Pizza. I nuovi stili: No-delivery, cartonata, pellicolata, surgelata

L'emergenza Coronavirus ha fatto nascere nuove tipologie di pizze nate per evitare che pizzerie diventino chiuse alla ripartenza

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In tempi di emergenza parlare di stili di pizza è altamente improbabile. Il Coronavirus ha avuto effetto su di loro, annientandoli.

Le ricordate le dispute tra canottisti, direttisti, tradizionalisti, carristi, bigaioli, innovatori, enzimisti, tecnicisti, patrimonialisti dell’umanità?

Bene, finito tutto. Soprattutto nel focolaio della Campania da cui tutte le dispute sul controllo del pelo dell’uovo avevano origine e accendevano i gruppi social.

Torzuti cornicioni si contrapponevano a spianate di pomodoro senza bordi, percentuali di idratazione salivano insieme alle 754 ore di lievitazione necessarie, stucchevoli commenti sulla fraternità si alternavano alle nuove scioglievolezze conquistate dalla centralità dell’impastatrice a 200 velocità e dal forno tri-funzione.

Non mangiavi una pizza a Napoli, a Caserta, a Benevento, a Salerno, ad Avellino.

Mangiavi un trattato di termofisica-chimico-nucleare.

Peccato che i pizzaioli non siano anche specializzati in guerra batteriochimica. Sai a scoprire che la crusca fermava il contagio? Tutti a fare pizza con la tipo 7 mila cereali e a chiedersi se la permanenza sulla superficie del banco migliorava o peggiorava le prestazioni del terreno di coltura.

Invece, dobbiamo accontentarci di altri esemplari di pizze riconosciute per decreto e che tutti noi, profondi conoscitori della pizza, avremmo evitato fino a 45 giorni fa.

1. La Pizza Cartonata

Eccolo il nuovo stile che unisce nord e sud, innovatori e tradizionalisti, focaccisti e napoletanisti.

La pizza che finisce nel cartone, la Cartonata, ha il suo più alto grado esperenziale se viene ordinata a una distanza massima di 125 metri da casa. Più dell’idratazione, fa l’umidità che riporta la pizza allo stato iniziale di acqua e farina vagamente ammollata.

Senza speranza le conditure eccessive che fanno del cartone la cartina al tornasole della bontà dei materiali impiegati per utilizzarla: se si spugna state sicuri che vi state mangiando anche qualche altra schifezza.

Il partito degli integralisti vorrebbe il ritorno del foglio di carta paglia e la piegatura a portafoglio che fa azzeccare il fiordilatte e diventa strepitoso.

Gli innovatori sono per l’alluminio con gancio da attaccare al drone.

In ogni caso, la scritta Buon Appetito stampata sui cartoni variamente personalizzati è una speranza piuttosto che un augurio.

2. La Pizza No-Delivery

La pizza cartonata ha preso tutta Italia tranne l’unica Regione che fieramente resiste a questa strage di chewingum a domicilio: la Campania. E ovviamente Napoli.

Lì, dove è nato il feticismo della pizza e si sono consumate le più accese guerre, è proibita la pizza con consegna a domicilio per volere del Governatore Vincenzo De Luca.

Le cronache dicono per evitare il contagio causato dagli intrecci tra motorini scassati e anarchia dei pizzaioli napoletani.

La realtà è che a De Luca non piace la pizza perché, come recita la biografia, è nato a Ruvo del Monte, in Basilicata, e giovanissimo si è trasferito a Salerno che è diventato il suo feudo elettorale.

Super sindaco (con ben 4 mandati alternati con l’elezione alla Camera), Vicienz’ ‘a funtana, come lo chiamano affettuosamente i suoi concittadini per l’azione di recupero del territorio urbano a suon di rotatorie verdi e giardini sempre con giochi d’acqua, non ha mai tollerato la superiorità napoletana della pizza.

Per cui, ragionano i complottisti, ha chiuso anche il delivery.

3. La Pizza Pellicolata

La nuovissima pizza napoletana è frutto dell’ingegno dell’unico vero grandissimo pizzaiolo, Re della Pizza, Ambasciatore nel Mondo e bombarolo dei social Gino Sorbillo.

Dopo essersi segnalato alla cronache per l’accordo di Piazza Augusto Imperatore tra il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e l’ambasciatore francese che ha portato al disarmo bilaterale dopo i noti fatti della pizza sputacchiata con il Coronavirus, Gino Sorbillo si è messo alla testa dei pizzaioli napoletani e poi campani per convincere De Luca a dare il consenso per la consegna a domicilio e la riapertura delle pizzerie per cuocere le pizze da consegnare.

