Coronavirus in Campania. Ordinanza vieta le pizze dopo le 18

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Vincenzo De Luca lo aveva detto ieri a Carta Bianca e ora c’è l’ordinanza per la Regione Campania ancora più restrittiva delle norme stabilite dal Decreto Coronavirus: no alle pizze da asporto (già escluse dal chiarimento del Governo arrivato ieri in serata dopo un balletto di interpretazioni autentiche e richieste di sindaci e prefetti) e anche alla consegna a domicilio, al delivery.

Ieri a Carta Bianca su Rai Tre De Luca aveva invitato a non ordinare le pizze da casa: “Abbiamo 147 contagiati, 44 in terapia intensiva. Dieci persone sono intubate. La grande incognita è legata a coloro che sono venuti dal Nord. 1733 li abbiamo identificati, ma ci sono migliaia di persone non in isolamento. Stiamo facendo un disperato tentativo di evitare che il contagio diventi incontrollabile. La prevenzione prima era nella ricostruzione dei contatti, ora la prevenzione individuale non più possibile. Posti letto per tutti non ci sono e quindi le mezze misure non sono più tollerabili. Evitiamo anche di ordinare le pizze. Se dieci pizzerie portano pizze a cento persone sono mille contatti. In dieci giorni sono diecimila contatti“.

Stamani a Radio CRC ha ulteriormente specificato: “Si creerebbero troppe occasioni di contagio, migliaia di contatti personali che moltiplicherebbero il contagio. Le mezze misure non servono, servono misure rigorose, allora forse ce la facciamo. Se non siamo rigorosi oggi rischiamo di trascinarci il problema per mesi, mesi e mesi”.

La Regione Campania ha già inasprito le limitazioni disponendo la chiusura totale di barbieri, parrucchieri e centri estetici.

Dalla nuova ordinanza è esclusa la spesa online.

Ecco il testo integrale

Cade quindi la possibilità di ordinare le pizze da una delle poche pizzerie storiche che aveva attivato il servizio: Da Michele a Forcella.

Invece, De Luca ha deciso di essere più prudente: “Se sarà necessario io non ho problemi a chiedere chiusura di tutto, lasciando aperti solo farmacie ed alimentari. Abbiamo un piano B in caso di ulteriore diffusione del contagio. Aggiungiamo a 320 altri 590 posti letto nelle sale intensive, ci auguriamo di non arrivare a questo punto così drammatico. Abbiamo acquistato un’altra cinquantina di respiratori e strutture per ossigeno”.

Una decisione che il governatore motiva con argomenti inattaccabili, vista come si è evoluta la situazione al nord forse anche per aver sottovalutato il problema: “Preferisco essere prudente e prepararmi per tempo. Stiamo lavorando su una ipotesi Lombardia, ci stiamo preparando anche ad emergenza assoluta”, dice De Luca.

Il governatore, infine, elogia i propri concittadini, in merito alla limitazione degli spostamenti se non per casi necessari imposta dal Governo: “I cittadini di Napoli hanno dato una prova di compostezza straordinaria: non circolava nessuno”.

Un senso di responsabilità che molti vorrebbero fosse di esempio per tutta Italia.

Ma che potrebbe danneggiare oltremodo tutto il comparto della pizza a Napoli come in Campania: spegnere del tutto i motori delle pizzerie potrebbe significare inchiodare per sempre il motore di attività che si reggono sull’incasso quotidiano.

[Link: NapoliToday, Napoli FanPage]

1 commento

  1. Mi chiedevo che senso ha chiudere pizzerie o pub d’asporto se poi ci sono salumeria macellerie e articoli x casalinghi che fanno consegne a domicilio non è la stessa cosa? Non sono sempre persone che entrano in contatto con altre?

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