Cos’è Identità Golose Milano, il ristorante gemmazione di Identità Golose e di Identità Expo che ha aperto a Milano in via Romagnosi?

In sintesi: 2 milioni di euro di spesa, 7 mesi di ristrutturazione su 700 metri quadri, un centinaio di posti a sedere, salone, sale, bar, cucina, il dehors in giardino.

I protagonisti: Andrea Ribaldone, che sovrintende alla cucina (il resident chef è Alessandro Rinaldi), e Franco Pepe, alle pizze (il resident pizzaiolo è Gabriele Tangari, e il forno è il Neapolis del nostro sponsor Moretti che sta conquistando i protagonisti della pizza napoletana da nord a sud). I gelati di Paolo Brunelli, i profumi edibili di Antonella Bondi.

Claudio Cerioni e Paolo Marchi a presentare il tuttoarlano, parlano, parlano: di cose da raccontare, e per cui ringraziare, ce ne sono tantissime. L’unica cosa che non hanno detto, dove sono i bagni: ma tanto lo sapevo, avevamo pubblicato in anteprima la pianta – precisa precisa – di Identità Milano quando vi avevamo anticipato come sarebbe stato questo hub gastronomico internazionale.

Il glicine centenario della ex-Fondazione Feltrinelli a sovrastare il tutto, in cortile: bellissima la soluzione dell’architetto Egidio Tordera per coprire la sala lasciando vedere la pianta anche dal basso, preservando quel tocco di storia di cultura e di natura che (lo so, sto diventando un vecchio piagnone) mi ha commosso.

Davide Rampello a ricordarci il legame fra cultura e agricoltura. Ed Elisa Zanotti a smistare la gente.

Un calendario di chef pronto fino a dicembre. Chef in visita alla presentazione, già in calendario ma anche no, Davide Oldani, Andrea Aprea, Fabio Pisani, che hanno cucinato alla prima cena di gala con Claudio Sadler, Carlo Cracco, Antonio Guida e Alessandro Negrini, e poi Matias Perdomo, Ciro Scamardella (scortato, al suo ingresso “in società” a Milano, da Alessandro Pipero), Felix Lo Basso. Annie Feolde e Cristina Bowerman, in quota rosa (la Bowerman, direi più fucsia paglierino). Moreno Cedroni. Tanta gente, tutta Identità Golose naturalmente, PR, amici. Parte della stampa – sarà una due-giorni di open day, con tanto di cene di gala.

Che dire della prima presentazione di questo Identità Milano, il non-ristorante nato dall’esperienza di Expo2015? Partiamo dall’estetica: è bello. Una delle cose più belle viste a Milano negli ultimi tempi, direi, forse anche grazie alla sede, in un palazzo storico (lo ricordo, siamo in via Romagnosi, traversa di via Manzoni, a due passi dalla Fondazione Cariplo, a tre dalle Gallerie d’Italia, a quattro dal Teatro alla Scala, a cinque dalla Galleria), che ha ospitato la Fondazione Feltrinelli (ora in viale Pasubio), uno dei centri della vita intellettuale cittadina.

Ora: uno spazio-eventi, conferenze e presentazioni, una cucina anche laboratorio, una sala da pranzo e un’altra sala più piccola in cortile, sotto il glicine, spazi didattici, un corridoio-enoteca.

Non ho contato i posti a sedere – un centinaio? Qualcuno sarà anche di fronte alla cucina, che è a vista, naturalmente.

E in cucina anche il forno, da cui Franco Pepe ha iniziato a far uscire le prime pizze. Che sono un po’ più piccole del normale, senza arrivare al formato-pizzetta: perché faranno parte integrante del menu, saranno cioè un piatto della carta, che può sostituire un primo o un secondo (ecco, io sono contrario: per me, antipasto primo secondo pizza dolce frutta caffè).

Il forno è il Neapolis del nostro sponsor Moretti Forni, un capolavoro di estetica e di tecnologia che ha convinto sia Identità Golose che Franco Pepe. Fra l’altro, Pepe mi è sembrato particolarmente contento di lavorare le sue pizze nella cucina di un ristorante: una delle sue idee è proprio la necessità di eliminare questo tipo di barriere, lo scambio pizzaiolo-chef è fondamentale per l’alta cucina come per l’alta pizzeria.

