Il panzerotto pugliese è inarrestabile nella conquista del mondo almeno quanto pizza napoletana e trapizzino romano.

Bari è il collante gastronomico tra Tokyo e New York, circa undicimila chilometri di distanza.

Grazie a lui: il panzerotto pugliese, la famosa mezzaluna di pasta imbottita come da tradizione di mozzarella e pomodoro e poi fritta.

Quattro anni fa circa Masahiro Nishi, per 25 lunghi anni in Italia nel settore della moda e del commercio ha pensato di aprire Panzerotteria, la prima in Giappone, precisamente a Tokyo, nel quartiere di Shibuya, uno dei più esclusivi.

“Ho voluto adattare il panzerotto ai gusti dei giapponesi – raccontò all’epoca alla redazione barese di Repubblica – e non presentarlo semplicemente come cibo italiano”.
Masahiro, nessuna esperienza in cucina, non ha lasciato nulla all’improvvisazione.
Con puntigliosità tutta nipponica ha studiato ed appreso le tecniche d’impasto, stesura e frittura.

Più di venti quelli in menu, con attenzione alla stagionalità, con ripieni di  verdure, carne, e anche vongole, cozze, gamberetti, seppie, in modo da offrire una varietà più vicina ai gusti del Sol Levante ed un po’ distante dall’originale, ma utile per convincere i connazionali “che si tratta di una cosa seria”.

Il risultato è quello che vedete e, a leggere i commenti in rete, i clienti ne sono entusiasti.

Ben diversa, e tutta pugliese, la storia di Vittoria Lattanzio e Pasquale De Ruvo, una laurea in lingue straniere lei, una lunga esperienza come barista lui. Una storia della serie “mollo tutto e vado via”, che ha le fondamenta nelle poche occasioni lavorative a disposizione, nonostante gli sforzi e l’impegno. Più di un anno fa la decisione di cambiare vita e sfidare il destino. Alcuni parenti negli States, la possibilità di poter usufruire di un percorso di accompagnamento e startup imprenditoriale.

Un mese fa il sogno diventa realtà.

Una cucina a vista, venti posti a sedere, tre tavoli, un divano e qualche poltrona nel locale di Smith Street a Brooklyn, New York. Panzerotti Bites, questo il nome.

Protagonista il panzerotto, quello classico con pomodoro e mozzarella, ma anche con farciture a base di mortadella, verdure arrostite, funghi o ricotta.

Tutti dalla pasta sottile, morbida e croccante allo stesso tempo, dalla goduriosa frittura perfetta.

Okkey, con qualche piccola concessione, come il ripieno al salmone e quelli in versione dolce.

E che la valutazione di costi, rischi ed opportunità fosse più che corretta lo ha confermato la stampa.

Prima Jennifer Gould Keil del New York Post, dedicando al panzerotto una pagina della sua rubrica “Side Dish”, e poi Nicole Levy di AM New York, intervistando Vittoria Lattanzio su quello che “i pugliesi sentono davvero come il loro cibo speciale”.

Gli ultimi dubbi li fuga Florence Fabricant del New York Times nella sua rubrica “Front Burner”.

Materie prime pugliesi e l’obiettivo di far conoscere la tradizione.

Come? Ad esempio con “How to eat”, il vademecum presente all’interno del locale  per spiegare come gustare correttamente un panzerotto, con indicazione dei tempi e dell’angolazione corretta del corpo.

Ora a me viene un dubbio, per avere successo all’estero è meglio osservare rigidamente la tradizione oppure adattare al pubblico locale la propria idea di base?

[Link: Repubblica, Gambero Rosso, Gazzetta del Mezzogiorno]

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui