De Luca apre alla consegna di cibi preconfezionati. E le pizze?

In Campania, il Presidente della Regione, ha vietato la consegna a domicilio delle pizze. Le pizzerie chiedono di rivedere la disposizione

Tempo di lettura: 3 min

Cibi preconfezionati consegnati a domicilio nella cosiddetta fase 2 dell’emergenza Coronavirus, quella che precede la fase 3 o di ricostruzione.

È la possibilità ventilata da Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, che ha vietato del tutto le consegne a domicilio delle pizze come invece è consentito in tutte le altre regioni d’Italia.

Ragioni di grande prudenza in un territorio con la più alta densità di popolazione in Europa.

Nel suo punto della situazione in vista della Pasqua ha indicato alcune attività da far ripartire come le attività di manutenzione delle strutture balneari aggiungendo che

“ci sono attività alimentari, produzione di cibo preconfezionato da consegnare a domicilio cioè attività che si sviluppano in condizione di garanzia dal punto di vista igienico sanitario e così via”

Una timida apertura tra fine aprile e inizio maggio da valutare in base alle reali condizioni della frenata del contagio.

La pizza potrà essere considerata cibo preconfezionato una volta messa nel cartone per la consegna a domicilio?

Per ora la pizzeria che riesce a consegnare pizze in Campania è ad Avellino ma ha trasformato la sua attività come potete leggere qui.

tavola rotonda di Scatti di Gusto la pizza al tempo del coronavirus

Che De Luca abbia chiare le richieste della ristorazione e delle pizzerie in particolare non ci sono dubbi. Ma la sua linea della massima preoccupazione potrebbe scontrarsi soprattutto sul sistema di trasporto più che sulla produzione nelle pizzerie che potrebbe essere più facilmente controllata e garantita dalla sanzione di chiusura dell’attività nel caso non fossero rispettate le misure di prevenzione del contagio.

Ma quello che succede varcata la soglia della pizzeria è di più difficile controllo.

La pizza al tempo del coronavirusPosted by Scatti di Gusto on Thursday, 9 April 2020

Nella tavola rotonda (virtuale) che abbiamo trasmesso in diretta e cui hanno partecipato Alessandro Condurro, Massimo Di Porzio, Ciro Salvo e Gino Sorbillo abbiamo discusso proprio su questo punto: la creazione di reti di trasporto impiegando parte del personale delle pizzerie e condivisa tra le pizzerie dei diversi quartieri.

Per garantire sicurezza a chi ordina la pizza a casa e ai rider che sarebbero dipendenti e collaboratori delle pizzerie.

Potrebbe essere una soluzione?

3 Commenti

  1. e solo 1 che cavalca l onda mediatica e non per il bene della comunità
    se ne approfitta fonendobgrstis su tv.radio.giornali etc

  2. Siamo d accordo che nn ci Sn ancora i presupposti x aprire le attività ma de Luca e Conte quando si decidono a far arrivare i soldi xke nn hanno bloccato nessun utenza né prigioni e le banche chiamano sempre fatemi capire come si deve andare avanti

  3. Cari signori del governo,ministri e quant’ altro ci avete stufato volete riaprire i negozi di abbigliamento per neonati,edicole quando non abbiamo neanche soldi per comprare cibo ci avete messo ai domiciliari senza un briciolo di speranza per rientrare a lavoro,emanate decreti che non servono a niente solo nero su bianco che serve a perdere tempo e a darci false speranze capisco che lo fate per il bene del paese ma a questo punto qual e il bene del paese?visto che giorno dopo giorno lo state affondando!!!FATE PACE CON VOI STESSI

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