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Milano, Galleria Vittorio Emanuele, anzi, via Silvio Pellico 6.

Apre Cracco in Galleria, ristorante, bistrot, caffè, pasticceria, cioccolateria, enoteca, cantina e salone privato.

All’ingresso posteriore di questo braccio della Galleria, che sarà utilizzato per accedere direttamente agli eventi dell’ultimo piano, il vostro umile cronista c’era, ovviamente, col suo fido fotografo.

Un poco di coda, l’ascensore è già esausto: via su per le scale, strette e basse e con un’aria da Vecchia Milano ottocentesca che trovo irresistibile. Di corsa o quasi: dietro di me, sento incalzare la voce di Lapo Elkann, non sia mai che mi faccio superare da un ragazzino.

Arriviamo all’ultimo piano, quello che sarà, anzi, che è, lo spazio eventi.

Due sale, un bar sul fondo della prima, che serve Magnum Dom Perignon 2009, tante sedie (Kartell, Ghost) nella seconda, che in breve si riempiono, tanta gente anche in piedi.

Sul soffitto, un affresco recuperato durante i lavori.

Una presentazione breve ed essenziale, condotta da Fabio Fazio: due parole del sindaco Beppe Sala, un intervento della Sovrintendente alle Antichità, qualche battuta di Laura Sartori Rimini e di Roberto Peregalli, ovvero lo Studio Peregalli che ha curato la ristrutturazione, e l’intervento di Carlo Cracco – non l’ho cronometrato, saranno stati due minuti in tutto, ma pieni dell’orgoglio, consapevole, di mostrare al pubblico il suo nuovo locale.

E poi giù al ristorante, una cinquantina di posti divisi in sale e salette, un bar nella sala in fondo, un’ampia sala d’accoglienza in stile Art Dèco moderno. Specchi, appliques in metallo e alabastro, piatti in ceramica alle pareti, i tavoli apparecchiati con piatti Richard Ginori ispirati ai disegni di Giò Ponti.

Anche le piastrelle della cucina sono su disegno di Ponti. E in cucina, naturalmente, Luca Sacchi.

Ecco, fermiamoci un attimo qui. Un omaggio a Milano, alla sua storia-design-architettura, nel cuore della città, in quella Galleria che da 150 anni è uno dei simboli identitari e artistici di quella milanesità, che si è recuperata negli ultimi anni.

Potrebbe essere una chiave di lettura, e potrebbe essere un tassello importante nella costruzione di un percorso che – ci auguriamo – possa portare al recupero della seconda stella e al raggiungimento della terza.

Per la serie, a noi ci piace Cracco. Con o senza hashtag.

Al ristorante, un assaggio di risotto giallo coi fegatini, assaggio che ho ripetuto per essere sicuro che entrambi i piatti fossero buoni. Ottimi, invero. Come l’ostrica su mozzarella di bufala con salsa al pepe e sale vulcanico delle Hawaii. E la focaccina con patate e tartufo. C’era anche un’altra cosa, ma non sono riuscito a superare la barriera di astanti che attendevano i vassoi dinanzi l’uscita dalla cucina.

Milano. Menu e prezzi del nuovo ristorante di Cracco che apre in Galleria

Il menù del ristorante? Lo abbiamo anticipato.

Il bar-bistro-pasticceria, al piano terra, ovvero l’ingresso vero e proprio in Galleria, riprende lo stile retrò di tutto Cracco in Galleria. Una cinquantina di posti, compreso il dehors, che non c’è ancora.

Bevuto il caffè, niente dolcino, già finiti tutti… peccato perché avrei assaggiato volentieri qualcosa del pasticciere, Marco Pedron.

Ah, il laboratorio di pasticceria è al terzo piano, ma non son riuscito a infilarmici (è chiuso al pubblico).