Per venire incontro ai desiderata del Governatore, che ha dato il via libera solo al delivery dei cibi pre confezionati, il nostro santo pizzaiolo ha escogitato l’uovo di colombo:

  • il calore a 450°C della vera pizza napoletana distrugge il coronavirus (i supporter della fazione del lievito in pancia nutrono forti dubbi)
  • il movimento rotatorio e l’affumicatura annientano anche l’idea del coronavirus (contrari i supporter del forno a gas)
  • il fiordilatte calcifica nella fusione termica tutti i vettori (contrari quelli del consorzio delle bufale che vogliono solo mozzarella)
  • l’immissione rapida nel cartone porta allo scioglimento delle ultime resistenze (contrari quelli che vogliono alluminio e film vari per la sanificazione)
  • la velocissima e determinante sigillatura del cartone con pellicola tipo quella che ci incarti i parabbrezza rotti non permette l’ingresso successivo del coronavirus manco se il cartone viene portato in sapiente equilibrio sul motorino scassato da abile conducente che procede sempre contromano ma solo perché ha capito che i gentleman londinesi guidano sull’altra mano (contrari i tecnici della pizza tecnica abboffata con gli enzimi e i conducenti di tre ruote)

4. La Pizza Chiusa

Tocca ancora una volta dare la primogenitura a Gino Sorbillo che ha detto urbi et orbi: chiuderò quattro pizzerie per mancata autorizzazione alle consegne a domicilio in Campania.

La Pizza Chiusa è solo nelle due varianti Margherita e Marinara e deve necessariamente essere preparata solo da due persone al forno a distanza di 1 metro al quadrato fratto 3 per evitare i rischi di contagio.

Ma come, non le ha chiuse queste pizzerie?

Ma perché a Milano il delivery che aveva avviato proprio da Olio a Crudo che dovrebbe chiudere è stato vietato? Zia Esterina a Milano non può fare consegna a domicilio?

Vabbè, nel conteggio ha fatto 2+2 = 4 e ha messo la pizzeria sul Lungomare di Napoli e Zia Esterina al Vomero sempre a Napoli.

In realtà serviva una campagna pubblicitaria aggratis per la nuova pizzeria sul Lungomare che si chiamerà alla riapertura Pizza Covid ‘o mar’ quant’ è bell’ by Gino Sorbillo, mentre al Vomero è previsto il raddoppio della pizzeria Zia Esterina con l’acquisizione della profumeria e del foyer del teatro Diana con tutto il palco per un temporary (i teatri e i cinema riapriranno forse nel 2021) con lo spettacolo “Sorbillo, stasera vi frego uno a uno”.

Si sospetta che dietro tutta questa costruzione mass mediatica ci sia il social media manager di Donald Trump.

5. La pizza Surgelata

No che avete capito, la pizza congelata è sempre esistita, la trovate nei banchi frigo dei supermercati e quasi sempre ha un chiaro riferimento alla Bella Napoli che a guardarla sembra più stecchita che viva.

Qui parliamo di surgelazione dello stato di fatto della pizza che conta numerosi adepti in Campania e che sono ovviamente contrari alla Pizza Delivery.

Quindi chiusura senza se e senza ma in ragione del primo articolo della Repubblica Partenopea: I figli so’ piezz’ ‘e core, ovvero meglio evitare qualsiasi possibilità di contagio anche attraverso il cartone della pizza e chi se ne frega di quello che dice Roberto Burioni da quel fazioso di Fabio Fazio.

È questo il bacino di maggiore consenso per il Governatore De Luca che infatti ha stanziato fondi per aiutare aziende, professionisti, autonomi, pizzaioli e persino giornalisti in Campania.

Tra gli esponenti di spicco del partito della Pizza Surgelata, Salvatore Lioniello e Francesco Martucci.

Mi raccomando capiamoci bene con questa faccenda della Surgelata.

Voi potreste mai pensare di tagliare con le forbici una #diversamente coniglio surgelato di Lioniello o di alzare sull’altare delle adorazioni una 4 consistenze di surgelazione di Martucci?

Alla surgelata – surgelata ci può credere solo Giuseppe Maglione che sta sulle montagne di Avellino e lì sono abituati alla pioggia e alla neve.

Questi sono i 5 nuovi stili di pizza, oltre ovviamente quello dei pizzaioli che si sono messi fare pizza a casa, ma permettetemi di ritornare sul tema pizza canotto che ci sta a cuore con il commento di chi è stato pioniere del genere.

Carlo Sammarco: la pizza canotto resiste al Coronavirus

Ogni giorno esce un nuovo professore 👨‍🏫 👏👏👏👏 ma che ne volete sapere, oggi tutti intenditori tutti panificatori ma 6/7anni fa dove stavate tutti ? Ma per piacere sponsorizzate farine con pacchetti enzimatici e volete parlare di un prodotto sano e digeribile bla bla
Io intanto sono uno dei pochi se no l’unico che impasto diretto con una singola farina tipo 00 Caputo blu che costa 15€ al sacco e la pizza canotto il termine può piacere o meno ma dietro c’è un grandissimo lavoro per garantire la massima digeribilità e un ottima scioglievolezza e io che mi sono esposto di più di qualunque altro mettendomi contro un intera generazione di famiglie di pizzaioli ma ha vinto il prodotto finale i numeri i locali ecc ecc grazie a tantissimi miei colleghi conosciuti nel tempo abbiamo fortificato questa nuova generazione . Però in piena emergenza perché fare un post che non tiene ne testa e ne coda parliamo di cose serie stiamo uniti.

E ora tocca a voi, soprattutto voi lettori che siete in Campania: quale pizza vi mangerete alla tanto sospirata riapertura? Tradizionale o Contemporanea, Pellicolata o Surgelata?

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