“Io di viste così me le sogno. È una cartolina”.

Enrico Bartolini, tre stelle Michelin al Mudec di Milano (+ 2 al Glam di Venezia, + 1 al Casual di Bergamo, + 1 alla Locanda del Sant’Uffizio in Piemonte, + 1 alla Trattoria dell’Andana nella Maremma Toscana che fanno quindi 8), si incanta dalla terrazza del ristorante D’Angelo Santa Caterina.

Siamo al Vomero, quartiere collinare di Napoli, e il panorama da via Aniello Falcone che si inerpica affacciata sul golfo è quello dorato del tramonto che dipinge Capri e il Vesuvio.

La prima uscita in terra partenopea è rapida, giusto una serata di Visioni Gourmet organizzata nel regno delle cerimonie di un nome storico della città, Mimì alla Ferrovia della famiglia Giugliano, con il supporto di Banca Generali, Laurent-Perrier, Fontanafredda e Gerardo Di Nola.

Un evento che spicca nel cartellone delle manifestazioni napoletane e che strappa a Enrico Bartolini il proposito di ritornare da turista.

Si circola nel salone affacciato sulla terrazza che ospita anche un forno per le pizze, necessario tributo alla cucina partenopea che riceve l’omaggio dello chef tristellato: “È un onore essere qui, in una città importante come Napoli, con un gastronomia che ha fatto storia e che si fatta conoscere al mondo per la golosità della propria tradizione e la ricchezza dei sapori”.

Assaggiando i cinque aperitivi abbinati allo champagne su cui spicca per potere evocativo l’omaggio a Marchesi.

Una raggiante Ida Giugliano, a capo della comunicazione del brand napoletano, accompagna Enrico Bartolini nella descrizione della cena.

Lo staff di Bartolini lavora con quello di D’Angelo capitanato da Salvatore Giugliano, salito dalla ferrovia alla collina, e da Giovanni Morra.

E tocca ringraziare Corrado Liguori di Private di Banca Generali che ha pensato bene di mettere insieme colaboratori, clienti e ospiti intorno a un desco piuttosto che in una sala conferenze.

Le tre stelle ci sono tutte e pesano nell’immaginario collettivo di una città che non è riuscita ancora a totalizzare un + 2 nello score della Michelin pur con chiari segnali di asticella al rialzo (i monostellati a Napoli sono 4: Palazzo Petrucci, Il Comandante, Veritas e George).

L’alice ostrica e caviale 2020 è la riedizione dell’anno delle sue mitiche alici in saor che sostituiscono le sarde venete.

Il bottone di olio e lime con salsa di caciucco e polpo arrosto spiega bene cosa significa pasta ripiena che si scioglie in bocca e giusta callosità del polpo.

Il pesce “dente” alla milanese è incrocio tra passione milanese e ingrediente pregiato come il toothfish dei mari australiani, conosciuto anche come spigola cilena, la cui pesca è severamente controllata. Un boccone fondente accompagnato dal riso di finocchio e di pasta di Gerardo Di Nola.

Il manzo alla royale, la coda, è leggero e saporito. E la carne batte il pesce non solo per sostenibilità e utilizzo di materia più povera.

Chiudiamo con un albero di arance, zabaione e gelato al pistacchio.

Accompagnati dai bomboloncini di saluto agli ospiti.

E dal nostro saluto a Enrico Bartolini, vera macchina da guerra stellare a qualsiasi latitudine cucini.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui