Tommaso Cannata, il mitico spacciatore di arancini e di tante specialità siciliane di Messina ha aperto a Milano la sua Sicilian Bakery.

Il locale è in corso Indipendenza, all’angolo con via Ciro Menotti, a due passi dal centro, a pochi metri da una fermata delle costruenda linea M4 della metropolitana.

Come detto, Tommaso viene dalla Boutique del Pane aperta a Messina con il figlio (ma siamo già alla quarta generazione di panificatori).

Prima di tutto, però, ho da ingolosirvi con la focaccia messinese.

Un vero tripudio che vi spiega il carattere dell’offerta gastronomica della Sicilian Bakery. E di Tommaso Cannata.

Bello, il locale, che si sviluppa su due piani (qui c’era una banca), anche se per ora il sotterraneo non è aperto al pubblico. Da settembre, ci saranno anche tavolini all’esterno.

Due cose si notano subito: il pane, e i grani antichi esposti sulla parete di fondo, in provette. Il pane è senza dubbio un’attrattiva, visiva per chi entra, ma ancor più quando lo si assaggia. Sarà che è difficile trovare del pane buono a Milano, sarà la cura con cui viene preparato, a partire dalle miscele di grani antichi. Lo sottolineano, appunto, le provette von le spighe, ciascuna con un’etichetta con il nome. Ti raccontano la ricerca di Tommaso sul territorio, sulle materie prime – e, naturalmente, tutto qui parla siciliano, i prodotti esposti per la vendita, quelli usati per le varie preparazioni, anche l’acqua.

Bello questo portare con sé la propria terra quando si apre un locale che propone cose da mangiare: è una scoperta per noi, e un motivo di orgoglio per loro.

Ma a Messina, e presto anche da noi, Tommaso Cannata è conosciuto per la sua rivisitazione dello street food messinese, a cominciare dalle arancine: buonissime quelle al ragù, buone quelle al burro; tutto siciliano, anche il riso, un Carnaroli semiintegrale. E ci sono anche i pidoni, che sono una specie di panzerotti con ripieni vari.

E ci sono le focacce messinesi. Che sembrano pizze, ma sono un’altra cosa. Anche, ovvio, per gli ingredienti.

Parentesi: i due tranci qui sopra sono pressoché uguali, ma uno è fatto con la tuma, un formaggio siciliano, l’altro con la mozzarella. Due risultati completamente diversi, e la tuma, beh, se non la conoscete, provatela.

Possono essere un’idea per l’aperitivo, anche se io sono più per la teglia sul mio tavolo, tutta per me, e un bel tovagliolone.

E poi ci sono anche i cannoli.

Ieri sera, piccola inaugurazione, il locale aprirà ufficialmente a settembre. Ma resterà aperto in agosto, per assestarsi un po’, e iniziare a farsi conoscere. In zona, è già conosciuto, la gente che lo aveva visto “in lavorazione” entrava per complimentarsi (non è vero che i milanesi sono freddi, dice la signora Cannata): vi consiglio, se siete a Milano, di farci un salto, è aperto da colazione fino alle 23, e potrete assaggiare delle cose ottime. Ve le racconterò comunque meglio, quella di ieri era una presentazione e non ho potuto diciamo approfondire i vari aspetti culturali e gastronomici.

E ho anche l’impressione che da quest’autunno sarà piuttosto affollato.

Cannata Sicilian Bakery. Corso Indipendenza, 5. Milano.

[Immagini: iPhone Emanuele Bonati, Daniela Ferrando]

6 Commenti

  1. A Messina mangiamo arancini mai visto arancine.
    La focaccia tradizionale è solo con la tuma, scarola, acciughe e pomodoro.
    Focaccia e pidoni non hanno bisogni di ingredienti vari.

    • Mi scuso moltissimo – arancini, hai ragione, il solito refuso del polentone che non riuscirà mai a distinguerli. Anche se pensa di saperlo fare.
      Ma mi permetto di far notare che Tommaso si vanta, giustamente, di avere rinnovato l’antico cibo da strada messinese, come ho scritto, e già a Messina: nessuno dice che questo sia tradizionale, né che sia più buono: è lo stesso, ma è diverso. In questo sta la grandezza e la bellezza delle cucine italiane: la possibilità di cambiare, di arricchirsi, di portare con sé la tradizione senza rinnegarla.

      • Non dico non si possa innovare, solo ritengo che prima si debba conoscerla la tradizione. E a Messina purtroppo la si è sacrificata ad un pretesa “modernità”. Si fanno millanta arancini e focacce ma ci sono ormai generazioni che non hanno mai mangiato il pescestocco a ghiotta, mai visto il formaggio pepato (fresco e stagionato), le ope cosa sono? In compenso si consumano quintali di asiago Galbani (le maiuscole non sono causali)…..

  2. Su questo hai perfettamente ragione – ma non puoi farne una colpa a Cannata, come sembra dal tuo primo commento. E mi sembra che la sua focaccia con la tuma sia quella della tradizione, ovvero con scarola e tuma e pomodori. Che immagino faccia anche a Messina.

  3. Non ne faccio una colpa a Cannata, non torno spesso a Messina e non ricordo il suo negozio. Solo penso che i professionisti del settore dovrebbero opporre maggior resistenza alle richieste insensate dei clienti.

    • Vero, in parte. Ma in parte non funziona: se tutti fanno lo stesso prodotto, è logico che per aumentare il giro d’affari si cerchi qualche cosa per attirare la clientela, proponendo diversi tipi di focaccia messinese, ad esempio, usando magari altri prodotti del territorio (ma ho visto in rete anche una ricetta della focaccia con il galbanino…).
      Lo stesso discorso della pizza: la base sono la margherita e la marinara, poi sono arrivate la 4 stagioni e la scarola eccetera: non per questo si è smesso di mangiare margherite, però.

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