La Guerra dei Pizzaioli per la pizza da asporto. Le nuove aperture

L'emergenza Coronavirus ha dato il via a nuovi progetti e nuove aperture dei più famosi pizzaioli a Napoli, Caserta ed Ercolano

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“Dobbiamo dividerci con precisione il territorio”.

Alessandro Magno provò a chiudere la discussione che andava avanti già da qualche ora.

Riuniti attorno al tavolo rotondo, alla distanza di 2 metri e un’antecchia come aveva ordinato il sacerdote di Asclepio, guardavano all’orizzonte che per molti era nero ma per loro si tingeva di verdi opportunità.

“Dovete smetterla con le fughe in avanti che mi costringete a montare sulla mia biga aurea e a darvi una mazzata in fronte”, fece Masuccio Casertano che era infastidito dai pungoli dei piccoli pizzaioli della Terra di Lavoro.

“Io sono stato tranquillo anche se vi siete agitati tutti per questa benedetta pizza da auriga che mi sembra più legata a un somaro che a un nobile destriero”, rintuzzò Ercole, il Pizzaiolo dei Due Golfi.

pizza da asporto nel cartone

“Smettetela, la Terra di Mezzo è abbastanza ampia per permettere a tutti noi di fare buoni affari senza pestarci i calzari”, sbottò Alessandro Magno.

“Sì, ma prepariamoci a respingere l’ordalia di tutti quelli che portano a casa le pizze e che si sentiranno attaccati”, ribattè Ercole che si alzò per andare a prendere una coppa di vino seguendo il percorso disegnato a terra.

“Le nostre milizie sono sufficienti a tenere testa a tutte queste bande e banderuole che girano a seconda del vento”. Alessandro Magno indicò la mappa che si stendeva davanti ai suoi occhi. Lo sguardo del Rapace, che era seduto su uno sgabello ai soliti 2 metri e un’anticchia, disse più di tante parole.

“Riassumendo, così il Rapace potrà stendere la pergamena del nostro accordo, Masuccio Casertano occuperà con i suoi auriga da trasporto tutto il territorio che dalla Reggia passa per l’Asse Mediano e arriva su fino al mare e al litorale Domitio. Lascerà la sola enclave di Tartagliano da Puteoli che si è dimostrato cavalier servente nella questione del faccio-non faccio il delivery ed avrà anche il mio appoggio nella guerra con Legionello da Succivo che ha sfranto la salute con i piccoli portatori del suo contado. Va bene?”, chiuse Alessandro Magno.

“Va bene”, fece Masuccio aggiustandosi la visiera a cristallo del suo elmo come se dovesse già partire per la scorribanda.

“E tu?”, fece Alessandro a Ercole.

calice di vino rosso

“Lasciate perdere Legionello che è ininfluente in questa partita. Basteranno le armate di Masuccio a contenerlo”, disse mentre portava alle labbra il calice di vino. Ma gli andò di traverso il sorso. “Ma che è sta bobbazza?”.

“Deve essere una delle botti del Perrellante Festante che da quando c’è l’Obstructionum ha perso la voglia di brindare e di portare vino buono”, gli fece di rimando Alessandro Magno.

“Abbiamo dalla parte nostra anche Achille Pizzaveloce ma dico a tutti noi che non una parola dovrà uscire da questa stanza. Io per non insospettire nessuno ho iniziato a cambiare auriga e biga a Veronia che è al nord della Terra di Mezzo. Nessuno deve sospettare che mi preparo all’espansione del cibus viarum in Terra Felix”, aggiunse poco convinto che la notizia non sarebbe volata da lì a poco sul Corriere Blu.

“Anche io non ho detto niente”, disse Ercole.

“Nemmeno io”, soggiunse Masuccio.

“Parli proprio tu che hai messo sul Corriere Blu l’immagine del nuovo receptaculum”, lo sferzò Alessandro.

biga per pizza

“È il deposito delle mie bighe, l’ho scritto”, replicò alla maniera sua mentre si sfregava il tatuaggio dell’aquila pronta a scendere in campo.

“Ma chi volete che vi creda? Anche tu Ercole che fai il saggio ti sei incontrato con Efesto per mettere a punto il sacro fuoco della pizza. E tu Masuccio lo hai fatto mezz’ora dopo. Ma credete che qui girano tutti con la sveglia al collo?”, si incazzò Alessandro Magno.

forno a legna

“Hai chiamato Efesto, il dio del fuoco pizzorum?”, si voltò Masuccio. “Ecchecavoli te l’ho presentato io, un po’ di rispetto. Già li hai montati nelle due pistrina e ora che vuoi fare?”

“Smettetela. Volete che non sappia che uno di voi due ha chiamato il fabbro di Hyria per costruire le nuove thermopolia? Così non andiamo da nessuna parte”, sbottò Alessandro Magno.

“Va bene”, Masuccio sbattè i pugni sul tavolo. “Ognuno rispetterà le sue zone e difenderà gli altri dagli attacchi, ma non permetterò che una sola pizza da asportus entri nel mio territorio. Non me ne frega niente delle ordinanze e dei moduli di auto-certificazione, sia chiaro”.

“Va bene, siamo d’accordo. Firmate qui”, disse Alessandro mentre allungava con una pertica di 2 metri e un’anticchia la pergamena.

“Che il cervello si possa spandere come il vino da questo calice sul pavimento se qualcuno verrà meno al patto che abbiamo stretto”, recitò solenne il Rapace che non vedeva l’ora di accendere i fuochi.

Si salutarono da lontano e ognuno prese la sua strada.

pizza surgelata

“Ma amore non ho capito, hai firmato che nessuna pizza da asportus degli altri possa invadere la Terra di Mezzo se non nel proprio territorio e come farai ora con il tuo grandioso receptaculum?”, le fece gentile Apulia.

“Abbiamo scritto di pizze calde appena sfornate, non di pizze gelate dallo sguardo di Borea, mia cara”, le sussurrò all’orecchio mentre allentava di botto le redini sul collo dei due destrieri che fecero schizzare la biga tedesca come la freccia scoccata da Apollo.

“Vedrai, il mondo della pizza è cambiato. E non ci sarà ritorno”.

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