Antonello Colonna, chef doppia stella Michelin con il suo Open Colonna al Palazzo delle Esposizioni a Roma e il ristorante di Labico, ha confermato a Scatti di Gusto che nei prossimi mesi sarà impegnato con l’apertura di un nuovo bistrot.

Non alla Galleria Colonna, come molti pensavano, bensì all’interno della Stazione Termini, nel mezzanino.

La “confessione” arriva a margine della presentazione del progetto firmato da Antonello Colonna e dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, per la promozione delle eccellenze gastronomiche del Lazio.

Cos’è questa nuova iniziativa promossa dalla Regione Lazio e dall’Arsial (Agenzia Regionale per lo Svilupo e l’Innovazione dell’Agricoltura nel Lazio), rappresentata da Antonio Rosati (tra Colonna e Zingaretti nella foto)?

In base all’accordo, Antonello Colonna, proporrà oltre agli ingredienti tipici del Lazio, tovagliette realizzate a cura della Regione Lazio con le informazioni turistiche e gastronomiche relative ai punti di maggior interesse per i tanti turisti e viaggiatori che siedono ai tavoli dei suoi bistrot.

Oltre allo spazio Open, in cima alla scalinata di Via Milano, in centro, sarà coinvolto in questa iniziativa di comunicazione anche l’Open Bistro che lo chef ha aperto all’aeroporto di Fiumicino.

Anche il nuovo Open Bistro della stazione Termini farà parte della rete di comunicazione di questa nuova iniziativa, all’indomani dell’apertura.

Lo chef, che già da tempo è portavoce dei prodotti tipici della regione, lavora per regalare anche ai piatti più noti della cucina tradizionale una nuova creatività: pensiamo al suo negativo di carbonara, ma anche al negativo di Amatriciana, che Antonello Colonna ha realizzato in occasione dell’evento di beneficenza a favore dei terremotati di Amatrice nell’ottobre 2017.

Per garantire l’autenticità dei prodotti, è stata coinvolta la più moderna tecnologia: il blockchain.

Il sistema di tracciabilità finanziaria è stato trasportato nella filiera alimentare con successo.

Il primo ingrediente a fare da apripista è il pomodoro Torpedino, un’eccellenza dell’agricoltura pontina.

“Non solo è stato tracciato dal produttore al rivenditore – ci ha spiegato Virgilio Maretto, cofondatore e Ceo di Posti, la startup che gestisce il processo dei dati – ma il sistema entra anche nelle cucine dei ristoranti, negli stabilimenti di produzione. Il costo è irrisorio, siamo nell’ordine di 1/1000 di euro per un pacco di pasta da mezzo chilo, quindi anche alcune catene di supermercati (Carrefour, Conad – ndr) stanno trattando per inserire la tecnologia nei loro prodotti a marchio”.

In pratica quello che si ottiene non è un semplice ingrediente ad essere tracciato, ma è garantito il prodotto finito. Come nel caso della panzanella servita in occasione dell’evento, realizzata con il pomodoro Torpedino dell’Agro pontino e certificata passo passo fino all’ultimo boccone.