Perché 50 Top Pizza è una classifica non affidabile, volume 2

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Il mondo della pizza napoletana, almeno a Napoli e dintorni, è rimasto sconvolto dall’apertura del Museo della Pizza.

Tanto sconvolto che 4 pizzaioli di peso, Gino Sorbillo, Alessandro Condurro, Enzo Coccia ed Antonio Starita hanno protestato contro l’annuncio dell’apertura di un’installazione temporanea, il MoPi, a New York.

Modi sbagliati, contenuti errati, ortografia a ramengo sono le accuse rivolte dai maître à penser sulle due sponde dell’oceano, preoccupati, guarda tu, delle ripercussioni del Made in Naples negli Stati Uniti, ma che hanno taciuto su episodi ben più imbarazzanti che hanno ridicolizzato la genia napoletana.

La colpa di un’operazione mediatica non centrata porterebbe la firma di Francesco Emilio Borrelli, Consigliere Regionale dei Davvero Verdi, non nuovo a uscite provocatorie che vedono coinvolti i pizzaioli.

La polemica che si è accesa su Facebook ha visto contrapposto Gino Sorbillo a Luciano Pignataro, curatore della classifica 50 Top Pizza, che si sta preparando per l’uscita della nuova edizione.

Una classifica inaffidabile perché pecca di commistioni, come abbiamo spiegato in base a dati obiettivi facilmente riscontrabili.

A conferma di questa sensazione di strumento “politico” più che meritocratico arriva il de profundis celebrato da Gino Sorbillo che ha stigmatizzato la classifica, in cui lui è comunque ai vertici in seconda posizione, con parole che lasciano ben pochi dubbi.

Ecco il commento ripreso dal post di Facebook:

Caro nostro Luciano nazionale, noi 4 Pizzaioli (Coccia, Condurro, Starita e Sorbillo) siamo e saremo sempre LEALI con te. Poco più di un anno fa alcuni PIZZAIOLI (da Caserta a Napoli…) e alcuni tuoi colleghi si erano fortemente uniti per schierarsi contro di te (poco prima di Report sulla Rai…….). E sappiamo bene di cosa e di chi stiamo parlando…..
Sono stati tutti premiati…………..
Noi 4 ti vogliamo veramente bene e non siamo assolutamente come tanti che ti vedono SOLO come una persona che veicola le loro iniziative/promozioni… Per noi sei l’Uomo Luciano Pignataro e non il “giornalista” che tutti “vedono” per ottenere qualcosa (visibilità…). Questo te lo dico con il cuore.

Sono stati tutti premiati è un’affermazione forte che cela una sorta di “voto di scambio” nel meccanismo messo su con 50 Top Pizza, che sembra essere uno strumento di accomodamento da manuale Cencelli.

Il richiamo alla puntata di Report che indagò i rapporti tra informazione, consenso e pubblicità di giornalisti, blogger e influencer in area food, fa comprendere che ancora una volta un’inchiesta di Bernardo Iovene segna uno spartiacque tra un prima e un dopo, come successe anche con la puntata sulla pizza bruciata del settembre 2014.

Restano i punti oscuri, i si dice, le trame per assicurarsi una posizione di predominio, ma l’episodio di Acerra che è reso pubblico dalla puntata di Report (al minuto 14) ha il sapore delle trattative ai canapi durante il Palio di Siena, quando le alleanze tra i fantini sono frutto dell’abilità del momento, del budget a disposizione e della necessità che prima di vincere bisogna evitare che vinca la contrada nemica acerrima.

Gino Sorbillo ancora una volta ha il merito di scoperchiare la pentola. Non lo ha fatto con i modi migliori, ma in un mondo popolato da like in cui un messaggio passa solo se scoccato al momento giusto e in maniera diretta, ha avuto il pregio di chiarire che il riconoscimento Unesco all’arte dei pizzaiuoli non è stato patrimonio condiviso fino all’effettiva conquista, che ha generato il classico salto sul carro dei vincitori.

Lo hanno fatto in tanti e la protesta per il museo della pizza a New York nella sostanza è la preoccupazione che questo riconoscimento venga dissipato per insipienza.

E per l’assenza delle istituzioni cittadine e centrali. Più volte abbiamo suggerito l’istituzione di un Delegato alla Pizza con delega del Sindaco di Napoli per consentire una reale attività di coordinamento, evitando tavoli e tavolini, ma le soluzioni semplici sembra siano sempre le meno ovvie da perseguire.

Ma ci sarà l’occasione per parlarne a Tutto Pizza con un workshop che farà il punto della situazione a circa sei mesi dal riconoscimento. Ne parleremo con i veri protagonisti di quella cavalcata che ha costruito un patrimonio comune da valorizzare e che non deve avere errori marginali di interpretazione.

Come quello della domanda di un Americano “Come si dice pizza in italiano?” diventata il Leitmotiv della raccolta delle firme, racchiusa da un hashtag che ha generato qualche problema ma è stato efficace: #pizzaunesco.

L’apertura del museo (anche se temporaneo) a New York potrebbe sottendere la volontà di ribadire su scala mondiale che la pizza è patrimonio di tutti, con buona pace dell’arte dei pizzaiuoli napoletani.

Questo è il presentimento che ha mosso Gino Sorbillo, Alessandro Condurro, Enzo Coccia e Antonio Starita a mettere in scena la protesta. E al duro j’accuse con chi ha da salvaguardare interessi di bottega.

Altrimenti qualcuno dovrebbe spiegare perché Gino Sorbillo, che ha due pizzerie a New York e una in apertura a Miami, si è lanciato in una crociata del genere.


- mercoledì, 9 maggio 2018 | ore 11:53

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