Mi gira per casa un bellissimo librettino, Vietato vietare. Tredici ricette per vari disgusti, scritto da Luigi Veronelli nel lontanissimo 1991, edito da Elèuthera. Il grande onnivoro (e non certo solo nel senso di mangiatore) aveva raccolto una serie di ricette che risultavano più o meno culturalmente disgustose al mangiatore medio europeo. Alcune delle quali, a ben vedere, anche oggi potrebbero turbare persino i gourmet più spericolati.

In questi ultimi anni si è parlato molto dell’utilizzo degli insetti in cucina, ricordo ad esempio un nostro articolo del 2015 con lecca-lecca di ragno e cocktail di api, e un altro articolo che rivelava, un annetto fa, come Ikea stia pensando a una linea di polpette di insetti. Intanto, sono iniziate le prime sperimentazioni più o meno gourmet.

Bene, Veronelli era già pronto allora, e forniva indicazioni su come mangiare le cavallette, o locuste che dir si voglia, i bachi da seta, alcune larve, le cicale. Specificando come in altri paesi del mondo, e a volte in epoche diverse nel nostro stesso mondo, fossero un cibo normale.

Ma leggiamo la ricetta scritta da Veronelli, anzi, raccontata, per le locuste. Non senza aver prima citato una sura del Corano: “Colui che non mangia delle mie locuste, dei miei cammelli, delle mie tartarughe non è degno di me, disse il profeta.”

Le locuste devono essere uccise secondo la legge musulmana, cioè buttate vive in acqua bollente e salata o cotte al vapore. Se no sarebbero considerate impure (“difa”). Dopo la cottura possono essere seccate al sole o conservate sott’olio. Le si possono mangiare in vari modi (ad esempio grigliate, oppure polverizzate e mescolate con del latte…). Suggerisco di provarle con il couscous secondo una ricetta non del tutto ortodossa.

Prendete numerose grosse cavallette (due etti di cavallette circa a persona), ucciditele in acqua bollente salata e levatele al più presto. Togliete zampe, testa e ali che rimettete nell’acqua, aggiungendo sale, cipolla, peperone e pomodoro tagliati grossolanamente, a fare brodo, ristretto quanto vi gusta. A parte preparate il couscous (un etto a persona): fate assorbire acqua bollente poco salata al couscous in proporzione di 1 a 1; lasciate riposare 10 minuti e saltate on olio d’oliva.

Quando il brodo è pronto, filtrarlo e metterlo in una ciotola. Friggere le cavallette in poco olio e poi versate sul couscous. Servite subito con la ciotola di brodo e una ciotola di peperoncino rosso tritato.

Sempre citando Veronelli, ricordiamo che una battuta di caccia alle cavallette durante la stagione delle migrazioni, fatta con un telo di 8×4 metri, può portare a un quintale di preda in poco tempo: “il corrispettivo proteico di un paio di agnelloni. Scuate se e poco.”

[Immagini: GQItalia, AIS]