Milanesi sì, ma accompagnati da cari amici partenopei – quelli della Shazar Gallery a Spaccanapoli – che ci hanno convocati a cena all’Osteria della Mattonella a Napoli.

Osteria che abbiamo raggiunto a piedi godendo una stupenda passeggiata zigzagante dentro e fuori e parallela a Via Toledo, fino a via Nicotera 13, indirizzo da memorizzare, in leggera salita.

Oh che bellezza, è un ristorante dove si suona il campanello.

Si trova in uno di quei palazzi della vecchia Napoli, scuri scuri, che un milanese non crederebbe di poter trovare a pochi passi da Piazza Plebiscito e dal ponte di via Chiaia.

La saletta superiore è interamente piastrellata a riggiole. Autentiche. Idem sotto, altra saletta piastrellata e corposa cantina. Mi viene in mente, per contrasto, il bianco delle piastrelle delle latterie – tavola calda milanesi di una volta.

Ma siamo a Napoli, qui i colori ti fanno festa – e anche il menu, devo dire.

Ci accoglie Antonietta, padrona di casa dagli occhi indagatori e un po’ severi (cuore d’oro, scoprirò). Pochi e sbrigativi i consigli – più che consigli, scambi di informazioni – i nostri commensali napoletani già sanno.

Nei calici? Veloci battute per scegliere che vino accompagnare ai piatti in arrivo. Cucina casalinga e della tradizione, quella della Mattonella, ma cantina per palati fini.

Scegliamo un Greco di Tufo, la mia passione, dei vigneti taurasini.

Tutte le portate vengono servite nella ceramica personalizzata “Osteria della Mattonella dal 1978″, anno d’inizio dell’attuale gestione. Astenetevi, milanesi minimalisti: è bello questo tripudio di fantasie dipinte e diverse tra piatti, pareti, foto e ritratti in cornice, décor misto. Non c’è niente di spoglio e, comunque, i tavoli hanno la tovaglia.

Ecco cosa arriva a tavola; non vi dico che cosa a chi, ma solo che eravamo in quattro.

Andiamo con la nostra cena (con gli antipasti intorno ai 3 € gli altri piatti non oltre i 12 €).

Involtino di melanzana. La dose-antipasto che un milanese prenderebbe alla lettera è 1 (uno). Invece ne arrivano tre a testa.

Antipasto misto: crocché di patate, involtino di melanzana e mozzarellina impanata. Caldissimo tutto il tris antologico, naturalmente.

Penne con la genovese, che il destinatario – milanese o napoletano che sia – consuma senza proferire verbo e lucidando il piatto, cioè il massimo del complimento.

Polpette al sugo, un paio a porzione – belle e buone dentro e fuori e di rispettabili dimensioni. Prendendo per unità di misura una polpetta a Milano, queste sono il doppio sia volumetrico sia sugometrico.

Baccalà fritto, bella porzione, panatura croccante, morso appagante.

Di seguito, fritto misto per lo stesso commensale. Repetita iuvant, ma con variatio. Era evidentemente una frittura leggiadra, vista la celere sparizione.

Polpo al vino, che poi era il mio.

È veramente inqualificabile che io, troppo occupata a gustarlo, non abbia fotografato il mio polpo. Non era il polpo alla Luciana che su Scatti di Gusto ha una ricca letteratura e che pure è in carta alla Mattonella, ma polpo proprio cotto nel vino, senza il pomodoro. Tenerissimo. Tutto mare e tentacoli goduriosi.

Questa mancata foto è un fatto è veramente così imperdonabile, che alla Mattonella dovrò tornarci e far veramente caso che davvero ci si può mangiare con 20-25 € e bacio finale di Antonietta.

Parallelamente, dovrò tornare alla Shazar Gallery per il nuovo evento autunnale (che cosa si inventeranno, stavolta?)…

Osteria della Mattonella. Via Nicotera 13, Napoli. Tel. +39 081 416541

[Immagini: iPhone di Daniela; Osteria della Mattonella; Giuseppe Compare]

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