Vincenzo Guarino – chef in odore di stella Michelin al ristorante L’Aria del Mandarin Oriental sul Lago di Como – si aggiunge felicemente alla brigata dei colleghi che hanno ideato un appuntamento enogastronomico con finalità benefiche.

Chianti Gourmet Experience, nome fin troppo complesso, porta a casa un ottimo risultato in quel del Castello di Meleto a Gaiole in Chianti.

Toscanità allo stato puro che fa di questo territorio un esempio di attrazione turistico sempre di grande presa tanto da essere individuato come Chiantishire con una definizione anni ’80 dovuta alla transumanza di investitori britannici alla ricerca del casale perfetto.

La formula è quella che possiamo definire classica per questi eventi: aree gastronomiche, partecipazione di chef del territorio e di colleghi stellati, abbinamento con vini del luogo, ticket di ingresso da riversare a una buona causa (in questo caso le associazioni Dynamo Camp, La Racchetta, Diversamente Eroici, Confraternita di Misericordia di Gaiole in Chianti Onlus e Associazione Proloco Gaiole in Chianti).

Due giorni, con un orario insolitamente lungo e modellato sulle consuetudini dei turisti chiantigiani, hanno creato un nuovo segnalino nell’agenda degli appuntamenti enogastronomici italiani.

Vincenzo Guarino, da buon Campano di nascita, ha messo in apertura di manifestazione gli stand con i forni equamente suddivisi tra legna ed elettrici chiamando a raccolta il fior fiore dei pizzaioli supportato anche dalla partecipazione di due colossi del settore pizza napoletana come Mulino Caputo e Latteria Sorrentina che hanno inviato i loro brand ambassador Vincenzo Iannucci e Giuseppe Pignalosa ben assistiti da Fabio Cristiano e dai colleghi del territorio come Ada D’Amato e Tommaso Vatti de La Pergola o quelli stranieri come il “parigino” Gennaro Nasti.

La pizza è diventata la chiave di volta di molte iniziative del genere e ormai il pairing tra alta cucina e pizzeria è cosa scontata.

E anche in Toscana gli avventori del Castello di Meleto hanno potuto assistere e partecipare alla “diatriba” pizza tradizionale e pizza contemporanea con la margherita di Vincenzo Esposito, la “transizione” delle pizze con fichi, prosciutto, squaquerone, provola e pistacchio di Fabio Cristiano e la marinara scostumata con pomodori del Piennolo, pane grattugiato, pecorino Romano, aglio, prezzemolo, origano, olio, sale e pepe di Vincenzo Iannucci per arrivare alle innovative di Giuseppe Pignalosa, Gennaro Nasti e Tommaso Vatti.

Giuseppe Pignalosa, tra i protagonisti della rivoluzione della nuova pizza napoletana ha portato la Chiantigiana con Fiordilatte di Napoli, Fuscella di Napoli, funghi porcini, scaglie di pecorino toscano e gocce di riduzione di vino Chianti. Una pizza che ha sbancato al botteghino del Castello di Meleto.

Così come è stata apprezzata la marinara di Gennaro Nasti con pecorino toscano e la hyperlocal di Tommaso Vatti con cinghiale sfilacciato su impasto con cacao Valrhona, farina tipo 1 e farina 100% integrale. Quella che a Napoli si chiamerebbe “focaccia”.

E sul versante impasti, il team napoletano ha adottato un indiretto con biga al 40% di Nuvola Super e chiusura con Nuvola per un’idratazione al 70% che si è ben comportato sia per la pizza tradizionale che per quella a canotto regalando ampie soddisfazioni al trio Cristiano-Iannucci-Pignalosa.

C’è stato anche il tempo per una fusion estemporanea con la pasticceria di Salvatore Gabbiano e il fine dining di Vincenzo Guarino che hanno composto una pizza dolce, una delle nuove tendenze in pizzeria.

Amplissimo il fronte degli chef e dei piatti proposti oltre agli assaggi in purezza degli ingredienti.

Sempre molto forte la proposta di Lino Scarallo di Palazzo Petrucci che in versione cucina da campo ha portato le sue tagliatelle di calamaro qui in versione aglio e olio. Buonissime.

Gli hanno risposto Peppe Aversa del Buco di Sorrento con un ottimo baccalà e Agostino Malapena del ristorante Costanzo con un Mozzarella e 5 tipi di pomodoro apprezzatissimo.

Sul fronte carni, l’inossidabile Simone Fracassi ha deliziato con l’hot dog di chianina, mentre Lorenzo Chini ha messo al centro una trippa da antologia.

Bel ventaglio di offerte di Michele Cabiddu dell’Isola della Salsiccia con le normali, le piccanti quelle con rucola e grana o tartufo.

Gli chef toscani hanno fatto centro con il sushi toscano di Giuseppe Mancino del Piccolo Principe, un battuto di manzo a coltello avvolto in foglie di bieta con cuore di pecorino, erbe amare e tartufo di King of Truffle.

Giovanni Luca Di Pirro del Como Castello di Nero ha mandato in onda i ravioli cacio e pepe con anatra, zucca gialla e salsa al foie gras. Stupendi.

Giuseppe Lo Presti con il suo “anomalo” ristorante di pesce Il Casale di Grimoli ha convinto con il Parmentier all’arancia, gambero rosso di Mazara e crumble al mais tostato.

Tra i dolci, i classici napoletani di Salvatore Gabbiano, la mitica Setteveli di Luigi Biasetto, le Pesche di Prato di Paolo Sacchetti.

E a chiudere i gelati di Sergio Colalucci (alla mandorla bianca di Avola) e di Sergio Dondoli (ai fichi di Carmignano).

E poi vino, birra, artisti e sessioni di show cooking.

Appuntamento al 2020. E forse prima con una nuova tappa proposta da Vincenzo Guarino.

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