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Palazzo Petrucci e Don Geppi attaccano Enzo Vizzari e il Cappello d’Oro dell’Espresso

Ristoranti

Enzo Vizzari ha fatto un’altra magia dopo aver eliminato i punteggi dalla Guida ai Ristoranti dell’Espresso e aver trasformato la scala di valutazione portando i cappelli da 3 a 5.

Nella nuova guida dell’anno di grazia del Signore 2018 apparirà il simbolo del Cappello d’Oro.

Servirà ad identificare i monumenti ristoranti storici  in una sorta di empireo museale che ha scosso persino quel gran diplomatico di Paolo Marchi che si è chiesto, proprio come noi, il senso di imbalsamare ristoranti con giovani e giovani figli (cita ad esempio Ernesto Iaccarino al Don Alfonso) che all’improvviso si trovano chiusi in un recinto.

Il cappello d’oro finisce con il parlare da solo proprio come quello di Harry Potter. Solo che manda Lucius Malfoy tra i Mangiamorte.

Sarà un’iniziativa che migliorerà le vendite in edicola? Lo sapremo in autunno.

Intanto c’è da registrare una certa caduta di stile di Enzo Vizzari nell’attacco scomposto alla Michelin.

Motivo, Michelin Days cioè la promozione che ogni ristorante può attivare con iniziative speciali che permettono di offrire esperienze particolari come sedersi al tavolo in cucina.

Noi nell’articolo dedicato alla Guida dell’anno scorso abbiamo inserito tutto quello che c’era da inserire, cioè le valutazioni in cappelli.

Ma ci siamo  astenuti dall’inserire 24 diconsi V-E-N-T-I-Q-U-A-T-T-R-O premi intitolati ad altrettanti sponsor compreso il Coca Cola a Nino Di Costanzo. Veramente effervescente. Potete leggerli sulle pagine di Luciano Pignataro che della guida è responsabile di Campania e Puglia.

E, ovviamente, parliamo di promozione cioè di fondi che servono ad equilibrare i conti della guida dell’Espresso.

Se dalla Michelin non arriva nessun commento alla polemica avviata da Vizzari sul quotidiano La Repubblica (stesso gruppo editoriale che gestisce anche il sito Repubblica Sapori finito sotto i riflettori dell’inchiesta di Report), qualche voce di dissenso arriva proprio dai ristoratori che hanno tutto da perdere a manifestare interesse e like.

Non fa sconti, invece, Edoardo Trotta, proprietario e manager dello stellato Palazzo Petrucci a Napoli, che ha messo il dito nella piaga della forza e della credibilità della guida.

Dopo 40 anni la guida dell’Espresso non ha saputo tracciare una sua linea, non ha autorità ne peso commerciale alcuno, ma per poter essere presa in considerazione attacca la Michelin. In cucina con la Francia siamo da sempre in un testa a testa, con le guide, …….. grazie a loro un flop totale, e continuano a celebrarsi con improbabili cappelli d’oro e premi Coca Cola. Ma i nostri top manager sono fieri al comando da 35 anni!!!!

Nei commenti su Scatti di Gusto, non si fa attendere la risposta piccata di Vizzari che mette in dubbio il podio assegnato da molti al ristorante affacciato sul mare di Posillipo.

Quella del signor Trotta è un opinione, magari espressa un po’ confusamente, ma comunque da rispettare. La Guida commette certo errori. Molti, per esempio, considerano un grave errore giudicare Palazzo Petrucci la miglior tavola di Napoli.

Non finisce qui (almeno per il momento). Ancora Trotta.

Definire “un opinione” quanto scrivo, invece di dare risposte nello specifico, non so se sia una strategia, diciamo, vincente.
Allo stesso modo rivela un astio ed un livore personale incomprensibili.
Lei attacca me ed un esercizio che, non dimentichiamolo, ha la responsabilità di valutare, con oggettività, per i Suoi Lettori. Sembra anche scontento che qualcuno ci consideri Palazzo Perrucci “la migliore tavola di Napoli”: ed anche qui non se ne comprende il motivo, ad una simile definizione ha contribuito anche la Sua Guida.

Ritiene che tutto questo rinforzerà la Sua immagine autorevole ed imparziale di Direttore di una Guida?
O piuttosto lascerà presagire possibili ingerenze personali o comunque soggettive?
Crede che leggendo questo il Lettore sceglierà Lei o chi, citando la Michelin, preferisce svolgere con discrezione, anonimato, metodica imparzialità il proprio lavoro?

E crede anche che tutto questo può fare sadicamente piacere a me o ad altri ristoratori italiani?

No, caro Vizzari, a Noi farebbe onore, nella leale competizione con i cugini francesi, avere una guida autorevole e tutta italiana, che adotti criteri rigorosi ed oggettivi, senza ombre. Questo farebbe bene a tutto il sistema Italia e soprattutto ai nostri Clienti, che ci leggono anche qui.
Poi se vuole può continuare ad attaccare, insinuare e regalare cappelli d’oro.
Tanto le dovevo

Dall’altra parte del Golfo gli fa eco Lucio D’Orsi, manager di quel Don Geppi delle meraviglie (stellato), che sul profilo di Facebook spiega il funzionamento di Michelin Days sottolineando come i cappelli assegnati al suo ristorante dalla guida dell’Espresso siano relativi ad un evento e a piatti ad hoc non in carta.

https://www.facebook.com/lucio.dorsi/posts/10211491900268084

Un palese controsenso per una guida che voglia guidare, appunto, le scelte dei consumatori.

La guerra del Cappello d’Oro continua e le truppe si stanno schierando sul campo.

A voi lettori la tastiera: meglio un cappello o una stella, meglio due cappelli o due stelle, meglio tre stelle o un Cappello d’Oro?

Noi ci prepariamo a indossare il cappello magico e ad ascoltare le vostre indicazioni. E giochiamo nel ruolo di Ron Weasley con il cavallo nella partita a scacchi di questa estate.

E ci resterà fino a ottobre la curiosità di appurare se Giorgio Pinchiorri, autore del lancio dei cappelli, e Alfonso Iaccarino, che farebbe diventare una statua il figlio Ernesto, si presenteranno a ritirare il Cappello d’oro.

Di Vincenzo Pagano

Fulminato sulla strada dei ristoranti, delle pizze, dei gelati, degli hamburger, apre Scatti di Gusto e da allora non ha mai smesso di curiosare tra cucine, forni e tavole.