Locanda Confini a Dolo, nell’entroterra veneziano, è un‘idea di Riviera del Brenta portata oltre i luoghi comuni. Nell’ordine: ristorante raffinato, locanda gentile con appendice bar-bistrot chiamato La Locandina. E ospitalità avvolgente come il décor, originalità con consapevolezza, visione che trova conferma. Il tutto in meno di un anno. Locanda Confini è laguna riletta, rimanendoci dentro. Amando la sintesi, direi: nuova tradizione veneta.
Perché il patron Cristian Minchio, venetissimo lo è. Figlio di ristoratori, o meglio di padre-paròn (così si dice da quelle parti), chef lui stesso, imprenditore e instancabile comunicatore, con un fermo mantra: “Io sono libero”.

Cristian ha spirito indomito e visione del futuro, pensando anche ai suoi due giovani figli Filippo e Alberto. E ha una bella brigata giovane, di cui è leader. Non tiranno. Leader. Con l’esempio personale, la passione inesauribile e l’impegno costante.
I ragazzi stessi hanno voglia di contaminare, con intelligenza, sconfinando dalla saldezza della tradizione veneta usando prodotti di tutto il territorio anche extraregionale. In chiave veneta. Questo è interessante.
La bella brigata under 25 di Locanda Confini



Lo chef Alessio Coraggio ha 36 anni e non è veneto, bensì di Castelvolturno in Campania. Thomas Rossi si occupa del bere miscelato, Alice Rinaldo splende in sala e niente le sfugge, in cucina il sous-chef Massimiliano Zambon e il pastry chef Giacomo Masato fanno squadra con lo chef. Il Minimo Comune Multiplo, il valore non negoziabile di chi lavora qui è la serenità. Questo è un altro punto su cui Cristian insiste.
Serena anche la clientela. Noi due ospiti di Cristian – quindi due coppie, una donna sola con l’aria da manager in trasferta. Un uomo solo probabilmente anche lui in viaggio di lavoro. Anch’io cenerei lì da sola sentendomi bene.
Come si mangia alla Locanda Confini (cena stampa)

Esordiamo con il cocktail preparato davanti a noi da Thomas Rossi con gli spirits di Baldo Baldinini: un MI-TO per me e per il convitato un Negroni dalla forte impronta botanica. Non lo sapevo, l’ho scoperto lì, che Baldo Baldinini vede solo in b/n e supplisce con l’olfatto e compone i suoi liquori quasi orchestrando le botaniche in spartiti. Neanche Cristian distingue i colori. Ma compensa con un forte senso estetico e un palato da chef.

Pronti a iniziare. Ecco un Waffle salato allo spaghetto di mare – un’alga – burro di Normandia montato, cristalli di sale, foglioline di melissa.

Pane, grissini al farro, focaccia al lievito madre est. 2015, cracker burro e latte friabilissimi, taralli olio-vino-semi di grano saraceno.
L’olio


Si sconfina anche con l’olio: EVO Titone, blend a base Biancolilla in un piattino di vetro che simula la presenza di un’oliva. Sicilia. Grandezza. Entusiasmo. Grande intendimento, assaggiare oli eccellenti da tuta Italia, per una grande intesa ristorante-cliente.


Il menu degustazione è secondo mercato e vario ”per far provare di tutto a tutti” e che per noi ha voluto dire Caciaròl, vernacolare per “calamaro adolescente” con salsa di sedano rapa, panna acida, olio al prezzemolo, polvere di porro, foglioline di geranio-corallo. Tutti ingredienti visivamente riconoscibili e in pieno riscontro con il palato. Beviamo su questo piatto Cinqueterre Terenzuola del 2023. Freschezza.

Uovo cremoso cotto a 65° per 40 minuti per pastorizzarlo, su fonduta di Blu di Moncenisio e aglio orsino una corona di sferificazione di fondo di trota, agretti fermentati e camomilla servito su un piatto Rosenthal fiorito e sagomato a corolla. Dettagli cui faccio caso. Nei calici, Lugana delle Cantine Masi.


Carciofo alla brace salsa di pecorino toscano, variazione di aglio nero / aglio fermentato, tartufo bianco e come erbetta aromatica un atzine cress dai sentori di anice. Bellissima armonia per i sensi, carciofo + tartufo in primis, accostamente sconfinante. Nei calici, Chardonnay Borallo da Preganziòl – vitigno in purezza freschezza struttura eleganza e resa di accostamene con le variazioni di aglio.
Il primo, il secondo, i dessert

Risotto Vialone Nano Slowfood (sconfinando dal solito Carnaroli) Chardonnay, salsa d’ostrica, polvere di topinambour, accompagnato da Redalmo Bucafonda firmato da Mattia Elisa scelto per valorizzare la presenza dell’ostrica.

Rana pescatrice Fondo di pesce, polvere di guanciale pak choi salsa di tamarindo, foglioline di melissa e un vino, Porto Godi 2024 TAI Rosso dei Colli Berici, pairing con azzardo, ma studiato per controbilanciare la fibrosità del pak choi. Il vitigno è imparentato con il Grenache.

Al Pre-dessert, sorbetto alla mela verde, aria al gin dealcolato, olio EVO marchigiano Agostini da Fermo. Però.


Con il dessert di tradizione, un Old Fashioned per il commensale accostato allo strudel di mele con crema alla vaniglia e gelato allo zafferano su mostarda di mele.

Petite patisserie: beignet con ganache allo zafferano copertura cioccolato bianco + cioccolato fondente avena e uvetta sopra polvere di wasabi.
Quanto costa mangiare alla Locanda Confini

Due i percorsi a sorpresa – fatte salve intolleranze, allergie e priorità segnalate – coperto e vini esclusi. Il percorso Limiti, da 5 portate, costa 65 €, il percorso Confini, da 8 portate, costa 90 €.
Cenando alla carta con 3 piatti – antipasto, primo, secondo – spendete in media 65 euro.


