Fallimento Pizza Hut: cosa succede davvero?

Il gigante americano del fast food è a un passo dal fallimento a causa di un’enorme mole di debiti accumulati negli anni aggravata dalla crisi coronavirus

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Ieri si è diffusa incontrollata (anche da noi, chiediamo scusa ai lettori per il titolo) la notizia del fallimento di Pizza Hut, gigante americano del fast food e della pizza espressa “all’italiana”, di proprietà dela società Yum!. In realtà Pizza Hut non è fallita, ma scopriamo insieme cosa succede davvero.

Fallimento Pizza Hut? Cosa succede davvero?

Il principale licenziatario del marchio Pizza Hut –il gruppo Npc International– che gestisce 1200 punti vendita (oltre a 400 ristoranti del marchio Wendy’s) ha chiesto di accedere alla legge che regola i fallimenti negli Stati Uniti.

Il Coronavirus ha solo aggravato una situazione che si era fatta insostenibile a causa della cospicua mole di debiti accumulati negli anni dal licenziatario. Si parla di 900 milioni di dollari.

Ma ora la catena chiude?

Non chiude, per il momento. Messa al sicuro dalla richiesta di fallimento e da un principio di accordo con i creditori già firmato. Ma lo scenario è preoccupante. Perché a Npc International dovrà subentrare un gestore diverso, e perché sarà necessaria una profonda ristrutturazione con punti vendita chiusi a centinaia.

Perché Pizza Hut è importante?

La pizza è il simbolo del Made in Italy, marchio che noi italiani siamo più bravi a tutelare che a vendere. Non è un caso se, nonostante il ”diritto di nascita“, a realizzare i maggiori profitti con la pizza sono gli americani. Proprio grazie a catene come Domino’s e Pizza Hut. Che in sessant’anni di attività ha aperto ristoranti in oltre cento paesi sempre con lo stesso slogan: “il tempio della pizza italiana” (pura mistificazione visto che una pizza più declinata al gusto yankee non esiste).

La storia di Pizza Hut.

La classica storia da sogno americano prende il via nel 1958 a Wichita, in Kansas, per iniziativa di due fratelli Dan e Frank Carney, convinti che far sperimentare la pizza agli studenti locali avrebbe portato loro fortuna. In effetti va così. Dopo la terza rivendita aperta in pochi anni, i fratelli avviano per primi le consegne a domicilio delle pizze. Quando, nel 1977, Pizza Hut è già un gigante da 4 mila ristoranti, i fratelli Carey decidono di vendere tutto a Pepsi.Co per 300 milioni di dollari.

Con una nuova proprietà, la Yum!, Pizza Hut continua a crescere fino a diventare sponsor ufficiale della Nfl, il campionato di football americano molto seguito negli Stati Uniti. Ma i conti non tornano. Si scopre che la sponsorizzazione è un tentativo disperato di rilancio, visto che il deficit del gruppo è salito a quasi un miliardo di dollari. Il serrate di migliaia di punti vendita legato alla pandemia di Covid 19 ha fatto il resto.

1 commento

  1. Ogni volta che un venditore di m*erda fallisce, l’umanità ne guadagna. Notizia che non mi fa né caldo né freddo, ma di certo non mi dispiace.

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