Cilento. La grande tradizione della pizza da Anna ad Agropoli

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Il tempo si è fermato qui ad Agropoli. Varcare la soglia della pizzeria Anna, sul lungomare San Marco, è come ritornare negli anni ’80, l’inizio dell’epopea del turismo di massa nel Cilento. La pizzeria di Anna, la moglie di Domenico Scola, pizzaiolo e anfitrione del locale, è lo spartiacque tra un prima fatto di pionieri di coste incontaminate e semi-deserte (persino l’oggi affollatissima Acciaroli contava un pugno di affezionati) e un dopo realizzato a partire dalla variante alla strada costiera.

Prima per raggiungere Santa Maria di Castellabate, Acciaroli, Ascea si transitava sul lungomare e qui c’è come allora lo stabile che ospita Anna con la pizzeria, il ristorante e il b&b. Trentasette anni di storia di impasti, di spaghetti con le vongole, di vacanze nelle stanze affacciate sul mare e sul promontorio di Aruòpëlë, la Città Alta in cilentano.

Un fiume ininterrotto di auto a finestrini spalancati che accoglievano il ristoro della specialità di Anna: la rosticceria con i fritti che segnavano l’inizio del Cilento e delle vacanze. Ora il banco della rosticceria è sparito dopo 33 anni di onorato servizio. “Sono 3 anni che lo abbiamo levato perché è finita un’epoca”, spiega Domenico Scola.

L’epoca è quella delle discoteche, del Carrubo e della d&d soprattutto, del San Pietro e dei tanti locali di vita notturna da cui sciamavano i ragazzi alla ricerca dello spuntino per aggiustare i livelli di alcool e di fame. E tutti trovavano in quel banco le delizie per chiudere (o aprire) in bellezza la giornata.

Oggi per assaggiare gli arancini fritti, i fiori di zucca e le altre piccole perle di rosticceria bisogna accomodarsi nelle due sale o nel dehors. Anche se non manca la signora tirata a lustro che con la figlia quasi adolescente chiede dei supplì da portar via memore di quando il suo era look da disco.

Non sono cambiate le pallette di riso calde e filanti, buonissime per aprire una pizziata.

Domenico Scola è rappresentante della vecchia guardia della pizza fatta come si deve. Dimenticate canotti e altre stranezze. Qui si respira e si mangia tradizione che vuol dire pizze ben maturate senza alcuna voglia di finire su Instagram ma nemmeno sullo stomaco dei tanti clienti del b&b (che ora ha più sedi sparse sul territorio, l’ultimo aperto da poco sulla strada che mena a Torchiara) pronti a santificare il breakfast ben oltre gli orari di rito.

Il che non significa che Domenico Scola sia ancorato a un passato di “così la faceva il mio trisavolo”. Basterebbe dare uno sguardo alla cucina (il forno, vi sembrerà strano, non è a vista) per accorgervi che qui ci sono sempre studenti giapponesi. Sono 13 le pizzerie che nel tempo i suoi allievi hanno aperto nella terra del Sol Levante e Domenico vola di continuo a Tokyo per partecipare a inaugurazioni e tenere consulenze per le nuove pizzerie che aprono dall’altra parte del mondo.

La sua fama è legata alla gluten free di cui è stato pioniere e che ancora oggi è un suo marchio di fabbrica. Tanto forte che la figlia Maria Carmela si è dedicata anima e corpo alla pasticceria senza glutine con il risultato che in menu ci sono solo dolci gluten free. Tanto non vi accorgereste della differenza, come anche con il pane.

Un conservatore innovatore, insomma, che mette nero su bianco un’altra specialità della casa: gli impasti con le farine alternative, dal Kamut ai Cinque Cereali e ovviamente farro e integrale. Un bouquet che unito alla selezione di ingredienti del topping vi permetterà di assaggiare una pizza cucita addosso ai vostri desideri.

Sì, perché questa è una pizzeria a conduzione familiare (in sala ci sono altri due figli, Caterina e Angelo) che osserva la clientela ed è sempre pronta a rispondere alle richieste di mercato con una cura e una regola di ospitalità che è merce non molto diffusa nel Cilento. Ecco perché non c’è più il banco dei fritti: i clienti cercano tranquillità e contabilizzare fiumi di ragazzi che avrebbero spostato la movida dalla discoteca alla rosticceria avrebbe creato problemi ai sogni degli ospiti della locanda.

Quindi, troverete la speck e fichi (“va fortissima anche se io non la capisco”) probabilmente sospinta da turisti sud tirolesi, ma alla base c’è la Margherita  (4,50 €) ovviamente declinata anche con mozzarella di bufala (6,50 €) che abbiamo scelto per l’assaggio in omaggio a un prodotto finito sugli scudi per la voglia di farla diventare a tutti i costi Frozen, congelata.

Andate tranquilli che qui da Anna non resta nulla da congelare e fiondatevi anche su un’altra specialità tipica, la Antico Cilento con filetto di pomodoro, acciuga, olive, capperi, formaggio stagionato locale grattugiato (5 €). Bella corposa che ho scelto con impasto integrale. La prova del 9 per verificare che una bassa di cornicione può e deve essere una pizza digeribile.

A questo punto non è possibile esimersi da un assaggio di dolci gluten free. Il blend di farine variato a seconda del dolce e della cottura segna clamorosi centri con il sapore del cocco e del cioccolato che non rimandano indietro quelle note di retrogusto da medicinale che a volte affliggono le creazioni senza glutine.

Beveteci su un limoncello o un “pistacchiello” con latte di bufala di Polito, fornitore di molti alcolici bufalini a questa tavola.

E se per trascinare al tavolo di una pizzeria avete da combattere con il solito riottoso della compagnia preso da sindrome pizzo-depressiva non vi scoraggiate: la carta abbonda di primi e di secondi di pesce e gli spaghetti alle vongole (13 €) sono stati testati qualche giorno fa da Manuela che li consiglia.

A questo punto non vi resta che prenotare e andare ad assaggiare la pizza di Anna. Per il look va bene anche quello revival.

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Pizzeria Ristorante Anna. Lungomare San Marco, 28. 84043 Agropoli (Salerno). Tel. +39 0974.823763

1 commento

  1. Nel post c’è un passaggio che mi ha colpito:
    “Domenico Scola è rappresentante della vecchia guardia della pizza fatta come si deve.
    Dimenticate canotti e altre stranezze.
    Qui si respira e si mangia tradizione che vuol dire pizze ben maturate senza alcuna voglia di finire su Instagram ma nemmeno sullo stomaco dei tanti clienti”
    .
    Si dice, nell’articolo, che la pizza non ha il canotto ma è un’ottima pizza “fatta come si deve” e digeribile.
    Il canotto viene visto come un orpello, voluto più per stupire, per scenografia: una pizza napoletana non ha bisogno di un canotto per essere ottima. (Un pizzaiolo napoletano definì il canotto “na strunzata”, proprio perché inutile)
    .
    Perché è rilevante questo passaggio?
    Perché questo blog esalta le pizze e i pizzaioli che fanno il canotto, mettendoli sul piedistallo più alto.
    Ma apprezzo i rari momenti come questo in cui il blog ridisegna la mappa della qualità di una pizza: una pizza con il canotto può essere buona come può esserlo una senza canotto.
    .
    Ma allora, a che serve il canotto?
    Non rischia di diventare “na strunzata”?

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