2 l blog, “una volta” erano meno infarciti di frivolezze & marketing e c’era, al contrario, più passione.
      Forse continuo a leggere…sperando, ingenuamente, in una correzione di rotta.
      3 E, quindi, anche …per la forza dell’abitudine
      4 E’ difficile, nella Società dello Spettacolo, non imbattersi nelle frivolezze:
      anche le “cose serie” devono essere “leggere”… perché c’è un pubblico che ama il frivolo.
      Ecc…
      .
      Il fatto che tu ami molto il frivolo…ti rende la vita, forse, più piacevole…più lieve.
      .
      Anche se ci sono altre vie per provare piacere, penso che tu sia avvantaggiato perché sei più “conforme” al clima culturale contemporaneo.

  7. Tieni conto che nella foga della polemica si usa l’enfatizzazione e si generalizza, anche per non allungare troppo con precisazioni ecc…
    C’è stato uno scambio vivace ma civile e spero di non aver esagerato nei tuoi confronti.
    Per me la polemica finisce qui.Se vuoi, puoi replicare quando vuoi.
    Ti saluto cordialmente.

  8. Invece di preoccuparsi della stella persa, Scabin potrebbe saldare il conto con il comune di Rivoli così come il comune di Rivoli potrebbe intimare lo sfratto come farebbe con qualsiasi moroso…jesuisscabin è l’hashtag perfetto per un popolo di evasori come quello italiano!

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