E sotto la cantina, che serve ovviamente il ristorante, ma che è anche enoteca: puoi uscire dalla Scala e, prima di mezzanotte, venire qui a prenderti una bottiglia da berti, magari anche in dolce compagnia, seduti sui gradini del Duomo – è la mia idea di “innamorati a Milano”. Certo, dover scegliere fra 10.000 bottiglie (ok, le etichette sono solo 2000; il valore complessivo dev’essere sui 5 milioni di €) non è facile. Ma c’è apposta Alex Bartoli, che è anche direttore di sala del ristorante (esperienze in giro, compresa la cantina dell’Enoteca Pinchiorri).

Ecco, diciamo pure che tutto sembra concorrere a un traguardo magari inconfessato ma ben presente. Si può dire quello che si vuole, ma la stella Michelin ha sempre il suo valore. E questo concentrato di milanesità (che è anche, come noi milanesi sappiamo bene, anche l’apporto di “forestieri” come il vicentino Cracco) sembra avere tutte le premesse e le promesse giuste.

Ricordate il “funerale” a Masterchef? Bene, dimenticatelo. Cracco è risorto.

Cracco in Galleria. Via Silvio Pellico, 6 (Ingresso da Galleria Vittorio Emanuele). Milano. Tel. +39 02876774.

PS. Vi copio incollo anche il comunicato stampa. Buona ulteriore lettura.

L’apertura di Cracco in Galleria non rappresenta semplicemente una nuova fase nella carriera di Carlo Cracco, ma è il suo progetto ad oggi più ambizioso, nell’intento di restituire alla Galleria costruita da Giuseppe Mengoni e inaugurata nel 1877 il suo ruolo originario di “Salotto di Milano”, punto imprescindibile ed eccitante di incontro e osservazione, frequentato dai milanesi doc come da chiunque, appena arrivato in città, voglia coglierne immediatamente  l’atmosfera.

Una location unica che riunisce cafè, ristorante, cantina e un salone privato per occasioni particolari, aperta tutti i giorni, dalle 8 del mattino a sera inoltrata, dalla prima colazione al dopo teatro. Meglio, uno scenario che porta la firma inconfondibile dello Studio Peregalli,  Laura Sartori Rimini e Roberto Peregalli non hanno solo Inventato un luogo  inedito eppure immediatamente familiare, perché espressione di una legacy architettonica che spazia dalla seconda metà dell’800 a Gio Ponti, ma un’idea di stile milanese al tempo stesso sobrio, raffinato e leggero, presente nell’immaginario a livello intuitivo, pur senza avere  prima d’ora trovato una sua forma realizzata. Punto di partenza, il necessario gioco di corrispondenze con la Galleria e il suo vocabolario architettonico: lesene, trabeazioni, bassorilievi, grottesche, mosaici, oltre naturalmente  al metallo della cupola.

Al piano terra, al Cafè , le  pareti sono in stucco, dipinte a mano con un motivo a damasco che ricorda i disegni Fortuny, il  pavimento in mosaico è in accordo cromatico con l’esterno, il grande bancone-bar della fine dell’800 è stato trovato a Parigi. Di grande impatto l’ascensore, che ad ogni piano subisce una metamorfosi per sintonizzarsi con l’ambiente circostante, costruito interamente in ferro e decorato a finto bronzo con inserti in vetro al piano terra, in specchio e metallo dorato al primo piano, infine dipinto con una patina scura in cantina.  La proposta gastronomica del Cafè è più semplice rispetto al Ristorante, con piatti meno elaborati, per pranzi e cene veloci e informali. Una novità importante sarà lo spazio dedicato alla pasticceria e alle creazioni in cioccolato del pastry chef Marco Pedron: dalle brioche del mattino alle torte, dalle praline ai biscotti, tutto verrà creato e prodotto nel laboratorio dedicato presente al piano ammezzato. Dolci e cioccolato potranno naturalmente essere consumati in loco come portati via.

