Paestum tempio Atena

“Nuovo, nuovo, nuovo. Ho bisogno di aria nuova”. Magnataro era deciso a dare uno scossone a queste cene.

“Io non voglio organizzare le cene. Io voglio avere il potere di farle fallire”, alzò la voce.

“Grande Capo, sono d’accordo”, squittì Papilionem mentre giudiziosamente sezionava una mozzarella di Bufalus appena formata dalla vestale che era scesa dal Monte del Granato nella notte di luna piena.

“Noi stiamo qui a organizzare cene, Perrellante Festante gira con i calici in mano, dobbiamo raccogliere ricette che nessuno guarda, stupirci per un ragù geniale e quelli che sabotano le cene hanno guadagnato l’alloro della Terra di Mezzo nella Notte Oscura? Mi dispiace ma io non ci sto”, soggiunse mentre arrotolava uno dei suoi papiri.

“Cosa pensi di fare?”, rispose Papilionem che in cuor suo era più interessato alla lista delle portate della cena della sera. “Mica vorrai far fallire la cena di stasera all’Altro Locus?”, tremò al pensiero di tutti i piccioni che avrebbe dovuto mandare in giro con il timore che qualche stolto li copiasse nelle bacheche rendendole pubbliche. “Da quando c’è il corriere blu è tutto un meretricio”, pensò. E poi non voleva rinunciare alla Mejus Genovesus della Terra di Mezzo.

“Che c’entra la cena di stasera? Forse Dioniso ti ha privato del piacere di bagnare l’ugola con il vino Savoius e di rinfrescare le meningi surriscaldate”, lo apostrofò Magnataro.

“Se penso alla festa rovinata di Trabeius e alla sua acqua mi sento male”, deglutì Papilionem che si era sciroppato chilometri e chilometri da un lato all’altro della Terra di Mezzo e voleva che la cena conclusiva fosse perfetta.

Avrebbe aperto con le frittatine di Pasteus del pupillo del Perrellante Festante preparate con l’olio di Oleus: due piccioni con una sola fava. 

Era contento quando i pensieri si incastravano così facilmente.

Già pregustava il palcoscenico e il “The Winner Is”, formula oscura di un tempo che sarebbe stato dopo ennemila lune. Avrebbe consegnato all’immortalità chi se ne sarebbe fregiato. C’era solo da stabilire chi avrebbe consegnato la statuetta della Nike di Pappadocia.

50 invitati ammessi al banchetto e la lista sarebbe stata più lunga, ma c’era da rispettare l’accordo con Golosus. 50 non uno di più.

Il cavalier servente lo guardò e capì i suoi pensieri. Quasi se ne stupì. “Ma perché dobbiamo mettere i numeri vicino ad ogni posto? Non bastano i nomi. E poi, non capisco, perché alcuni hanno un solo nome e due posti a tavola? Sono così larghi da non entrare in una sola seggiola?”.

Papilionem alzò gli occhi al cielo e incontrò quelli della moglie di Zeus che non fu contenta dell’accostamento ai rustici suini.

“Stiamo facendo tutto questo per stabilire un numero uno e tu vieni qui a rimescolare i dadi come se Bacco ti avesse dato fin troppi calici da bere?”, gli fece di rimando Papilionem avvolto nella nube di scontrines.

“C’è un problema mio signore: nonostante le cancellazioni dalla lista e i doppioni qui mi risulta che siano 51 e non 50”.

“Possibile che non vi siate accorti? Ma ancora non avete imparato a far di conto? Eppure un pallottoliere lo avevate”, si infuriò Magnataro.

“Al pallottoliere si sono rotte le palline e abbiamo usato i chicchi di riso per tenere il conto, ma un vento birboncello deve aver portato via un chicco”, sbuffò Iulia Pugna che aveva il suo daffare con i calzari modello Chambrel 19 dono del cavaliere.

“Eppure avevamo tolto Cocuzzella dall’elenco che si era messo a fare il cantico dei cantici con la scrittrice misteriosa di Neapolis e dovevamo esserci alla perfezione”, rintuzzò Papilionem che già pregustava lo spaghetto con il burro e la colatura delle lische. Dopo tutte queste pizze voleva cambiare.

“Ma a Cocuzzella non gli avevamo applicato la regola del 30+2?”, disse mentre srotolava il papiro dei secondi.

“Sì come hai detto, numero 65”.

“Bene, quindi tutto a posto sul lato orientale”.

“Se l’è piegata a libretto anche se ha fatto uscire i banditores per annunciare la ricetta unica e segreta della carne con i pomodori”.

“E la ricotta, dimentichi la ricotta”, gli fece il cavalier servente che puntiglioso prendeva nota di ogni cosa.

“Vabbè, la ricotta”.

“Come siamo messi con i pizzaioli della città di Ercole?”

“Tutto tranquillo”. Iulia Pugna era raggiante. I calzari erano bellissimi con lo spicchio di pizza incastonato. “Si sono spostati sull’altro Golfo e la pizzeria è chiusa. Dicono che riapriranno, ma intanto noi abbiamo applicato la regola del -90 perché ora non possiamo più andare ad assaggiare”.

