Covid. Roma: al Mercato di Testaccio pranzi senza regole. Ristoranti beffati

La crisi della ristorazione scatena una guerra tra poveri, segno dei tempi

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Evoca le guerre tra poveri la protesta dei ristoratori di Testaccio, costretti dal Covid a chiudere i loro locali perché in zona arancione.

Ce l’hanno con chi gestisce i banchi gastronomici del mercato di Testaccio. E con le forze dell’ordine che non fanno rispettare le regole.

Visto il pesante stato di crisi in cui versa la ristorazione, era scritto che dovesse succedere prima o poi.

Il servizio, nel mercato di Testaccio, dovrebbe essere take away. Ricevuti cibi e bevande, il consumo è previsto altrove. Queste, del resto, sono le regole della zona arancione: non si possono consumare i pasti in prossimità dei locali

Spesso, invece, i clienti si siedono indisturbati, mangiando e bevendo in prossimità dei banchi. Come se le regole anti-Covid, dal divieto di assembramento alla mascherina obbligatoria fossero state improvvisamente cancellate.

L’offerta gastronomica del mercato, come sanno bene i romani, è tutt’altro che disprezzabile. Carbonara con carciofi alla giudia, polpette di carne, panini con la trippa alla pinsa. Solo per citare alcuni piatti.

Prima che il Covid modificasse i comportamenti di tutti, al mercato di Testaccio ci si metteva in fila dove aver preso il numero. Quindi si portavano via bevande e cibo contenuto in piatti di carta o vaschette di alluminio.

Invece, negli ultimi giorni, al centro del mercato e comunque in prossimità dei banchi, sono comparsi all’incirca 20 tavoli. Dove le persone si siedono e consumano spesso infrangendo le regole anti-Covid, sostiene la protesta, senza che nessuno le controlli.

Logico che i ristoratori, costretti a tenere chiusi i loro esercizi, si chiedano perché al mercato di Testaccio sia possibile fare quel che negli spazi all’aperto dei loro ristoranti è stato vietato.

Invocano l’intervento delle forze dell’ordine dicendo che, a parti invertite, si sarebbero subito materializzate appioppando ai ristoranti multe sonore.

Il paradosso, secondo il personale di Pecorino, un altro locale della zona, è che nei ristoranti non entra più nessuno. Mentre i banchi del mercato lavorano due volte più di prima.

I ristoratori affermano di non avercela con chi gestisce i banchi del mercato.

Ma in una situazione drammatica come quella che vivono, con il rischio fallimento ogni giorno più concreto, chiedono almeno che tutti abbiano gli stessi diritti e doveri.

(Immagine: Corriere Roma`

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