“Non è possibile mischiare così. Non è etico”. La voce di Magnataro suonò grave nella cucina.

“Ti posso assicurare che stanno benissimo insieme”, gli fece tra lo spazientito e l’arreso Papiliomen che schiacciava giudiziosamente i pomodorini rossi e i pomodorini gialli con la cucchiarella che si diceva appartenuta a Dionisio in persona.

Gli sfuggì un flebile lamento pari a quello che sarebbe scappato a un pizzaiolo. “Ricordati che la cucchiarella di Dionisio è prodigiosa: cucinerai benissimo ogni pietanza ma non ne abusare perché i creduloni che mangeranno al tuo desco si dimenticheranno una parte della loro vita”, gli aveva detto la vecchina venditrice di miele.

“O è bianco o è nero”. Magnataro sbattè il pugno sul tavolo come a non volere accettare repliche.

“Per fortuna sono altri colori”, osservò tra sé e sé Papiliomen. Avrebbe voluto chiedere se fosse arrivato il pacco di Pasteus, ma non gli sembrò il caso.

Ripose con un sospiro la ciotola in cui i pomodori di Pomoreus avevano iniziato la loro personale lotta aizzati dall’acqua del Flegetonte in cui Si diceva fosse stata forgiata la cucchiarella divina.

“O da questa parte o dall’altra, tertium non datur”.

Il momento era grave. Magnataro parlava sempre a pane e puparuoli e mai avrebbe usato una frase fatta e per giunta in una lingua barbara.

“Ma sono pomodori, dove vedi il nero presagio?”, strabuzzò gli occhi Papiliomen come era solito fare.

“Che si tratti di pomodori, farina, olio, pasta, locande, gli scriba non possono fare gli adulatores e spargere le velina. Qui non si siedono”, si alterò Magnataro.

La salsa era salva. Papiliomen riprese la ciotola.

Era il solito biga-biga. Se scrivi gli incunaboli non puoi accettare regali, se scrivi devi avere gli scontrines, se scrivi devi bagnarti nelle acque del Serino e restare puro. Se fai l’adulatore per qualcuno non puoi scrivere ma solo cantare. Chi canta non scrive. Chi scrive non canta. Gli adulatores sono una specie abietta. Solo il dio degli inferi li alza in gloria.

“Senza faccia, senza faccia”, esultò il cavalier servente di Iulia Pugna che in assenza della Signora dei Pagnottielli era solito andare in esternazioni. “Nemmeno gli ispettore gommati della Terra dei Galli nascondono il volto quando si siedono a tavola. Solo noi unici nella Terra di Mezzo lo facciamo”, gonfiò gaio il petto come il tacchino alla vista del lombrico. “È solo grazie a noi duri e puri che i pizzaioli come quell’ingrato di Boves hanno cacciato la capa dal sacco. Abbiamo una reputazione da difendere e una terra con tante locande da salvare”.

“Bravo!”, esclamò il Perrellante Festante mentre Aulivus e Chiapparellis mettevano per terra gli incunaboli e le tuniche fashion del Mercatum Cilentum. “Ti ho portato le novelles per fare le velina, potresti almeno dirci grazie”, soggiunse il Perrellante Festante.

Il cavalier servente piegò in una smorfia l’angolo della bocca e si affrettò a coprire le tuniche con il suo mantello Chanel 29.

Ma Magnataro era troppo assorto a elencare le doti dell’Etica. “Le locande dovranno impastare una farina senza nome, usare il pomodoro di Pomoreus, l’olio di Oleus, il fiordilatte dei Lactaris, il basilico dei Basilischi, le alici di Cetarus”, si girò di scatto. “L’Etica si mangia, l’Estetica si guarda”.

Papiliomen e il cavalier servente si impappinarono le cervella come erano soliti fare in queste occasioni mangiator-culturali.

“Ma non possiamo fare a meno dell’estetica”, suggerì il Perrellante Festante mentre lustrava l’anello dei distributores sulla tunica resa porpora dai preziosi mitili del mare dell’est.

