Gino Sorbillo apre una nuova pizzeria a Miami Beach e fa chiarezza sulle farine

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La notizia del giorno dovrebbe essere la nuova apertura di Gino Sorbillo a Miami. Una terza pizzeria in terra americana nella città delle vacanze e dei film per il pizzaiolo napoletano che ha ricevuto la consacrazione a New York con la visita del sindaco Bill De Blasio all’apertura e la pioggia di articoli e recensioni dei media americani (ultima in ordine di tempo, l’endorsement del Wall Street Journal che ha richiamato il riconoscimento Unesco e proprio Gino Sorbillo alla base dell’apertura del MoPi, il Museo della Pizza a New York).

La nuova Gino Sorbillo @ Miami Beach aprirà il 25 luglio con 110 posti a sedere tra interno ed esterno sulla Collins Avenue.

La formula è quella adottata con la pizzeria Lievito Madre a Mare, all’angolo tra via Partenope e Piazza Vittoria a Napoli. Quindi anche a Miami ci sarà la pizza moderatamente a ruota di carro e il numero 7 a giocare il ruolo di protagonista del menu. Che sarà popolato dai prodotti in utilizzo in Italia, quindi farina del Mulino Caputo (Tipo 1 e Saccorosso), fiordilatte Latteria Sorrentina, olio Olitalia, pomodori La Fiammante, birra Nastro Azzurro.

Se la notizia fa seguito ai rumors di nuove aperture che testimoniano l’interesse del pizzaiolo napoletano per l’estero (voci di corridoio danno per prossime nuove aperture Oltralpe), oggi ha fatto scalpore il commento di Gino Sorbillo a un post su Facebook del giornalista Tommaso Esposito che aveva rilanciato un proprio articolo sul pizzaiolo Gaetano Esposito e sulla tradizione della pizza napoletana.

In sostanza, dice Sorbillo, i pizzaioli devono usare solo farina al naturale e non preparati di laboratorio che anche se non sono chiamati semilavorati ne hanno tutta l’apparenza almeno agli occhi di un pizzaiolo esperto come lui.

Bravo Gaetano Esposito. Se a molti Pizzaioli fate usare solo farina normale (non aggiustata in laboratorio…) vedrete che potreste ricredervi sulle opinioni che avete di loro. Fate usare per esempio una “naturale” Farina Caputo. Proibite al pizzaiolo però che aggiunga altre sostanze “magiche” di nascosto che spesso sono già inserite a monte in alcune farine. Non avete mai pensato di far fare una prova del genere? Come mai? Fate fare una prova davanti a tutti chiaramente. Sarebbe una cosa normale e ONESTA per valutare le vere capacità di un pizzaiolo. Secondo me con questa prova solo noi, da Michele e pochi altri potremmo fare la stessa pizza che facciamo regolarmente nelle nostre Pizzerie per i santi clienti di tutti i giorni. Chi usa farine “create in laboratorio” si vende questa cosa come se fosse tutta arte sua la buona pizza sfornata. Magari si fa uscire anche una lacrimuccia mentre ve la serve a tavola così vi commuovete ancora di più e gli fate la buona recensione o lo invitate a qualche evento. O lo inserite in buona posizione in qualche classifica. E quindi molti di voi (che stimo e stimerò sempre) ci credete ad occhi chiusi e ingenuamente alla favoletta che però non è altro che chimica applicata alla pizza per cercare di fregare chi lavora con prodotti veri e limpidi della vera tradizione senza additivi miracolosi della panificazione. Qualche domanda in più dovreste farvela voi che avete l’enorme responsabilità della sana e onesta comunicazione. Sarebbe l’ora se volete…

Un j’accuse duro che ha raccolto la standing ovation di Alessandro Condurro, aka Da Michele a Forcella impegnato con la sua Michele in The World a portare nel mondo il verbo della vera pizza napoletana che non è solo tradizione, ruota di carro, alta di pasta né ha da combattere con lo spauracchio della gourmet ma con la tendenza dei pizzaioli ad utilizzare ingredienti scadenti e prodotti edulcorati.

E nel prosieguo del botta e risposta, Sorbillo parla apertamente di pizzaioli come atleti dopati nella gara a chi fa la pizza più fotogenica o il maggior numero di pizze.

“…è’ come gareggiare dopo essersi dopati. Non è onesto e leale usare certe sostanze. Per fortuna nel mondo dello sport se ne accorgono perché se ne vogliono accorgere proprio perché chi ricorre a queste cose (additivi) prende per fessi tutti, giornalisti compresi…. Nel nostro mondo si tace nonostante si professi in continuazione di saper riconoscere lealmente il lavoro fatto con sacrificio e lealtà. Fate fare una prova a chiunque (a porte aperte..) con semplice farina “naturale” vedrete le sorprese che avrete…… Se poi alle persone piace essere presi per i fondelli allora è’ un’altra cosa. È come superare i concorsi perché si e’ raccomandati da qualcuno. È’ come gareggiare con motori alterati contro macchine normali.
#LaVeritaNonVoleteVederla”

Che oltre alla nuova avventura americana sia partita anche la crociata per separare il grano dal loglio?


- sabato, 28 aprile 2018 | ore 18:18

8 commenti su “Gino Sorbillo apre una nuova pizzeria a Miami Beach e fa chiarezza sulle farine

  1. ma scusate caputo non usa miglioratori ed enzimi nelle sue farine raffinate ? le farine naturali sono tutt altro, forse non le conoscete o fate finta di non conoscerle. comunque la pizza di sorbillo è buonissima !!!

    • Innanzitutto la farina non si raffina. Al massimo si raffina il petrolio. Il grano si macina per ottenere farina.
      Per quanto riguarda miglioratori ed enzimi non ci risulta. Qualche giorno fa abbiamo partecipato insieme a giornalisti e appassionati a Mulini Aperti e alla Caputo abbiamo visto solo grano, cilindri, buratti, farina e sacchi.
      È da un po’ di tempo che scriviamo che Sorbillo fa un’ottima Pizza. Lieti di averne conferma

      • Cioè ignorate che cosa sia una farina raffinata ma sostenete che Sorbillo faccia un’ottima pizza? Continuate così, fatevi del male

  2. La cosa importante al di là degli ingredienti dei quali frega poco alla massa… è che la pizza italiana in terra americana sia esattamente come la si mangerebbe a Napoli senza cadere nella tentazione di contaminazioni locali nel nome del business.
    Mi piace ricordare che alla nascita della pizza non esisteva il DOCG Doc ecc.. con nomi altisonanti….solo il km zero.

  3. Perché allora ci sono mulini che dichiarano: ‘senza additivi, 100% naturali, prive di miglioratori, agenti di trattamento, enzimi aggiuntivi e conservanti (nemmeno nelle quantità e modalità ammesse dall’Art. 20 del Reg. UE n. 1169/2001 del 25 Ottobre 2011 sull’etichettatura alimentare).’
    E Caputo non lo dichiara?

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