Tre le pizze di Pepe proposte a Identità Milano: Margherita Sbagliata (14 €) con mozzarella di bufala campana DOP, passata di pomodoro riccio, riduzione di basilico, olio extravergine d’oliva; Scarpetta (16 €) con mozzarella di bufala campana DOP, fonduta di Grana Padano DOP 12 mesi, composta di pomodoro, basilico liofilizzato, scaglie di Grana Padano DOP 24 mesi;  Memento (15 €) con crema di cipolle di Alife, crema di ceci delle colline caiatine, cicoria selvatica, olio extravergine d’oliva. Una di queste verrà sostituita da un’altra, dedicata a Milano.

Dicevo: menu con pizze. A pranzo, con una formula business a 35 € (un primo + un secondo, o una pizza + un secondo, con acqua caffè coperto), ma con la possibilità di ordinare alla carta; a cena, 4 portate a 75 €, entrée e vini compresi.

Come a Expo 2015, un prezzo abbastanza abbordabile, se lì lo hanno pagato in 56.000 avventori (ovvio, non alla portata di tutti, impegnativo, ma non eccessivo per questo tipo di cucina).

Il menu del pranzo è interessante, essenziale, e si apre con una pizza fritta, la Montanara.

Altro discorso per gli chef ospiti serali, che si alterneranno dal giovedì al sabato.

Lunedì e martedì sera i menu saranno firmati da Ribaldone-Rinaldi, e saranno tematici, ogni mese diversi: per settembre, “Funghi: dal mare ai monti”. A ottobre. “Il pesce a Milano: un amore senza fine”.

Grandi chef, dicevamo.

Si comincia il 20 settembre con 4 chef a rappresentare “Il Mondo in Italia”: Matias Perdomo – Contraste, Philippe Léveillé – Miramonti L’Altro, Christoph Bob – Il Refettorio del Monastero Santa Rosa, Rafael Charquero, pasticciere del gruppo di Enrico Bartolini.

Potrete assaggiare senza muovervi da Milano (quindi – non sei tu che vai al ristorante, è come se il ristorante venisse da te) le migliori cucine italiane e straniere (i menu sono sul sito di Identità Milano, assieme al calendario completo degli chef). Da Ana Roš (Hiša Franko, Caporetto, Slovenia, 22/9) a Moreno Cedroni (Madonnina del Pescatore, Senigallia, 26-29/9).

E poi ancora Antonello Colonna (Open Colonna, Roma, 4-6/10) e Peppe Guida (Nonna Rosa, Vico Equense, 11-13/1o), per il centro-sud, per poi risalire al nord con Alfio Ghezzi dalla Locanda Margon, Trento (18-20/10).

Si continua l’alternanza centro-sud-nord con i romani Anthony Genovese (Il Pagliaccio, 24-27/10), Alessandro Pipero e Ciro Scamardella (Pipero, 31/19-2/11) e Cristina Bowerman (Glass Hostaria, 5-8/12), a cui si inframmezzano Marco Sacco del Piccolo lago di Verbania (14-17/12) e Alfonso Caputo (Taverna Del Capitano, Massa Lubrense).

E con interessanti puntate all’estero, dai gemelli russi Berezutskiy del moscovita Twins Garden, 21-24/11, al fascinoso Rodrigo Oliveira dal Mocotò a San Paolo del Brasile, 12-15/12.

E nei giorni “vuoti”, arriva a cucinare Ribaldone.

Il progetto ha un senso? Direi di sì, anche considerando che questo è il momento più giusto, probabilmente, per metterlo in pratica. Lo ha sottolineato anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, in un intervento video: Milano è diventata, dopo Expo2015, un polo di sviluppo, di innovazione, e anche di attrazione turistica (nei primi sei mesi del 2018 +7,3% di visitatori, quasi 5 milioni). E un hub, un centro comunque polifunzionale, e culturale, come questo, ha sicuramente la sua ragion d’essere qui, e ora. Avrà bisogno di essere sostenuto, e fatto conoscere, e comprendere. A partire dal prezzo, che potrebbe essere uno scoglio: a Expo è stato più facile arrivare a cifre importanti, perché c’era mezzo mondo; qui, bisognerà fare un poco più fatica. E bisogna capire se la possibilità di prenotare solo sul sito, attraverso The Fork, sarà un vantaggio o un handicap. Probabilmente un vantaggio, visto il pubblico a cui Identità Milano si rivolge.

Proviamo a prenotare? Si può scegliere ovviamente la serata, l’orario (dalle 19.30 alle 22), il numero di commensali (anche 1 solo, io). Clic, dati del cliente (ovvero registrazione su The Fork), prenota (immagino che al clic successivo sia anche prevista la possibilità di cancellare la prenotazione).

Mi piace. Ora decido.

Identità Milano. Via Romagnosi, 3. Milano. 

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