“Giusto”, accondiscesero Aulivus e Chiapparellis che si chiedevano ancora la ragione di questo andare e venire degli incunaboli.

Non gli sembrava vero. Aveva ragione! Il cavalier servente alzò il tono della voce.

Il momento era grave. “Abbiamo fatto bene a un intero pianeta, tondo o piatto che sia, e Zeus riconoscerà i meriti a Magnataro e a tutti noi che siamo pronti a gettarci nel fuoco. Abbiamo inventato la figura del pizzaiolo che prima era solo un ammaccatore. Dobbiamo ergere una statua e chiedere sacrifici di buoi, che dico, di manzette. E io farò il sacerdote!”.

Papiliomen avrebbe voluto prendere le misure per fargli il segno del suo pensiero in messo agli occhi, ma i pomodori lo chiamavano.

“Estetica vuol dire avere una bella Locanda con belli locandieri e Belle locandiere vestiti di tuniche candide e senza schizzi di pomodoro, triclinium comodi, vino che non faccia bolle, calici di vetro puri, acqua fresca di fonte, piatti Richard Ginori. Ecco come l’Etica e l’Estetica vanno d’accordo!”, esclamò rincuorato.

“Dimentichi la birra di frumentum e il cacio stagionato”. Il Perrellante Festante tamburellò nervosamente i polpastrelli sull’ultimo modello di clessidra Griso.

“Ecco la pasta”, Pasteus posò il pacco sul tavolo e spinse avanti il rotolo della canzone che velocemente il cavalier servente fece sparire sotto il mantello.

“Etica è un valore da disciplinare”, confermò Pasteus mentre firmava la bolla di convocazione di Alopecius. C’era da trovare un adulatores per cantare le gesta della locanda di cui anche lui era socio nella Città Eterna. “Lui non può scrivere purtroppo pur essendo scriba o scrivano di locande. Questione di etica”, approvò.

Fammi capire Pasteus”, intervenne Papiliomen, “Etica dice che non puoi essere adulatores se scrivi di locande ma puoi essere socio se fai scrivere a un altro? Non lo sapevo”.

“Aggiornati Papiliomen”, Alopecius entrò con Bufalus. La trattativa era stata lunga ma si era assicurato il cacio più cantato della Terra di Mezzo a solo 8 dracme. Un affare pensò mentre ripiegava la velina da consegnare alla scriba che dicevano figlia di Artemide per via del suo splendore notturno.

“Etica ed Estetica ci dicono di non far sedere al tavolo i Vizioz che hanno scritto e cantato insieme e hanno anche portato cantores da altre terre. Non possiamo permetterlo”, Magnataro sguainò la penna del piccione che stava rosolando a bassa temperatura.

Il Sistema è la sola garanzia che Etica ed Estetica convivano, che i pizzaioli officino i sacri riti a Iulium e che i garantes siano contenti. Nessuno parlò. Era il pensiero comune.

Vizioz aveva sbagliato, ma c’era un passaggio importante da copiare subito. Prima che fosse troppo tardi e i pizzaioli venissero meno alla tregua. “Si rischia che Etica ed Estetica diventino la foglia di fico e qui ci sono troppe cose da coprire”.

Non sarebbero bastati tutti gli alberi di fichi ottati che il prudente Magnataro stava mettendo a dimora nel cuore di Vallum.

La Guerra dei Pizzaioli per la Pizza di Mezzo

La Guerra dei Pizzaioli

(Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale)

  1. Retroscena. La guerra dei pizzaioli numeri uno
  2. La guerra delle pizze. Il due di pizza quando regna l’olio di semi
  3. Pizza di Mezzo. Le forche caudine della pizzeria di qualità
  4. L’insostenibile pesantezza dell’ananas sulle pizze
  5. La guerra dei pizzaioli. La velocità della pizza è nulla senza testimonial
  6. Il tradimento e l’Ultima Pizza
  7. La guerra dei pizzaioli. Ercole e la Pizza dei Due Golfi
  8. Anticipazioni. Il Grano Nostrum e i segreti della nuova Pizza di Mezzo
  9. La Guerra dei Pizzaioli. La Caduta degli Dei

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