where-to-eat-pizza

Daniel Young è l’autore di Where to eat Pizza, l’atlante dedicato al mondo della pizza, dei pizzaioli e dei suoi appassionati che ha già fatto discutere molto.

Il suo autore fa molta attenzione a restituire una fotografia quanto più obiettiva possibile in qualsiasi occasione e ne abbiamo avuto prova con le prime anticipazioni sul libro e sulla ricostruzione delle pizze con le polpette che mi ha ispirato il post relativo.

Ora il titolo che leggete non è la traduzione perfetta di quello del Financial Times cui Daniel Young ha affidato una sua piccola mappatura.

5 tra le migliori pizzeria a Napoli. Che per noi diventano le 5 migliori pizzerie di Napoli. Semplicemente perché se in una rosa delle migliori ne scegli 5, per quante ne possano essere quelle di partenza, queste sono le buonerrime, la crème de la crème, la Top Five.

Insomma, andateci.

1. Ciro Salvo, 50 Kalò

Ciro Salvo

Vot’ ‘e gir’ Ciro Salvo è sempre nei primissimi posti di tutte le classifiche dell’universo mondo. Per Young siamo alle prese con un pizzaiolo in grado di sfornare pizze buonissime con farciture innovative, ma i suoi cavalli di battaglia raccomandati sono Margherita e Marinara.

50 Kalò. Piazza Sannazaro 201/B, Mergellina, +39 081192 04667

2. Enzo Coccia, la Notizia

Enzo Coccia Napoli

Il decano della pizza che molti si affannano a chiamare gourmet solo perché non si mette su quel che capita ha molte frecce al suo arco come l’apertura della nuova ‘O sfizio d”a Notizia che proporrà fritta e bollicine. Young è attratto dalle farciture con ventricina, pomodorini gialli, ricotta di bufala, ma la costanza dell’impasto si apprezza con la Margherita

Pizzaria La Notizia. Via Michelangelo da Caravaggio 53A. Tel. +39 0817142155; 

3. Condurro, Da Michele

Francesco Condurro

La macchina del tempo della pizza si avvia qui, dal mitico Michele che identifica un’intera genie, quella dei Condurro sempre pronti a far sognare con solo due pizze, Margherita e Marinara. Stratosferiche. Anzi, mistiche.

Da Michele. Via Cesare Sersale 1-3. Tel. +39 0815539204

4. Gino e Antonio Sorbillo, Sorbillo ai Tribunali

Gino e Toto Sorbillo

Il fascino mediatico di Gino Sorbillo conquista anche Daniel Young che però ricorda anche che c’è Antonio in pizzeria. Nonostante il successo da star televisiva, la sua pizza resta un cibo popolare, apparentemente semplice, ma sempre a buon mercato.

SorbilloVia dei Tribunali 32. Tel. +39 08144 6643

5. Attilio Bachetti, Da Attilio

Se pensavate che Daniel Young la sapesse corta, ricredetevi. Aver inserito Attilio Bachetti, interprete dell’autentica tradizione della pizza napoletana, ed aver ricordato come il filo del passato sia passato dall’Attilio del secolo scorso all’Attilio contemporaneo attraverso le mani di Maria Francesca Mariniello spiega cosa vuol dire essere cultore della materia. Young indica la Cosacca come preferita. Impossibile non dargli ragione, ma aggiungerei la Attilio del 1944.

Da AttilioVia Pignasecca 17. Tel. +39 0815520479

E ora a voi: scatenatevi nel dire che un Americano di stanza a Londra non capisce molto di pizza e ci sono altri pizzaioli da segnalare.

10 Commenti

  1. CORNICIONE ed ECCELENZA nella PNC………….
    .
    Ciro Salvo fa dei cornicioni tra i più brutti di Napoli
    Enzo Coccia fa dei mini cornicioni anemici e con scarsa leopardatura.
    .
    Intendiamoci questo non significa che non sono buone pizze.
    Ma che non sono prive di imperfezioni e difetti.
    .
    Si è perso, negli ultimi anni, il senso degli aspetti caratteristici della pizza classica napoletana.
    .
    Questo fenomeno si esprime in vario modo.
    Ad esempio dando un rilevo esagerato al condimento e svilendo, al contrario, la base con il cornicione, che è la componente più importante della PNC, la sua caratteristica fondamentale.
    (Nella tipologia sottile e croccante, egemone in Italia e nel mondo, è stato ridotto o eliminato)
    Ed è nel cornicione(più di altri aspetti) che si può valutare meglio la qualità(e l’eccellenza) di una pizza classica napoletana:
    .
    Che cos’è una napoletana senza cornicione?
    .
    Perché la gente(la maggior parte) lo lascia nel piatto?
    ,
    Potrei continuare ma penso che sia abbastanza.
    .
    Le pizze che hanno difetti ed imperfezioni nel cornicione
    non possono essere definite eccellenti.

