Magnataro si alzò di scatto.

“Ho trovato”, fece a Papilionem che stava pazientemente mettendo in fila tutti i vasi con le figure rosse che rappresentavano gli spaghetti al pomodoro mangiati in tutta la Terra di Mezzo.

“Sempre a me il lavoro sporco”, stava giusto pensando mentre era un po’ invidioso del successo di Iulia Pugna che era riuscita ad individuare ben 3 cuochi che cucinavano il pesce con le foglie della corona che si riserva ai vincitori delle olimpiadi. Il simbolo delle tavole migliori.

“Scusami, sono felice, ma sai quanti cuochi preparano questi benedetti spaghetti-spaghettoni-spaghettini-spaghettelli al pomodoro checché nella sola parte sud della Terra di Mezzo? Impossibile stabilire chi guadagnerà la coppetta che va sulle tavolae viarum”, fece sollevato Papilionem.

“Ma che vuoi che me ne importi degli spaghetti al pomodoro e della coppetta viarum? Io dico che ho trovato il sistema per rendere più pesanti gli scontrines!”

“Vuoi pagare di più? Ma se già così dobbiamo dividerci i piatti da assaggiare! Io rinuncio!”

“Non hai capito. Noi non vogliamo far sapere ai pizzaioli e ora anche ai cuochi chi va a sedersi alla loro tavola per farli sedere alla nostra tavola ma loro lo sanno appena ci sediamo alla loro tavola perché tra le tavole tutti parlano e non solo di tavole ma anche di monete, premi e tanto altro. Quindi basta girare mascherati così non sapranno che siamo noi e non sapranno chi è esattamente a sedersi e noi saremo anonimi, senza fattezze, la faccia potrà assomigliare a qualsiasi altro perché sarà una maschera modellata da Giano che come sai abita anche qui vicino. Sarà una bellezza!”, spiegò di un fiato Magnataro.

“Bellezza, avete detto maschera di bellezza? Ci penso io a farvi finalmente tutti più belli”, cinguetto il cavalier servente che tirò fuori il suo zaino modello Prada 29 che manco Mary Poppea si sarebbe sognata, “da chi cominciamo”?

“Smettila di pensare alle cose effimere”, sbottò Iulia Pugna accompagnando la voce stentorea con un rapido colpo del pugnale, regalo di Pasteus, che conficcò nella solita tavola provocando un altro squarcio.

Papilionem guardò desolato la povera tavola e pensò a tutte le tavole in cui sarebbe dovuto andare mascherato: “Scusa, ma poi dovremmo succhiare tutto con un mezzanello plastic free?”, e mentre lo diceva si fece triste pensando alle fette di cetriolo delle maschere di bellezza che stavano sulla faccia per ore.

“Ragazzi non avete capito nemmeno il cippo a Forcella”, fece Magnataro.

“Vi avevo detto che la mia visita a Mediolanum è stato suggellato da un accordo strabiliante, che dico, scassante, di più, di rottura, con Golosus? Abbiamo convenuto che uniremo le forze noi del Sud e lui del Nord della Terra di Mezzo per avvinghiare in un abbraccio inestricabile pizzaioli e chef”, provò a ragionare con i suoi.

“Ora abbiamo da limare qualche dettaglio perché tutti noi della Terra di Mezzo pensavamo che i pizzaioli e le pizze fossero solo del sud, che non si poteva usare la farina integrale, che i rulli sono meglio dei cilindri (o forse era il contrario), che sulla pizza ci va solo il formaggio di pecora, che va bene bruciare i fondi per farli leggere agli aruspici e via dicendo. Con una sola mossa ho azzerato queste piccole differenze”, continuò guardando le facce un attimo incredule sul “piccole differenze”.

Non se ne curò. “Quindi la cena dell’anno prossimo la faremo a Mediolanum e sposteremo l’asse dal sud al nord. Ci pensate, tutti i pizzaioli a spostarsi con cavalli e bighe da ogni parte della Terra di Mezzo!”.

“Come hanno fatto quelli che hanno conquistato le coppette viarum del Maccarone Supremo, l’uomo che niuno conosce e tutti temono”, strabuzzò gli occhi il cavalier servente.

Un brivido percorse la schiena di Papilionem che a momenti scassava tutti i vasi con le effigi degli spaghetti. “Prendo l’elmo che la guerra contro il Maccarone Supremo sarà lunga. Dobbiamo anche capire chi è veramente per combatterlo”.

Un ghigno illuminò la bocca di Magnataro. “Lo sappiamo, ho una tabula con il suo volto ripreso da un cuoco maccaronato. Partiamo da qui: lo rendiamo pubblico con il corriere blu e tutti conosceranno il suo volto e il suo segreto. Saremo invincibili e diremo a tutta la Terra di Mezzo anche chi è il Cavaliere Nero che affligge Mediolanum con le sue visite nascoste provocando mal di pancia a destra e a manca”.

“Tu sei sicuro che non ci punteranno addosso le frecce dei 1.000 arcieri che girano in lungo e in largo la Terra di Mezzo?”, si spaventò Iulia Pugna al solo pensiero di dover rammendare la preziosa tunica modello Chambrel 55 che aveva appena ritirato.

“Lo sapranno quando sarà troppo tardi per loro e noi avremo già assestato il colpo vincente. E poi sono scarsi 80 a girare nella Terra di Mezzo. Non faranno in tempo a far arrivare gli altri”, rise Magnataro.

“Ecco le maschere”. Giano entrò nella sala da pranzo degli Olivi con una cassa. “Sarete irriconoscibili ma non dovrete mai pronunciare la parola stelle altrimenti il sortilegio svanirà e vi vedranno per come siete”, ammonì il sarto divino.

“Bene, dammi la mia”, esortò Magnataro.

“Ho scelto per te il volto dell’Uomo di Archor che per anni con il trucco ha mantenuto il potere. Indossala con tutto il mantello”, rispose Giano.

Magnataro guardò il riflesso nell’acqua del tripode. Era diventato come un uomo del nord e la sua maschera era d’argento.

“Apri il mantello come se fossero le ali di un pipistrello. Guarda, qui c’è la tasca per gli scontrines e qui i ganci per attaccare i provoloni del nord e i boccali della birra del Perrellante Festante che tanto mi si è raccomandato”, fece Giano mentre guardava compiaciuto la sua opera.

“E questa ciotola che si apre a ribalta?”, chiese Papilionem il cui mantello aveva i colori del pomodoro.

“Usatela come volete, metterà al sicuro tutto quello che ci metterete dentro e solo il legittimo possessore del mantello potrà aprirlo con un tocco del dito”, spiegò Giano.

“Ci metterò le essenze”, esultò Iulia Pugna.

“Io le mozzarelle di Bufalus”, sorrise Papilionem.

“Le mie sciarpe!”, esclamò il cavalier servente.

“Io ci metterò il mascarpone”, disse Magnataro.

“Il mascarpone?”, chiesero all’unisono i tre dell’Ave Maria.

“Sì, per tartinare i miei scritti e le invettive”, rise.

“Da oggi sarò il Cavaliere Mascarponato. E non ce ne sarà per nessuno. Nemmeno per il Maccaronato Supremo. Chiamate il Perrellante Festante. È giunta l’ora di alzare i calici e tributare gli onori alla dea Cloacina”, annunciò mentre un’ombra si allungava sulla porta d’ingresso.

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