Milano. La prima volta di un pizzaiolo in cattedra alla BocconiTempo di lettura: 3 min

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È la prima volta che un pizzaiolo entra alla Bocconi a tenere una lezione.

Vincenzo Capuano, pizzaiolo star di Rossopomodoro LAB Milano, è entrato in aula insieme al presidente del gruppo Sebeto di cui fa parte il marchio delle pizzerie napoletane.

Se qualcuno avesse ancora dubbi sul fatto che la pizza è stata definitivamente sdoganata dal suo ruolo di cenerentola della ristorazione potrà seguire il video che è stato registrato in diretta sulla pagina Facebook della pizzeria o sul profilo di Capuano.

Ecco il comunicato che dà ufficialità allo storico avvenimento della presenza di una delle più giovani promesse della pizza che dal bancone è arrivato all’università.

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Franco Manna, presidente e fondatore di Rossopomodoro, all’Università Bocconi di Milano per raccontare agli studenti del Dipartimento di Marketing il successo della pizzeria napoletana per antonomasia nel mondo. Una testimonianza ormai diventata parte integrante delle lezioni con la quinta presenza consecutiva in 5 anni nel calendario del prestigioso istituto universitario.

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Nel corso di laurea magistrale in Marketing Management, all’interno del corso in “Channel Marketing” curato dal professor Sandro Castaldo e dalle professoresse Karin Zaghi e Alessandra Merlo, Franco Manna spiega L’evoluzione del messaggio di Rossopomodoro in 19 anni di presenza su un mercato diventato sempre più affollato e competitivo. Manna ha spiegato come Rossopomodoro abbia modificato il messaggio per mantenere sempre attuale il valore fondante della società.

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Insieme a Franco Manna, per la prima volta nella storia del prestigioso Ateneo, è salito in cattedra il pizzaiolo pluripremiato Vincenzo Capuano per rendere tangibile il concetto di ibridazione e di valore dell’artigianalità, cioè due punti dell’evoluzione del messaggio di Rossopomodoro nel tempo.

Eccoli tutti.

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Nella prima fase, all’avvio nel 1998, l’obiettivo è differenziarsi dalle tante pizzerie che operano a Napoli, la città dello start up. L’interesse dei potenziali clienti è attirata dalla qualità degli ingredienti utilizzati da Rossopomodoro. In un momento storico in cui nessuna pizzeria presta attenzione ai prodotti, la qualità è l’elemento caratteristico di Rossopomodoro che è la prima pizzeria a imporsi al pubblico per la selezione degli ingredienti.

Eataly Expo Rossopomodoro Torre

Rossopomodoro nella seconda fase guarda oltre Napoli e la regione Campania. Cambia il messaggio: Rossopomodoro e i suoi pizzaioli diventano ambasciatori di napoletanità. Il modo di fare cucina e pizza napoletana non è legata alla brand identity con un meccanismo di contenitore che teorizza il format, ma sono gli artigiani di Rossopomodoro a dare sostanza al messaggio. Napoli è ovunque ci sia un Rossopomodoro perché c’è un artigiano, veramente napoletano, che la interpreta.

scuola di pizza con Vincenzo Capuano

Nella terza fase, Rossopomodoro dialoga con i clienti creando un’interfaccia continua e aperta. Non è solo il canale diretto dei social media a livello centrale e con i singoli punti vendita. Il contatto è reale con iniziative di ibridazione con i clienti, cioè di scambio di esperienze. Sono un esempio la partecipazione a manifestazioni ed eventi con le scuole di cucina e di pizza che permettono ai clienti di diventare chef e pizzaioli e di condividere le conoscenze. E soprattutto di sentirsi come a casa propria scoprendo cosa mangiano da Rossopomodoro e la ricetta, meglio, il modus operandi per ripercorrere un’esperienza simile tra le mura domestiche.

firme raccolte Las Vegas pizza unesco

La quarta fase guarda al futuro. Rossopomodoro è player internazionale e messaggero del vero Made in Italy. Combatte l’italian sounding attraverso l’affermazione del valore dell’artigianalità espresso anche dal sostegno della campagna per l’iscrizione dell’arte dei pizzaiuoli a Patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco. Un messaggio di cultura della qualità del vivere che è un passaggio ulteriore della qualità della buona cucina su cui Rossopomodoro è nato.

In quasi 20 anni, la base e la sostanza non sono mai cambiate. È mutato solo il modo di rappresentarle con messaggi adeguati allo scorrere del tempo.

10 Commenti

  1. Normale: dopo tanti peracottai che fanno lezione alla Bocconi regolarmente, finalmente un wind of change: un pizzaiolo… prossimamente faranno un master in (Gestione strategicva del business model della) gastronomia.

  2. Capire come una catena presente nei multisala, buona per le pause pranzo sia diventata adorata da tutti i food blogger è mistero, forse meno per gli studenti di marketing

  3. non voglio fare l’avvocato di rossopomodoro (magari!), ma avete assaggiato una pizza di questi lab? quella di roma è buonissima. se anche quella di milano è così ci credo che sia adorata dai food blogger

    • LA catena è diffusa, e a volte con più punti nella stessa città.
      Confermo quanto scritto da friarello: sotto quella insegna c’è una certa variabilità di prodotto e di gestione del locale. A Bologna le prime due pizzerie con quel nome erano davvero distantissime: una impotabile, l’altra da frequentare a nastro.

  4. Ciaccio, Abi, Andra condivido.
    Vedere la Bocconi ridotta a una succursale di Rosso Pomodoro fa pensare.
    Ma non meravigliamoci l’Italia è anche questa.

  5. Fortunatamente le pizze che ho mangiato in diverse icittà italiane le ho trovate diverse,a testimonianza che
    essendo un prodotto”vivo”a differenza ad esempio di un MAC,la pizza risente molto di chi la fà,delle diverse stagioni,e di tanti altri fattori.Ad esempio in una sperduta periferia di Mestre ne ho mangiato una assolutamente sublime.
    Nella stessa Roma,ve ne sono diverse,la qualità non è sempre la stessa.

  6. Ma smettetela di fare i gastrosnob. La pizza di capuano e del rossopomodoro a porta romana l’ho mangiata ed è molto meglio di tante pizze di pizzerie “indipendenti” e non solo di Milano

  7. Non ho avuto ancora il piacere di mangiare la pizza di Vincenzo Capuano (e stando almeno alle sue foto sui social sembra davvero che possa essere un piacere), ma non mi meraviglia che sia stato lui a rappresentare Rossopomodoro alla Bocconi: la fama che si è creato attorno al pizzaiolo è sicuramente un giusto mix di talento e marketing, secondo la corrente di pensiero attuale per cui non si va a mangiare la pizza nella tale pizzeria, ma dal tale pizzaiolo. Basta una delle foto di questo post a confermare questa strategia di marketing (IDENTITA’ = PUNTARE ALLA PERSONA).

    Il punto è che è facile farsi rappresentare da chi le pizze le sa fare, meno facile garantire che quello stesso standard sia rispettato in tutte le pizzerie delle catena. Chiunque abbia mangiato in più locali di Rossopomodoro si sarà reso conto della differenza abissale che può intercorrere tra i diversi ristoranti anche a pochi chilometri di distanza.

    E allora, signor Manna e Co., non venite a fare i professoroni in cattedra parlando di marketing se poi non sapete tenere a bada quello che è uno dei cardini base di una catena, ovvero il controllo qualità. La pizza è per natura un prodotto artigianale, e lo dimostrano i Vincenzo Capuano che la comunicano come un’opera d’arte. Ma solo perché Rossopomodoro può vantare un Capuano o qualche altro pizzaiolo bravo qua e là, da qui a parlare di esportazione della napoletanità nel mondo ce ne vuole. Perché in certi locali si cucinano pizze che farebbero vergognare anche un napoletano appena uscito dall’utero di sua madre. E allora dove sarebbe questo tanto vantato Made in Italy? Oh, be’, certo: fino a quando all’estero continueranno a vedere una pizza a tavola servita da un cameriere italiano discorsi come idratazione, farine, San Marzano e Bufale d’Aversa passeranno del tutto inosservati. Se la pizza è immangiabile basta affiancargli un mandolino e il Made in italy è fatto.

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