E perché non fermarsi anche a dormire in una delle 7 camere del piano di sopra? La Riviera del Brenta è un susseguirsi di Ville. Dolo è deliziosa. Venezia è vicinissima, ma qui c’è un’impagabile tranquillità.
Locanda Confini. Riviera Martiri della Libertà, 27, 30031 Dolo VE. Telefono: 041 528 9449. Instagram
Locanda Confini a Dolo sul Brenta: cosa propone la giovane cucina

7 gennaio 2026 – di Emanuele Bonati
Locanda Confini è il ristorante con camere aperto da Cristian Minchio a Dolo, all’interno di una villa storica della Riviera del Brenta.
Una quarantina di coperti, un bistrot, e prossimamente otto camere al piano superiore, a completare l’offerta tipica di una locanda.
L’dea di fondo la dichiara lo stesso Cristian Minchio: “Ho scelto di sviluppare un’attività che rispecchiasse le esigenze di oggi e che potesse essere sostenibile anche per le nuove generazioni”.

La Locanda indica un luogo di passaggio, dove fermarsi per ritrovare un’atmosfera familiare. E Confini indica il punto di partenza tra il fare e l’ancora da fare, ma anche il confine fra Dolo e Mira, altra località della Riviera del Brenta. E Villa Fini – restando in assonanza – era il nome della struttura precedente, un ristorante andato distrutto.
L’impostazione generazionale: una brigata di cucina under 25

Prima ancora della cucina in sé, va sottolineata la scelta della brigata di cucina. Il ristorante Locanda Confini a Dolo infatti può vantare un team giovane, dove tutti hanno meno di 25 anni. A partire dall’executive chef Lukas Keci, ventenne. Come l’aiuto chef – mentre il pastry chef di anni ne ha 18.
Della giovanissima squadra fanno parte anche Alice Rinaldo in sala, con la collaborazione del figlio di Cristian, Filippo Minchio, diciottenne studente all’alberghiero Musatti a Dolo, e Thomas Rossi. In arrivo anche il figlio maggiore, Alberto Minchio, ventiduenne, proveniente da un percorso di alta formazione a Tione.
Cristian Minchio ha scelto di affidare al giovanissimo team del suo ristorante Locanda Confini a Dolo la piena autonomia operativa. “Il menu è definito interamente dallo chef. Ho deciso di non interferire, perché ritengo che un progetto abbia valore solo se chi lo conduce può esprimersi in modo pieno e consapevole”.
La Locanda Confini è quindi un ristorante ma anche un esperimento, dove la cucina è affidata a dei giovanissimi, liberi di creare il proprio percorso di crescita professionale.
La cucina del ristorante Locanda Confini a Dolo

Possiamo considerarlo un esperimento interessante con possibili risultati originali e non influenzati da mode. Ci sono le parole d’ordine corrette, a partire dalla territorialità e dall’essenzialità, per arrivare alle tecniche messe al servizio della materia prima.
La proposta prevede una cucina vegetale, di carne e di pesce, che riprende la tradizione veneta, soprattutto marinara. L’orto della Locanda fornisce erbe, insalate e verdure stagionali.
Qualche indicazione in questo senso possiamo ricavarla dalla lettura di alcune preparazioni ideate dallo chef Keci e dalla sua brigata. Facile identificare ingredienti e preparazioni che il ristorante di Locanda Confini ha preso dal suo territorio.
I garusoli, uno degli antipasti, sono accompagnati da una salsa di lattuga dell’orto, un caramello di cavolfiore e olio al Grana Padano DOP 20 mesi (20 €).
L’insalata belga (foto di copertina) è abbinata a zabaglione al rhum, pralinato di mandorle e cipolla all’agro (18 €).
Il pesce spada affumicato viene servito con salsa di nocciola, uva fragola e semi di senape (22 €).
I primi piatti

Il risotto viene proposto con dashi di Go’, foie gras vegetale e olio alla salicornia (22 €). Il go’, pesce lagunare, è un tipo di ghiozzo, più grande degli altri ghiozzi della famiglia.
Lo spaghettone Pastai Sanniti (e qui avete una ricetta con lo stesso formato di pasta dell’azienda di Giuseppe Iannotti) ai tre latti è completato da una battuta di canocia (20 euro).
Il fusillo autunnale, con burro di castagna e tartufo nero Savini Tartufi (25 €).
I secondi piatti

Un secondo vegetariano è la Zucca Brullini al cucchiaio, con Asiago Vecchio DOP e noci pecan (18 €). Il nome zucca Brullini non si riferisce a una varietà di zucche, ma proprio a questa preparazione tradizionale veneta, con Asiago e noci. Un altro elemento del territorio di Dolo e del Veneto che entra nella carta del ristorante Locanda Confini.

Il bisato (cioè l’anguilla anguilla) di Marano Lagunare in tecia, cucinato con cocco e riccia all’aceto di melograno (22 €).
Un altro piatto di pesce, la seppia, che arriva in tavola con fegato alla veneziana e salsa di foglia di fico (22 €).
Con l’animella fritta accompagnata da salsa carota e zenzero, fondo bruno di pecora e mizuna dell’orto (26 €), siamo invece in piena proposta carnivora. Mizuna è il nome giapponese della Brassica Rapa, una pianta di senape poco conosciuta – dall’orto di Dolo del ristorante locanda Confini.
I dessert: millefoglie con caramello e marron glacé, tarte tatin con gelato al latte di capra, tiramisù e un abbinamento di pere e salvia.
Il prezzo medio per un pasto completo al ristorante Locanda Confini di Dolo è di 65 euro.










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