So che in musica 4/4 è una misura metrica, qualsiasi cosa voglia dire. Dai miei anni di salsa (ballo) ho capito che se io ritengo che un brano musicale sia in 4/4, riesco a ballarci sopra una salsa, e, quel che è più importante, far ballare anche una fanciulla (nonostante il fatto che le fanciulle al giorno d’oggi si rifiutino quasi costituzionalmente di farsi “portare” da un uomo). E suppongo anche che, se va tanto di moda il Quinto Quarto, ce ne devono essere altri quattro, in un animale. Ma so anche che 4/4 è un tipo di torta dalle dosi semplicissime: lo stesso peso di ognuno dei 4 ingredienti di base (uova burro farina zucchero), più eventuali creme ecc.

Quindi quando ho visto l’insegna di Quattro Quarti, in via Melzo, ho esitato un attimo: si suona si balla o si mangia? Ma il profumo che usciva dalla porta ha dissipato ogni mio dubbio… Si mangiano dolci!

Allora: aperta da un mesetto, nello stesso locale che ospitava Feeling Food, una simpatica buona insegna di cibo da asporto, Quattro Quarti è una pasticceria, o meglio una “torteria” – si dirà così? Qui si fanno torte, che potrei definire “normali”, fatte all’antica, in 4/4 insomma. Non è riduttivo, definirle così: e non sono solo torte di mele della nonna. Semplicemente, non prendono in considerazione il cake design, almeno a vedere le torte esposte l’altro giorno, non ci sono tracce di chiffon o di pasta di zucchero. Sono torte dall’aspetto esteriore normale, quasi antico, ma che sono naturalmente moderne e, perché no, gourmet all’interno. Vale a dire, hanno ingredienti e accostamenti che rispettano tutti i crismi sia della pasticceria casalinga, di tradizione, che della ricerca degli ingredienti sani, biologici, a km 0 o il più vicino allo 0 possibile, e così via. Ok – ci sono brownies e cheesecake, dolci stranieri ormai infestanti della nostra pasticceria, ma vengono facilmente perdonati viste le premesse. C’è anche una torta vegana, con sciroppo d’acero e spezie.

Dice Elena Pozzi, la pasticcera titolare: “Le mie torte vengono dalla passione per il cibo buono, vero e naturale, ma soprattutto nascono dal cuore.” Ovvero, piccoli produttori, farine bio macinate a pietra, uova di galline allevate a terra nella campagna lombarda, latticini prodotti da cooperative locali, frutta biologica.

E creatività, e gusto: a partire dai Rugelach, piccole brioche di pasta  sfoglia della tradizione ebraica.

Ci sono torte di pere e cardamomo, di mele, di carote speziate, di mele e caramello salato al sidro, rovesciata di prugne al caramello e mandorle, ci cioccolato all’olio, di cioccolato e barbabietole, di ricotta nocciole e mirtilli… Ne ho assaggiate qualcuna (diciamo tre, più qualche Rugelach), e intenderei completare il giro di assaggi: ci sono in menù 20/25 torte diverse. In bocca, ti danno proprio l’idea della torta di una volta, di casa, anche se le nostre nonne non sempre osavano accostamenti arditi o insoliti: e sono tutte buone, nessun ingrediente che stoni o che preponderi (peer questo devo provare le altre: sarà vero per tutte?).

Le torte “semplici” o “normali” costano 24 € (mezza torta, 14 €), quelle “ricche” 26 € (mezza torta, 16 €); un quarto, 7 e 8 € rispettivamente; una fetta, 3,50 e 4 €. Si possono portare via, naturalmente, ma anche consumare sul posto, c’è un angolo per sedersi e prendere un caffè, un tè…

Quattro Quarti Torte. Via Melzo, 22. Milano. Tel. +39 0239542869.

[Immagini: Quattro Quarti, iPhone Emanuele Bonati]