Al primo piano una sala d’accoglienza rivestita con una boiserie grigio-azzurra e una carta da parati dipinta a mano a grandi corolle floreali fa da introduzione al Ristorante, articolato in tre sale e due privé. A sottolineare il protagonismo delle grandi finestre sull’Ottagono e la Galleria un’architettura a bassorilievo di archi e lesene che incorniciano grandi specchi anticati moltiplicano le prospettive, appliques in metallo e alabastro diffondono una luce soffusa, la moquette ocra e marrone a motivo floreale sembra uscita dall’Atelier Martine di Paul Poiret.  A ridosso degli specchi, un omaggio all’arte milanese del 900 con tre piatti in ceramica appesi, courtesy della galleria Robilant+Voena.

La cucina sarà all’insegna della continuità con quella del ristorante in Victor Hugo: non mancheranno i piatti classici, dall’insalata russa caramellata al tuorlo d’uovo marinato, dal risotto allo zafferano e midollo alla piastra al rombo in crosta di cacao. Il tutto sempre all’insegna di una combinazione armoniosa tra tradizione e innovazione.

Una carta a parte, con proposte come ostriche, spaghetti al caviale e selezione speciale Spigaroli, per lo scenografico Fumoir: bancone in mogano e zinco, bottiglieria con specchio ed elementi nichelati di gusto Art Deco messi in risalto da pareti rivestite in filato metallico verde muschio.

Se ogni piano ha la sua cucina, è qui che si trova la più importante, con piastrelle su disegno di Gio Ponti, giallo zafferano, bianco e nero. E sempre ispirati a Gio Ponti sono i servizi di piatti di Richard Ginori, ideati dagli architetti e realizzati appositamente per Cracco, in tre varianti di colore coerenti con la palette dominante nei diversi piani.

Il secondo piano, cui si accede privatamente dal cortile affacciato su via Pellico, è riservato alle occasioni speciali: concepito come uno scenario teatrale, permette di creare ogni volta un ambiente su misura, grazie all’assenza di arredi fissi, fatta eccezione per il grande bancone del bar in marmo di Levanto degli anni ’20. Una hall/guardaroba di colore verde scuro in lacca e tessuto conduce a un unico ampio spazio, la Sala Mengoni, dalle pareti coperte da una resina speciale a rilievo a doppio disegno, con un effetto di ferro argentato. Il pavimento è in seminato, il recupero di un affresco ottocentesco con un motivo di putti ha suggerito i decori degli altri soffitti. Ancora una volta il posizionamento degli specchi crea tutta una serie di rimandi e riflessi in un incessante dialogo con la cupola della Galleria.

Nel seminterrato la cantina, dalle pareti rosso lacca e la scaffalatura in legno d’abete, ospita oltre 2000 etichette e oltre diecimila bottiglie, con un’importante selezione di vini soprattutto italiani e francesi, ed è dedicata, oltre che alla vendita, alle degustazioni

Tutti i materiali, tutti gli arredi fino al minimo dettaglio sono opera di imprese artigianali altamente specializzate. Un’attenzione particolare è stata riservata all’illuminazione, diffusa, quasi teatrale, e all’acustica, grazie a pannelli fonoassorbenti e all’insonorizzazione totale del secondo piano.

I numeri: 50 coperti circa al piano terra, dehors incluso, 50 al primo piano, fino a 100 posti seduti e 150 in piedi al secondo.

Ad aprile partirà il progetto “Galleria Cracco”, che coinvolgerà una serie di artisti italiani contemporanei nel realizzare tre volte l’anno interventi site specific per le “lunette” dell’ammezzato, trasformate in tre vetrine d’arte fruibili giorno e notte dagli oltre 100.000 visitatori quotidiani della Galleria. L’idea è nata in collaborazione con l’agenzia di comunicazione Paridevitale e Sky Arte HD, ed è espressione della volontà di Cracco in Galleria di porsi come un luogo di sperimentazione, in cui la creatività diventa il fil rouge tra food – in primis –, architettura, design, arte, e dove l’eccellenza del saper fare italiano, declinata in forme diverse, diventa la vera protagonista.

Il lungo e complesso iter realizzativo e progettuale di Cracco in Galleria è raccontato nel documentario “Cracco Confidential”, in onda ad aprile sul Canale 9 di Discovery Italia.

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