Si sa che provo l’irrefrenabile tentazione di introdurmi in qualsiasi posto lasci anche solo lontanamente supporre l’intenzione di ospitare un locale anche solo lontanamente connesso con il mondo del food. E che di conseguenza giro per Milano e dintorni con l’occhio sempre attento a cogliere ogni eventuale parvenza di nuova apertura.

Di questo invece non mi ero proprio accorto. Anche perché non dà su strada, ma è all’interno di una corte-galleria in via Turati, al 6. Numero civico che peraltro non è identificato da apposita targa, né immediatamente identificabile (il numero 8, per dire, è elegantemente serigrafato in trasparenza su una vetrata sopra la porta (a vetri) d’ingresso. Come se non volessero farsi vedere da me. Ma un post sulla pagina Facebook della mia amica Camilla, un altro su quella del mio amico Davide – e sono arrivato, presto presto, a Desino Lento (uhm – non so se spiegare il gioco di parole musical-classicistico o no – fate finta di niente…).

Desino Lento è un nuovo ristorante, sorto sulle “ceneri” di un locale precedente della stessa proprietà, e ha un fratello gemello, ma un po’ diverso, dalle parti di Pagano.

L’amico Davide è Davide Mingiardi, conoscenza da lunga data – da prima che aprisse il suo ristorante Enocratia, al cui primo cuoco, di cui non ricordo il nome, subentrò per qualche tempo l’ottima Francesca Lecchi, ora con Eugenio Roncoroni da Al Mercato, e poi Eugenio Boer, che ora guida con mano sicura Essenza.

Davide Mingiardi stava in sala – e lo ritrovo di nuovo in sala qui (anzi, è lui che ci ha trovato me, visto che sono arrivato per i fatti miei un sabato a mezzogiorno), dopo alcune esperienze in giro per l’Italia. Ai fornelli invece c’è Domenico Della Salandra, chef e consulente con esperienze in Italia e all’estero, docente di Congusto a Milano, dove ha seguito l’apertura di Taglio, che ha lasciato l’altr’anno; ora sovrintende alla cucina di Dinette, e da qualche settimana si è stabilito qui a Desino Lento.

Il ristorante, rinnovato di recente negli arredi, ha un’aria moderna ed elegante, raffinata, con particolari interessanti. La cucina, non molto grande ma perfettamente calibrata, si trova a una specie di ammezzato sulla parete di fondo, dove c’è anche un tavolo conviviale; in tutto, i posti a sedere saranno 50/60 al massimo, la scelta è quella di lasciare spazio ai commensali. La cucina è aperta per ora solo per il pranzo di mezzogiorno (il locale comunque chiude alla 21), ma fra qualche mese anche la sera. Il menù abbastanza breve, tre piatti per tipo, ben eseguito, con delle idee e una buona mano, e una testa dietro (ok: sto solo dicendo che Domenico è bravo). Una cucina attenta e creativa, a vedere da questa prima esperienza, senza eccessi.

Ovviamente, ho pranzato – e oltre alle cose scelte da me, mi ha fatto assaggiare anche qualche piatto scelto da lui. Va comunque tenuto presente che il menu cambia tutti i giorni, a seconda delle disponibilità del mercato (immagino non cambi al 100%, ovviamente: ma il principio mi sembra buono).

Come pre-antipasto, un boccone di ganascino arrosto morbido di vitello. Morbido, buono.

Antipasto: Patate viola e gialle, spuma di parmigiano e agretti (12 €). Come potevo non ordinare un piatto con delle patate che facevano da contenitore a degli agretti (un’ottima idea quella di tagliarli prima di metterli in questa specie di scrigno) sormontate da un poco di cavolo viola e da carta di patata.

Primo piatto: Fave cicoria olio di rosmarino cialda di pane e polvere di pomodoro (14 €). Fave e cicoria sono un classico, e io amo i classici, anche con la polvere di pomodoro, specie se sono ben fatti.

Primo piatto: Risotto peperoni e crumble di acciuga (16 €). Mi piace anche il riso, mi piace il peperone, mi piace l’acciuga: poteva non piacermi questo risotto? Cottura giusta, profumi, sapore: buono!

Secondo piatto: Polpo croccante, patate, olive taggiasche (19 €). Forse, un paio di olive di troppo (erano incorporate, a pezzetti, nel purè) – ma il tutto stava molto bene assieme. Nota a margine: indirò un censimento dei piatti con tentacolo croccante, piastrato, o che altro: sembra stia diventando la nuova rucola. Oh, magari anche il ganascino morbido. Ovvero, seguire le mode con un certo gusto.

Secondo piatto: Coniglio, maionese di cavolfiori, fondo di cottura, chips di pane (18€). Mi piace molto il coniglio in sé, e questa versione era particolarmente aromatica – ma la maionese di cavolfiore era un po’ pesante, e ne avrei messa un po’ meno nel piatto.

Dolce: Gazpacho di fragole, lime, panna montata (6 €). Buono e fresco e molto soddisfacente.

Dolce: Morbido di cioccolato bianco, lime, ananas sciroppato homemade (6 €). Anche questo secondo dolce mi è piaciuto molto: morbidezze e sapori in armonia.

Ho preso anche un calice di un Gewurztraminer, che però non mi è piaciuto molto: è andata decisamente meglio con il secondo calice, un Gavi Bio La Raia. La carta dei vini è in realtà ancora da rivedere, e immagino che Mingiardi ci metterà un po’ del suo.

Insomma, come prima prova su strada è andata bene, molto bene. Vedremo gli sviluppi.

Il mio conto, a parte i piatti che mi hanno costretto (beh, quasi) ad assaggiare, sarebbe stato sui 60 €, ma mi è stato fatto un bello sconto, visto che con Davide siamo amici fin da prima di Enocratia. Ecco, l’ho detto: anche quando non sono invitati, questi influencer trovano sempre il modo di non pagare, o pagare meno!

Desino Lento. Via Turati, 6. 20121 Milano. Tel. +39 0236630509

4 Commenti

  1. Provai Enocratia una sola volta.
    Mi auguro che Mingiardi (in bocca al lupo) comprenda in fretta l’esigenza di introdurre un menu lunch a prezzo fisso per sopravvivere. (come Liberty, Tre Cristi, Daniel, non lontani da Turati)

  2. Le foto mi danno la stessa sensazione di quando sono andato da Enocratia. Sono fatte con una macro o con il grandangolo per far sembrare le porzioni normali?

    • Ciao Filippo Simone,
      Sei stato a mangiare nel locale? Perché dalla tua, presuppongo ovviamente affermazione, noto che manca di testimonianza reale. Altrimenti, nel caso in cui avessi realmente preso un menù degustazione, ti saresti accorto che l’intero pasto sarebbe stato calibrato. Sarei curioso di sapere quando e cosa hai degustato al DesinoLento. Con la speranza di ritrovare presto un tuo riscontro, ti invito ad assaggiare un menù completo… un caro saluto

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