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Sul tavolo della task force della Regione Campania c’è anche la patata bollente, è il caso di dirlo, della pizza consegnata a domicilio con quel sistema di delivery vietato dal Presidente Vincenzo De Luca.

Insieme alla pizza, e ai cibi pronti preparati dai ristoranti delle province campane, si discute sull’opportunità di consentire anche la riapertura delle librerie e delle cartolerie concessa dall’ultimo provvedimento del governo nazionale che in Campania è rimasta lettera morta.

E si sta lavorando anche alla definizione delle regole per consentire la ripresa delle attività degli stabilimenti balneari in vista delle prossime vacanze estive già seriamente compromesse dall’incertezza.

In particolare si stanno mettendo a punto le misure precauzionali a tutela dei dipendenti e degli utenti delle attività di ristorazione che sarebbero di gran lunga semplificate proprio dalla concessione di aprire al delivery e al take away che permetterebbero di controllare meglio i flussi di distribuzione e di ridare un po’ di ossigeno alla ristorazione inchiodata da quasi due mesi di lockdown.

Si attende la decisione che potrebbe ufficializzare l’apertura del delivery che ha alimentato in questi giorni la discussione tra i pizzaioli in Campania e che ha fatto dire allo stesso De Luca che non avrebbe accettato pressioni da nessuno con riferimento alle iniziative della Fipe e di Gino Sorbillo che si è messo alla testa del gruppo che vorrebbe ritornare ad accendere i forni.

Il primo passo operativo dovrebbe riguardare la sanificazione di ristoranti e di pizzerie per consentire agli addetti di ritornare nelle cucine e dietro ai banchi di lavoro seppure in una forma limitata e con le misure prudenziali come l’adozione di dispositivi individuali di protezione, quindi mascherine e guanti.

Da controllare anche il sistema di trasporto delle pizze a domicilio per evitare che la catena di contagio possa saldarsi al delivery e azzerare gli ottimi risultati di contenimento fin qui raggiunti.

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