Lo so, ci abbiamo pensato tutti, leggendo il titolo del post di Concita De Gregorio sul suo blog Invece Conchita, su Repubblica.it:

Troppo bella per fare la pasticciera

Sembra una novella di Boccaccio, ovvero, uno di quei film anni Cinquanta-Sessanta, che so, tipo Poveri ma belli, dove era tutto un giro di sorelle e fidanzate e amiche gelose le une delle altre e di giovanotti che si voltavano a guardare le altre ragazze – oggi sarebbe roba da #metoo, questa, ma lasciamo stare.
Se però allora, nei film, era probabilmente il ritratto ironico e scherzoso di un’Italia che andava scomparendo (o, meglio, che iniziava a scomparire, e che purtroppo non è ancora scomparsa del tutto), la vicenda odierna assume contorni vagamente inquietanti.

Ma vediamo la lettera, pubblicata da De Gregorio, di Franca, che racconta la vicenda di sua figlia Gianna, trentenne laureata con lode in scienze della natura, un lavoro a chiamata come divulgatrice scientifica, appassionata pasticcera con tanto di corso professionale in curriculum.

Vorrei raccontarti cosa è successo a mia figlia la scorsa settimana, una storia che ancora oggi mi sembra incredibile. Mi sarebbe piaciuto che a scriverti fosse lei, ma è talmente delusa e scoraggiata che non se l’è sentita, per cui lo faccio io.
Lei ha una grandissima passione per la pasticceria e due anni fa ha frequentato un corso professionale seguito da un periodo di stage (ovviamente non pagato) presso una pasticceria. La settimana scorsa il pasticciere dove ha svolto lo stage le ha detto che aveva fatto il suo nome a un collega che cercava personale e quest’ultimo, dopo averla incontrata, le aveva assicurato che l’avrebbe presa a lavorare nel suo laboratorio, seppure con contratto interinale che le sarebbe stato fatto firmare il primo giorno di lavoro.

Tutto perfetto, un sogno che stava per avverarsi, pensava. Peccato che il giorno in cui ha iniziato il titolare, dopo due ore, le ha detto che era brava, ma che non poteva tenerla perché sua moglie e socia, dopo averla vista, aveva deciso così.
La motivazione: “Sei una bella figa!”.  Proprio così!!! Non ha avuto neppure il buon gusto di usare un’altra parola. Nella sostanza non sarebbe cambiato nulla anche se avesse detto ‘sei una bella ragazza e mia moglie è gelosa’, ma ‘bella figa’? Non ci credo ancora. Ma in che secolo vivono queste persone? Una donna discriminata da un’altra donna? Perché adesso è un problema anche essere una bella… ragazza? Mi chiedo, come bisogna reagire in situazioni così assurde?

Cioè – ancora oggi, 2018, ci si ostacola fra donne, si ha paura della donna avvenente come sicura rivale in amore, e così via?
I commenti – devo dire dai toni abbastanza pacati in genere – vanno dalla riprovazione per il comportamento della moglie del pasticciere al biasimo per il termine usato, ai complimenti all’aspirante pasticciera per il pericolo comunque scampato. Non manca ovviamente chi in qualche modo difende, o giustifica, il comportamento della moglie, che a quanto pare non si fida del marito: perché indurlo in tentazione?
Cosa possiamo dire? Che sì, è vero, la società ha fatto enormi progressi nel corso dei decenni, ma ci sono ancora delle zone oscure. Le discriminazioni e le molestie sul posto di lavoro, ad esempio. Il sesso ha ancora un peso non indifferente in queste questioni, non si può negare. E la cronaca ce lo ricorda spesso.

E nel mondo della ristorazione? Quanto conta, oggi, l’aspetto fisico rispetto al curriculum? Quante sono le stagiste carine che ottengono un contratto, rispetto a quelle meno avvenenti? Episodi-limite come questo  sono un limite, appunto, o la norma? Le donne che ostacolano le possibili rivali, come facevano le sorellastre con Cenerentola, sono casi patologici e sporadici?

Un discorso a parte è quello delle molestie vere e proprie: ci sono voci più o meno fondate, messe o meno a tacere per amor di patria o del quieto vivere, ma non sembrano molte. Bisognerà aspettare l’onda lunga del caso Weinstein, o meglio del caso Batali, per capire se e quanto il fenomeno interessa anche la ristorazione patria?

Ce ne sono tracce romanzesche: basti pensare a Lo chef è un dio, cronaca delle esperienze dell’autrice, Ilaria Bellantoni, nel mondo del food, di cui ha parlato qui Alessandro Bocchetti, e al più recente Gli sbafatori di Camilla Baresani (io ne ho scritto qui), più spostato sul tema delle foodblogger (ma anche qui il sesso gioca un suo ruolo). Sono però due libri in cui il tema della donna nel mondo del food viene un po’ (troppo?) romanzato.

La realtà sono invece le accuse a Mario Batali, in America, da parte di numerose donne che lo accusano di averle drogate e violentate – è dell’altro giorno la notizia che tre dei suoi ristoranti di Las Vegas chiuderanno il 27 luglio, proprio per questo motivo (ovvero, la proprietà del complesso alberghiero in cui si trovano non desidera essere associata al suo nome); e anche Ken Friedman e April Bloomfield di The Spotted Pig hanno deciso di separare il proprio percorso professionale dopo le accuse di violenza avanzate nei confronti di Friedman da alcune dipendenti.

E la realtà è Gianna, che oggi, nel XXI secolo, non ha avuto un lavoro non tanto perché donna, che sarebbe quasi “nella norma” (quante volte le donne non vengono assunte perché poi magari fanno dei figli, ad esempio), e bella.

L’unica reazione che ha avuto Gianna è stata scrivere una mail al titolare dell’azienda.  ‘Buongiorno – dice la mail – fare la pasticciera è il mio sogno e mercoledì mi sono presentata in laboratorio da voi con tutta la mia passione e la mia voglia di dimostrare che posso fare questo lavoro e anche bene, nonostante io abbia 30 anni e nonostante fino ad ora io abbia lavorato in altri settori. Invece, dopo avermi illuso facendomi iniziare a lavorare, facendomi accordare con l’agenzia per firmare un contratto, mi avete negato questa possibilità con una motivazione francamente ridicola che mi ha spiazzata lasciandomi senza parole, incapace di replicare. Essere discriminata a livello lavorativo perché sono una bella ragazza, nel 2018, e senza sapere che persona sono, come lavoro, nulla della mia moralità, è inaccettabile e abbastanza triste’.

Non bastava venire a scoprire che gli stagisti lavorano come pazzi per quattro soldi. Ora dobbiamo anche scoprire che per essere assunte le pasticciere non devono essere belle. E, probabilmente, è meglio che i ragazzi non siano aitanti.

[Immagini: laRepubblica, Chocolat, Daria Shevtsova, Grand Budapest Hotel]