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Morto Gianluigi Morini fondatore del San Domenico di Imola

La scomparsa di Gianluigi Morini, che 50 anni fa con Nino Bergese ha introdotto nella ristorazione la grande cucina borghese

Ristoranti

Gianluigi Morini scompare a poco più di 50 anni dalla fondazione del San Domenico a Imola. Classe 1935, ha portato il suo ristorante alla fama internazionale, coronata dalle 2 stelle della Guida Michelin.

Ragioniere, dopo aver lavorato al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, ancora ragazzo, torna a Imola e lavora alla Cassa di Risparmio locale. Appassionato di cinema, ma anche di arte e bellezza, come si può vedere dalle sale del ristorante, è stato uno degli innovatori della ristorazione italiana.

gianluigi morini morte instagram

Con Morini nasce il ristorante che siamo onorati di portare avanti da 50 anni preservandone l’identità, lo spirito di avanguardia e il sogno di un luogo di condivisione e grande calore, quello di una famiglia che lui stesso ha voluto creare. Era e rimane un amico fraterno.”

Con queste parole Natale, Valentino, Massimiliano, Giacomo e tutti i ragazzi del San Domenico hanno reso omaggio al fondatore sui social del ristorante. 

«Mi han sempre chiesto perché ho sempre tanto appetito; semplice la risposta: a sò né a mezdè»

Sono nato a mezzogiorno“: una risposta ironica e molto “emiliana” di Morini. Grande personaggio, affabulatore affascinante, anima del locale fino al 2012, quando si è ritirato. Nel ricordo degli Imolesi rimarrà il suo passaggio in bicicletta per le vie della città, per recarsi al San Domenico. In quello dei frequentatori del locale, quello di un ristoratore d’altri tempi, campione dell’accoglienza. Ma anche geniale inventore di un modello di ristorazione, quello della grande cucina borghese, che lascia in eredità al futuro.

La storia di Gianluigi Morini e del San Domenico

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Il 7 marzo 1970 Gianluigi Morini, affiancato (fino al 1974) da Roberto Rocchi e Romano Visani, apre il suo ristorante a Imola, nella casa di famiglia, pochi tavoli e una grande cantina. Crea un ambiente raffinato ed elegante, cristalli, argenti, tappezzerie, arricchito negli anni da una collezione di arte contemporanea italiana. Oltre alle opere di Alberto Burri, Mario Schifano, Giuseppe Capogrossi e Piero Dorazio, vi sono anche quelle di artisti imolesi.

La sua idea di ristorazione è rivoluzionaria: proporre la grande cucina delle case nobiliari italiane, discostandosi da quella legata al modello domestico. E l’intuizione fondamentale, suggerita da Luigi Veronelli, amico di Morini, è stata l’aver affidato la cucina a Nino Bergese, il Re dei Cuochi e il Cuoco dei Re.

Cuoco di casa Savoia, poi patron de La Santa ** di Genova, Nino Bergese nei suoi anni al San Domenico imposta la cucina del ristorante con il giovane chef Valentino Mercattilii. La prima segnalazione sulla Guida Michelin arriva nel 1972. La prima stella Michelin è del 1975, due anni dopo arriva la seconda, persa dal 1990 al 1998. Riassegnata nel 1999, è rimasta fino a oggi.

Uovo in Raviolo San Domenico imola

Dalla sua cucina escono piatti come l’Uovo in raviolo “San Domenico” ® con burro di malga, Parmigiano dolce e tartufo bianco, tuttora icona del ristorante. Il critico gastronomico Henri Gault lo ha definito “uno splendido e gustoso quadro vivente.” O il risotto: trovate la videoricetta con Eugenio Boer qui.

Negli anni Ottanta Morini porta il San Domenico anche a New York con l’imprenditore Tony May. A un mese dall’inaugurazione il “New York Times” gli assegna le “tre stelle”, riconoscimento mai dato prima a un ristorante italiano.

May vuole ricreare una copia esatta del locale di Imola, e contatta Sanzio Cremonini, cui si deve il design del San Domenico. Cremonini però non viaggia in aereo: si decide allora di ricrearne gli ambienti in un capannone industriale, per poi spedire il tutto negli Stati Uniti. Il doppio impegno dello chef, che doveva seguire contemporaneamente i due locali, è probabilmente il motivo della perdita della seconda stella.

Lo racconta Alessandro Rossi nel suo articoloL’incredibile storia del San Domenico“, una ricostruzione dettagliata dell’avventura di Gianluigi Morini e dei suoi ristoranti.

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All’uscita di scena di Bergese la mano è passata allo chef, marchigiano, Valentino Mercattilii, in cucina fin dagli inizi del ristorante, affiancato dal fratello Natale in sala. Nel corso degli anni si era aggiunto loro il nipote Massimiliano Mascia. Sono pertanto gli eredi naturali di Gianluigi Morini, che ha affidato a loro il locale quando si è ritirato nel 2012.

[Link: Il Nuovo Diario, Identità Golose]




Di Emanuele Bonati

"Esco, vedo gente, mangio cose" Lavora nell'editoria da oltre 40 anni. Legge compulsivamente da oltre 50 anni. Mangia da oltre 60 anni. Racconta quello che mangia, e il perché e il percome, online e non, da una decina d'anni. Verrà ricordato per aver fatto la foto della pizza di Cracco.