Chi semina bene, raccoglie meglio. Si parla di grano, di grano tenero e quindi di farina domani mattina – dalle ore 10 – al Real Sito di Carditello, la Reggia di Carditello che era residenza di caccia borbonica e ora azienda agricola sperimentale.

Un grano che vuole essere speciale nella sua semplicità, un Grano Nostrum che guarda a un antico passato di Campania Felix e di Mezzogiorno e a un futuro di sempre maggiore valorizzazione del territorio, meglio, della campagna che ritorna ad essere motore di cose buone.

Siamo in Campania, dunque, e la sfida è quella di avere a disposizione un grano tenero italiano capace di competere con i migliori grani internazionali. Il che, al netto del nostro patriottismo, non sempre è.

Green Farm e Mulino Caputo si sono messi al lavoro con questo obiettivo dichiarato da raggiungere e sono partiti dalla scelta del seme incrociando qualità intrinseche del grano, natura del territorio e caratteristiche di coltivazione.

“Vogliamo offrire un frumento qualificabile come panificabile superiore e con delle specifiche caratteristiche di forza, estensibilità e tenuta, ideali per le realizzazioni dei nostri prodotti”, spiega Antimo Caputo e sulla carta possiamo credergli visti i successi recenti della Bio e della Tipo 1..

L’idea segue la felice sperimentazione, diventata poi quotidianietà da qualche anno a questa parte, del Campo Caputo che è la filiera diretta non solo commerciale ma di qualità: in soldoni, gli agricoltori che rispettano gli standard elevati di coltivazione ricevono una remunerazione ulteriore rispetto a quella del mercato nel giorno di riferimento scelto dall’agricoltore per la vendita.

Una bella e buona situazione di libertà che a giugno 2016 ha conosciuto una nuova fase, quella del grano tenero coltivato in Campania con i primi appezzamenti individuati per la crescita virtuosa di un grano 100% Campania, Basilicata, Molise la cellula iniziale del Grano Nostrum.

Si era a Frignano nell’esatto luogo dove l’anno successivo è stato celebrato il Capodanno del Mugnaio che ha avuto il merito di legare produzione della farina a produzione della pizza senza soluzione di continuità.

E lo stesso accadrà domani con la partecipazione dei pizzaioli che hanno condiviso da subito il “valore campo”, Gino Sorbillo, Carlo Sammarco, i fratelli Giustiniani, Pasqualino Rossi che questa volta sono chiamati a dare consistenza ai numeri della nuova realtà.

Gli ettari coltivati a Grano Nostrum sono 3.000 nelle tre regioni e permettono di parlare di una nuova, nel senso di innovativa e tradizionale, produzione che ha un rilievo economico.

Non è un caso che a coordinare i lavori di presentazione della nuova filosofia sia il giornalista de Il Sole 24 ore e di Radiocor Plus, Giorgio dell’Orefice.

A lui il compito di inquadrare la discussione con Antimo Caputo, Ad del mulino di Napoli; Michele Mennino, responsabile della Green Farm; Gino Sorbillo, maestro pizzaiolo; Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde; Francesco D’Amore, dell’Azienda Agricola D’Amore e Roberto Miletti dell’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo).

A noi quello di tenere d’occhio una qualità di grano e quindi di farina che vedrà la prima anticipazione in questa annata e quindi al prossimo Capodanno del Mugnaio per arrivare in tavola nella stagione 2018-2019.

Ci vuole tempo ma accade così in agricoltura: il grano si miete una volta solo all’anno, lo sapete vero?

[Immagine di apertura: Amedeo Benestante]