Avete mai assaggiato la pinsa romana? Io l’ho trovata nel quartiere Salario a Roma, da Santi Sebastiano e Valentino, forno con cucina, mentre eravamo alla ricerca di una pizza.

Sono stata subito avvolta da un’atmosfera rilassante, dal profumo di pane esposto sul banco e dai sorrisi delle ragazze che lavorano nel locale.

Mi è subito piaciuto l’ambiente semplice e conviviale, senza pretese, con lunghi tavoli sociali in marmo che ricordano alcune storiche pizzerie di Trastevere.

Sistemati a tavola, abbiamo aperto i menu e, sorpresa, niente pizza. Evidentemente la carta non era aggiornata, ma è bastato chiedere per farci elencare 5-6 tipi di pizza che si poteva ordinare.

La carta di vini, ahimé, è troppo basic, sicuramente da rivedere. Pochi vini, raggruppati a caso, senza un filo logico. Non c’è un accenno alle birre, anche se qualcuna è presente nel locale.

Curiosi di assaggiare vari gusti di pizza, ne abbiamo ordinato quattro tipi diversi: margherita (8 €), bufala e datterini (10 €), cicoria e provola affumicata (9 €) e Napoli, con mozzarella, pomodoro e acciughe (11 €).

Aspettavo un classico piatto largo con la pizza tonda, invece sono arrivati i taglieri di legno con una pizza ovale abbastanza alta, ovvero, la pinsa.

Se andate su Google capirete quali sono le differenze tra la pizza e la pinsa che nasce da un’antica ricetta romana con un impasto di farina di frumento, soia, riso e orzo, molto più idratato rispetto alla pizza classica e ha una forma ovale, perché “pinsere” in lingua latina significa “allungare, stendere”.

È una sorta di focaccia o schiacciata, che prima viene infornata e poi condita. Ma in questo caso la pinsa è stata condita e infornata.

La migliore, unanimemente, è stata dichiarata la pinsa con la cicoria e provola affumicata. Croccantina sotto, cotta bene, cicoria saporita.

La margherita e la bufala con datterini entrambe buone, ma un po’ troppo umide a causa del pomodoro (buono, per niente acido).

La peggiore, purtroppo, è stata la “napoletana”, acciughe troppo salate, ma poco sostanziose.

 

Per i golosi non mancano i dolci come la cheesecake Gattopardo, con crumble alle mandorle, amarene e pistacchi (6 €), o semplicemente le friabilissime ciambelle al vino.

Io ci tornerei, da Santi Sebastiano e Valentino anche per mangiare piatti a base di pane: bruschette condite (6 €), lasagna di pane (12 €), o – perché no? – provare un hamburger (16 €).

A voi la scelta: una pizza canotto, una classica pizza sottile e croccante alla romana o una pinsa?

Santi Sebastiano e Valentino – Pane e Mangiare. Via Tirso 107-109. Roma.  Tel. +39 06 87568048

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Giulia Nekorkina

Giulia Nekorkina

Moscovita di nascita, romana da 25 anni, Rossa di Sera da 10 anni, innamorata della vita, appassionata di bollicine, adora cucinare e mangiare. Il miglior museo è un mercato, il miglior regalo è un viaggio.

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