Coronavirus. Ora è chiaro perché la pizza margherita è vietata a Roma

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Vi ho riferito sul divieto di vendere pizza margherita o qualsiasi altra pizza con farciture fantasiose a base di fiordilatte, patate e mortazza a Roma dopo aver letto Affari Italiani alla ricerca di un sostituto del mio amato Trapizzino.

Sono sincera: pur in presenza della circolare firmata dal Vice Comandante della Polizia Municipale, qualche dubbio che si trattasse di una fake news mi ha tormentato sin dal momento in cui ho pigiato il tasto send.

E invece, sappiamo che il divieto è ufficiale, ufficialissimo.

Perché il Vice Comandante Massimo Ancellotti ha inviato una lettera a Affari Italiani per spiegare perché mai i panificatori non possano andare oltre la pizza rossa o quella con olio e origano.

Una lettera inviata nonostante, cito, l’approccio ironico dell’estensore dell’articolo e qui mi sento punta viva nell’orgoglio perché pensavo che il mio pezzo fosse infinitamente più divertente. Meno male, dormirò sogni tranquilli.

Anche perché il Vice Comandante mi ha convinta della bontà dell’interpretazione.

I panifici sono rimasti aperti in quanto negozi che vendono beni di prima necessità, mentre le pizzerie non hanno eguale considerazione (“LABORATORI DI PIZZA RUSTICA” ed i “LABORATORI DI PANIFICAZIONE”).

Dunque è giusto limitare la produzione ai soli beni di prima necessità per evitare che si creino condizioni di disparità tra i panifici che anche durante l’emergenza Coronavirus sono aperti e le pizzerie che invece sono chiuse.

Ecco spiegato il motivo del no alle farciture fantasiose.

Quindi devo chiedere venia e capire che il Trapizzino e la Margherita non sono beni di prima necessità.

E vi copio incollo la lettera di Massimo Ancellotti pubblicata da Affari Italiani così potrete leggere tutti i passaggi.

Forse non sarà chiaro perché il fiordilatte sia causa di assembramenti, ma sono sicura che quando sarà finita l’emergenza e ritorneremo alla vita normale brinderò con un Trapizzino, una Margherita e pure una zeppola.

Le lettera del vicecomandante della Polizia Locale di Roma Capitale, Massimo Ancellotti.

Le scrivo in qualità di Direttore della Direzione Coordinamento Studi ed Applicazioni normative della Polizia Locale di Roma Capitale. Ho avuto informale occasione di leggere un articolo con cui, in relazione a ciò che i panificatori possono vendere in questo periodo emergenziale, si sottopone a critica una circolare predisposta dall’ufficio che dirigo.

Non rappresenta mia natura entrare in polemica, né rispondere con lo stesso, davvero deludente, approccio ironico utilizzato dall’estensore dell’articolo e non cambierò certamente atteggiamento in questa occasione. Vorrei però sottoporle in valutazione il breve commento tecnico che segue che giustifica, in termini normativi ed oggettivi, il contenuto della nostra circolare.

Con Determinazione Dirigenziale della Regione Lazio 12 maggio 2014, n. G06917 è stata fornita la procedura operativa per la registrazione delle imprese alimentari ai sensi del Regolamento CE n. 852/2004 ed in conformità a quanto previsto dalla Deliberazione di Giunta Regionale 14 gennaio 2011, n. 3. In base alla normativa tutti gli operatori del settore alimentare (OSA) devono notificare alla ASL, competente per territorio, l’esistenza di uno stabilimento (un locale o un luogo fisico) nel quale avviene la gestione di un qualsiasi alimento che possa essere consumato dall’uomo. Le linee guida sulla gestione degli alimenti, dettate dalle citate normative europea e regionale, sono state rese operative con diverse Determinazioni del Direttore Generale della Direzione Salute e integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, tra cui da ultima quella del 2014 sopra indicata. Nell’allegato A alla predetta Determinazione vengono fornite sia la modulistica che precise indicazioni per la sua compilazione, tra cui le note esplicative per definire in modo specifico ed individuare correttamente alcune tipologie di attività (allegato A5). Tra le attività illustrate nell’allegato A5 vi sono i “LABORATORI DI PIZZA RUSTICA” ed i “LABORATORI DI PANIFICAZIONE” e mentre nei primi è consentita la preparazione di tutti i generi di pizza, nei secondi solo i prodotti alimentari indicati nella circolare (vari tipi di pane e grissini, pizza e focacce tipiche di panificazione, sia bianche, sia rosse e pasticceria secca) oggetto dell’articolo.

Oltre che sorrette dalle soprariportate indicazioni normative, le disposizioni operative diramate della scrivente Direzione appaiono perfettamente in linea con la ratio essenziale di tutti i provvedimenti emergenziali, che, disponendo la sospensione delle attività di somministrazione e produzione artigianale di alimenti e bevande, intendono ridurre ogni forma di aggregazione tra persone al fine di limitare occasioni potenziali di contagio del virus Covid-19.

La stessa decretazione d’urgenza ha circoscritto a poche eccezioni la continuazione dell’attività. Nel caso di specie la vendita del solo pane e prodotti derivati e collegati è stata evidentemente concessa, in quanto trattasi di bene primario di importanza tale da agevolare e facilitare i compratori nell’acquisto anche in attività diverse dai supermercati od altri punti di vendita di generi alimentari.

Tale esigenza va soddisfatta, però, salvaguardando la salute pubblica, senza trasformare i locali delle attività di panificazione in un luogo di possibile ritrovo per una pluralità di persone che intendano consumare o acquistare un alimento la cui vendita è stata, invece, sospesa in altre attività similari, quali le pizzerie a taglio o pizzerie per il consumo sul posto.

Ora, premesso che nessuno di noi può ritenersi destinatario di tutte le conoscenze e dato per scontato che ciascuno possa commettere errori, ciò che lascia amarezza, non è la critica, davvero sempre ben accetta, ma la superficialità con cui, all’estensore dell’articolo, alla improbabile ricerca di un premio Pulitzer con la pizza farcita o meno, sfuggono in questo momento di straordinaria complessità, sia le difficoltà operative nell’attività di vigilanza e controllo delle disposizioni di questa fase emergenziale, sia la conseguente confusione generata nell’opinione pubblica.

La chiudo qui, ma le sarei grato se potesse girare tale breve nota all’estensore dell’articolo in commento al fine di contribuire forse al suo arricchimento professionale, davvero indispensabile per la più vecchia rivista telematica italiana.

Massimo Ancellotti

Direttore della Direzione Coordinamento Studi ed Applicazioni normative della Polizia Locale di Roma Capitale

2 Commenti

  1. Infatti stamane 19 al Mercato Trionfale (apertissimo, nonostante tutte le dicerie, e senza fila all’ingresso: solo che lo stanno facendo morire e ogni giorno c’è qualche altro banco chiuso) i panettieri riferivano che qualcuno era passato ieri pomeriggio a notificare questa circolare chiusa nel cassetto dal 13. Possibile che sia stata davvero provocata dalle pizzerie al taglio, costrette a rimanere chiuse?

  2. Dunque l’egregio Massimo Ancellotti fà notare che il comune applica nel 2020 una norma del 2014. Complimenti signore lei è un fulmine. Poi si nasconde in un pessimo italiano (credendo che il burocratese sia da persone istruite) e non spiega perché un supermercato possa vendere pizza margherita e un fornaio no, se tutti e due garantiscono la distanza di sicurezza fra le persone.
    “E’ dagli stupidi che bisogna guardarsi”

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