    • Bello scrivere con il nome AVATAR…. Da premettere che io con queste 5 pizzerie della lista non ho nessun tipo di legame ne lavorativo né di parentela Xcio scriverò questo commento solo X ESPRIMERE IL MIO PERSONALE PENSIERO METTENDO NOME E COGNOME ?! classifica a mio modo di vedere giustissima non per le posizioni in se ma X il prodotto offerto da ognuna delle singole pizzerie di cui sono spesso cliente .di sicuro se facciamo una lista più lunga renderemo giustizia a tanti altri che sfornano pizze buonussime , e di sicuro nelle tante liste che spesso si vedono in giro ce ne sono tanti che ci entrano grazie a food blogger e “autorevoli” sponsorizzazioni comprate a fior di €€€! VISTO CHE LEI HA PARLATO DI PARTE TECNICA DELL IMPASTO VUOL ANCHE DIRE CHE È UNTECNICO E VISTO CHE SIAMO IN UN PAESE LIBERO POTEVA ESPRIMERE IL DUO PENSIERO FIRMANDOSI! Distinti saluti

      • E questo sarebbe un problema? Avere espresso un opinione che, tra l’altro, non offende nessuno? Forse un calmante preso la mattina a colazione potrebbe evitare questi ‘inalberamenti’ eccessivi.

        Per finire, concordo con Diego in tutto e per tutto.

        • Hai sottolineato una mia visione dello stare insieme agli Altri nei dibattiti pubblici.A cui tengo molto.

          1 Esprime “liberamente” il proprio pensiero.
          2 senza mancare di rispetto
          E non è facile.Perché a volte nella foga della polemica si possono alzare i toni…e si può offendere: quando succede cerco “sempre” di rimediare o chiedendo scusa o in altre forme.
          Anche nei confronto dei redattori/trici 🙂 (che più spesso possono apparire come i miei bersagli)
          .
          Grazie, Frank.
          .
          PS
          Tra l’altro, anche a me, in un altro post, fu consigliato di prendere dei calmanti.Non replicai.E sorrisi.In un post successivo ho condiviso un commento molto bello di chi…voleva calmarmi 🙂
          Ci può stare uno scambio vivace:
          importante è ricomporre il rapporto(sia pure virtuale) e riprendere il dialogo.(quando è possibile)

  2. Non vedo onestamente la “parte tecnica” nel commento che Lei critica. Si parla di corretta cottura del cornicione, e della sua proporzione rispetto alla parte condita.
    Che mi sembra sia un discorso da cliente pagante, non da tecnico.
    In fin dei conti ragiona su una spirale viziosa: clienti che lasciano il cornicione nel piatto -> pizzaiolo si adegua riducendolo -> cornicione a quel punto mal cotto -> ancor più clienti lo lasciano nel piatto…
    Sulla parte finale, urlata, del Suo commento sono ancora più perplesso: questo è lo spazio dei commenti messo a disposizione dalla testata. Dove trova scritto “nome-cognome-identità”?
    Quale sarebbe inoltre il legame tra “paese libero” e “necessità di inserire nome-e-cognome”? Davvero incomprensibile.

  3. FALLACIA ad hominem e ad personam……………..
    .
    Questo TIPO di REPLICA l’ho letta spesso nel web in molti dibattiti, anche di diverso argomento.
    Generalmente viene usata QUANDO si esprime una “critica ” ad un personaggio molto famoso(per alcuni sono degli IDOLI-mediatici).
    Insomma se li idolatri (gli idoli) nessuno SI ALZA e dice:
    “Come ti chiami?”
    Cioè nessuno mette in discussione il fatto che nei dibatti sul web ognuno può scegliere: e tantissimi, la maggioranza, scelgono un nick.
    .
    Altra cosa è invece criticare senza argomentare.
    Intendiamoci si può anche criticare senza argomentare.
    Potrei ancora meglio argomentare ma mi sembra sufficiente per il momento.
    Ho soltanto “ridimensionato” questi 2 pizzaioli napoletani…su un aspetto particolare(ma importante):
    il CORNICIONE.
    Non ho detto che non è buona la loro pizza ma non può essere considerata…eccellente.(Per me)
    .
    Mi avresti dovuto mettere in un angolo
    1 non tentando di screditarmi, chiedendomi di lasciare il nickname(FALLACIA) ma
    2 controbbattendo e dimostrando che Ciro Salvo fa dei bellissimi cornicioni: regolari-circolari e delle giuste dimensioni.
    .
    PS
    Nello, condivido invece pienamente questo
    TUO CONCETTO FORTE
    “… di sicuro nelle tante liste che spesso si vedono in giro ce ne sono tanti che ci entrano grazie a food blogger e “autorevoli” sponsorizzazioni comprate a fior di €€€!”
    .
    sono sicuro che, come me, li mangi i cornicioni
    …quando sono ottimi!!!
    (non gommosi, ben alveolati…e friabili)
    .
    Ciao
    🙂

  4. Ho una certa età per affermare che la pizza che si mangiava a Napoli,diciamo quarant’anni fa,è completamente diversa da quella cge si mangia al giorno d’oggi.L’unico immutato,nel corso degli anni,a mio giudizio è solo Michele.Ricordo tantissime pizzerie di quartiere ora scomparse,dove,effettivamente il cosidetto cornicione non era così pronunciato e si mangiava tutto inzuppandolo nell’eccesso di pomodoro della parte centrale della pizza.Tecnica tutta napoletana,patrimonio di generazioni dove nulla andava sprecato anche se tecnicamente non perfetto.

  5. la numero 1 è Starita a Materdei, tra le altre 4 meritano ,Gaetano Genovesi, Michele , Pepe in grani, e Salvo a San Giorgio a Cremano.
    Poi per carità ognuno ha i suoi gusti.

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