Si chiama Fuego e ha proprio il fuoco vivo addosso la braceria a Santa Maria di Castellabate – sì, la frazione di mare del borgo che ritornerà sotto i riflettori con Benvenuti al Sud parte 2. Sul lungomare più caldo di Santa Maria – non a caso la località è Punta dell’Inferno – la stagione è ripartita e la braceria ora è aperta tutte le sere.
Dall’apertura del 2021 molte cose sono cambiate e Giulio Di Giulio, il proprietario, ha scalato lmolte posizioni nella classifica delle preferenze alla voce carne. Già l’estate scorsa il vento era cambiato e a soffiare sulle braci di Fuego c’era Rosario Pellicci da Pontecagnano. Che conferma anche quest’anno la sua presenza al comando della brace e l’ottima forma. Segni distintivi, passione incondizionata per la carne e maestria, oltre che nella cottura, nel taglio.
Eccolo mentre accarezza con lo sguardo il cube roll da Jersey danese (85 euro al chilo), la scottona super marezzata (80 euro) e la waguy spagnola (150 euro al chilo). La carta d’identità dice che la frollatura si attesta sui 50 giorni di frollatura. Un tris che merita tutta la nostra attenzione.

Ancor di più quando al tavolo – ottima la sistemazione con fungo in dotazione sotto la tettoia di questo locale di piacevole impatto estetico – si presenta con il cube roll sezionato per far ammirare la penetrazione del grasso.

Nell’attesa “sgranocchiamo” un tagliere di salumi con culatta, bresaola (squisita), gola di maiale, jamon iberico (26 €).


Accompagnato da una focaccia di ordinanza (Fuego ha anche una carta pizze per bilanciare le proteine) oltre che dalle fantasiose e buone insalate (7 €).
La carne della braceria Fuego

Dare preferenze alle tre carni diventa questione soggettiva. La cottura è sempre a puntino. E anche se in tavola arriva una piastra nessuno dei commensali sente la necessità di ripassare i tagli che mantengono la dualità fibra – grasso in ogni boccone.

Ma la vera particolarità della carne della braceria Fuego è di non richiedere aggiunta di sale. La carne ha carattere e anche i più avvezzi a condire dei commensali la lasciano al naturale.

Un punto di forza che permette di assaporarla al meglio.

E di accompagnare con grande successo i calici di Tignanello 2022 della fornitissima cantina.
Una mano eccezionale con questi tre assi calati da Pellicci. Anche se Di Giulio rilancia per il poker.

Ed ecco la Vaca Vieja spagnola maturata 70 giorni. Qualcuno avrà da ridire su frollature troppo lunghe ritenute inutili. Toccherebbe fare una verticale dello stesso animale con diversi periodi di frollatura. Praticamente impossibile nello stesso momento.

Ma in questo caso il risultato sulla masticazione sembra giustificarla in pieno. E l’attenta rifinitura di Pellicci premia il gusto con una carne che si fa ricordare.
Formaggi e dolci alla braceria Fuego

Chiudiamo la parte salata con un’infilata di formaggi (26 €). Il super cremoso Brillat-Savarin sfida lo Shropshire Blue inglese. Della partita anche il Reblochon, il pecorino e il blu di bufala. Anche alla voce formaggi avrete da soddisfare il vostro palato.

Capitolo dolci aperto dalla sfera dolce al cioccolato per il commensale più giovane del tavolo (8 €).

E per noi l’anteprima del Pudim de Leite, il budino brasiliano che entrerà in carta a sottolineare l’ispirazione del nome Fuego della braceria. Imperdibile con carne e grigliatore della provincia di Salerno.

Il “giro carne” in condivisione è ovviamente la formula più apprezzata e il prezzo medio a persona può variare sensibilmente (qui trovate anche la Wagyu Kobe Kagoshima A5 a 45 euro all’etto servita in tagli da 150/200 grammi). In 2 con una bella scottona siete sugli 80 euro a persona.

Voto: 9/10
Fuego Steakhouse. Via Lungomare Pepi, 27, 84048 Castellabate SA. Telefono: 347 976 0340. Instagram
Fuego, la braceria di Santa Maria di Castellabate che mancava in Cilento

8 luglio 2021 – di Vincenzo Pagano
Che nome azzeccato quello della braceria Fuego a Santa Maria di Castellabate in Cilento.
Per chi ne ha ricordo trentennale, occupa i locali di Punta dell’Inferno. Era la pizzeria del compianto Tonino Di Donato, animatore insieme a Luciano De Ponte delle notti cilentane con la discoteca d&d.

Il cortile della masseria è rimasto sostanzialmente uguale a quello del locale in cui le pizze erano servite sui taglieri. C’è ancora il forno delle pizze poiché la braceria Fuego è anche pizzeria.

Ma a spiccare è la vetrina refrigerata che mette in bella mostra le lombate di carne selezionate per la carta.
Un benvenuto strepitoso per la tavolata all’aria aperta convocata dopo l’assaggio di due sherpa che hanno suggerito la serata.
Veramente di Fuego.
La vaca retinta

Sashi, manza beneventana, rubia gallega, frisona. Ma noi siano qui per la retinta, la carne dell’Andalusia da bovini allevati allo stato brado nelle valli dell’Estremadura. La presentazione, che assicura carne estremamente tenera, è stata validata dai due sherpa.
Ed ora tocca la conferma della platea allargata. I quasi 4 chili ordinati alla braceria Fuego sembrano pochini sulla bilancia dei 9 mangiatori seriali di carne convocati. E quindi aggiungiamo altri 2 chili.
Nessuna variazione per un assaggio diversificato.

Jorge alla brace manipola i due pezzi con maestria. La qualità della carne, frollatura lunga da 60 giorni all’incirca, è una parte della riuscita della cena. L’altra va iscritta alle capacità “braciatorie” di questo autentico chef della carne di origini venezuelane.


Lavora in scioltezza alla piastra e anzi abbandona a tratti i pezzi, quasi noncurante. Ha termometro e cronometro nelle mani. Già dal massaggio iniziale fa riprendere la carne dalla temperatura della vetrina refrigerata a quella ambiente.
Che è sostenuta tanto da richiedere il secchiello di ghiaccio per il vino Le Volte dell’Ornellaia (34 €). D’altronde come detto Fuego (e Punta dell’Inferno) è nome adattissimo a braceria e luogo. Il più caldo di tutta Santa Maria di Castellabate.
Suda la retinta, sigillata a mestiere senza ansia e portata a temperatura tra l’umidità e il grasso della pirofila.
La cena

Mentre l’attendiamo, un cremoso di patata (15 €) poco performante e una ben più convincente insalata di bosco con verdure croccanti e noci (7 €).

Ma la protagonista indiscussa è lei, la retinta (85 € al chilogrammo). Che conferma un’incredibile tenerezza in questa cottura (generalmente viene impiegata per gli stufati). Sapore di animale “vero” con un grasso che lo sottolinea senza essere invasivo.

Un’ottima prova che ci fa ritenere che Fuego è la braceria di cui si sentiva la mancanza in Cilento.

Chiudiamo con un assaggio di dolci piuttosto ordinari (semifreddo e sfera di cioccolato ripiena di tiramisù) seguiti da una grappa di ordinanza.

O un Gin Tonic composto al tavolo con la monodose di Gin Mare e le spezie da dosare a piacimento.
Il locale di fresca apertura ha imboccato la strada giusta. Un po’ di ordine nella carta e il disimpegno dalla pizza, invadente come presenza prioritaria nella lista, potranno migliorarlo ancora.

Voto: 7,5/10









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