“Infatti sono andato al Porto del Fico per spiegarlo ad Ercole e ho trovato le stesse pizze che erano a Salierno. Secondo me è un casino e va punito”, fece Papilionem, “anche perché questa pizzeria di porto non l’avevamo considerata. Per fortuna c’è la regola che se non apri per 4 calende di seguito e fai almeno una ricetta per Fulvia Marina non vieni considerato”.

“Abbiamo bisogno di fare ordine in questi numeri che mancano solo due giorni alla cena e voi mi dite che ci sono 51 pizzaioli e 50 posti. Ripassiamo tutto in ordine alla svelta”.

“Scatoletta che dice dopo aver messo a posto gli inviti e gli incunaboli?”, chiese Magnataro.

“Lui ha preparato i banditores per urlare a più non posso gli invitati e le portate e lo farà nell’ordine che noi indichiamo proprio come avevi detto tu. E lascerà per ultimo il primo che a questo punto dovrebbe avere lo zero. Sarebbe una buona idea, da 0 a 50 fa 51 ma tutti penseranno che sono 50”, fece speranzoso Papilionem che stava accovando un salame come spuntino del giorno dopo.

“Ma se i posti a tavola sono sempre 50?”

“Potremmo levare uno dei doppioni in base alla regola del Tertium non Datur che abbiamo già applicato con successo”, ricordò Papilionem che a pensare che qualcuno potesse mangiare un doppio piatto di pasta gli venivano le bolle.

“Questa regola la mettiamo l’anno prossimo che con tutte queste catene e catenelle finiremo con il fare l’elenco dei cubicula”, si spazientì Magnataro.

Il momento era grave. La lista era complicata. 

Il Perrellante Festante apparve con una nuova batteria di calici disegnati da Scatoletta per la cena. Erano plastic free, anche se non capiva che volesse mai dire, ed erano divisi in due. Vino bianco da un lato e vino rosso dall’altro. “Novella Cornucopia, vi piace il nome?”, chiese il Perrellante mentre faceva segno a Aulivus e Chiapparellis di introdurre gli orci vinorum.

“Vi vedo cupi, ma ho il vino che fa per voi oltre le 50 Novella Cornucopia e la statuetta della Nike di Pappadocia”, fece festante come al solito.

“Qualcuno ha sbagliato i conti”, fece un po’ acida la Signora dei Pagnottielli mentre provava lo stiletto del calzari.

“Ma io ho una soluzione”, fece Papilionem e tirò fuori i numeri della tombola: “Basta mettere un numero sullo scontrino e avremo la lista perfetta!”.

Un papiro arrotolato prese la direzione della fronte lucida di Papilionem che con un balzo felino lo evitò.

“Ma chi se ne frega dei numeri e degli scontrines! Quelli seguono le regole della Sfinge e non c’è problema. 51 invece di 50 è un problema. E dire che avevo previsto tutto con la regola al contrario del ‘O ‘nvitato po’ invita’”. Ma poi ci si mette sempre la Tuke a far casino”, si spazientì.

“Serve una nuova regola da dire la sera perché non abbiamo più tempo per far muovere i banditores”, incalzò Iulia Pugna alla prova del 152° paio di calzari.

“Ci sono”, fece raggiante Magnataro.

“Creeremo un nuovo tavolino con una sola persona per il momento e lo chiameremo Mausoleo”.

“Ma ti sembra ora il momento di pensare all’Ade?”, quasi piagnucolava il Perrellante Festante che si era portato un’intera cassa di vestiti Marinel.

“Il numero uno lo facciamo diventare quello senza numero che non può più competere e resterà sempre nell’alto dei cieli”, escogitò Magnataro mentre un silenzio di tomba calò nella sala.

“Ma poi non potremmo andare più ad assaggiare le sue pizze”, gridò Papilionem nemmeno se gli avessero conficcato una lama nel costato.

“È l’unica soluzione. E ci permetterà anche di dire a tutta la Terra di Mezzo che siamo per il Nuovo”, esclamò Magnataro.

“Ma così facendo per questa regola dell’1 che diventa 0 non ci saranno più pretendenti al trono che potranno sfidare i nuovi arrivati”, balbettò il cavalier servente.

“Non fa niente”, tagliò secco Magnataro.

“Papilionem, prendi i numeri della tombola che ora facciamo sul serio. Bisogna assegnare i posti. E non tirare in mezzo gli scontrines e il pallottoliere di Scatoletta. Io voglio avere il potere di rovinare cena e digestione, ricordatelo”.

La Guerra dei Pizzaioli per la Pizza di Mezzo

La Guerra dei Pizzaioli

(Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale)

  1. Retroscena. La guerra dei pizzaioli numeri uno
  2. La guerra delle pizze. Il due di pizza quando regna l’olio di semi
  3. Pizza di Mezzo. Le forche caudine della pizzeria di qualità
  4. L’insostenibile pesantezza dell’ananas sulle pizze
  5. La guerra dei pizzaioli. La velocità della pizza è nulla senza testimonial
  6. Il tradimento e l’Ultima Pizza
  7. La guerra dei pizzaioli. Ercole e la Pizza dei Due Golfi
  8. Anticipazioni. Il Grano Nostrum e i segreti della nuova Pizza di Mezzo
  9. La Guerra dei Pizzaioli. La Caduta degli Dei
  10. La Guerra dei Pizzaioli. Etica, estetica e pippe mentali

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