Giulia a Roma, da ristorante a Urban Retreat ora con 4 suite

Nel tratto più raccolto di Via Giulia, a pochi passi dal Tevere, ha aperto Giulia Urban Retreat. Un progetto che riunisce ristorante, cocktail bar e ospitalità in un’unica struttura. Già noto come Giulia Restaurant segna un cambio di passo. Non più un ristorante con camere, ma un urban retreat che integra in modo organico cucina, mixology e quattro suite indipendenti.
Il progetto nasce dall’iniziativa di cinque imprenditori trentenni attivi tra ristorazione, hôtellerie e produzione cinematografica. L’obiettivo dichiarato è proporre un’ospitalità fluida, senza confini netti tra aperitivo, cena, dopocena e soggiorno. Che dovrebbe intercettare sia il pubblico romano sia il viaggiatore internazionale in cerca di un’esperienza più raccolta rispetto ai grandi hotel del centro storico.


La palazzina progettata da Marcello Piacentini, si presta bene all’intervento di ristrutturazione, tra eredità storica e scioltezza contemporanea.
Le quattro ampie vetrine su strada di Giulia Urban Retreat introducono ambienti ammorbiditi da divani in pelle, spazi strutturati da tavoli in legno, un bancone in ferro e legno e inserti metallici dorati. Il risultato è un’estetica che richiama la tradizione romana senza rinunciare a un’impronta attuale.
La cucina romana gentile di Giulia Urban Retreat

La proposta gastronomica è affidata allo chef Simone Di Maria, con esperienze in Italia e all’estero. Il menu, stagionale, parte da una matrice tradizionale romana ingentilita da una buona capacità tecnica e un occhio alla trasversalità. Osteria sì, ma non troppo.
Tra i piatti attualmente in carta compaiono anche puntarelle ma proposte con ricci di mare, maionese all’aglio e polvere di gambero rosso. E poi la tipica preparazione di broccoli e arzilla ma in risotto invece che minestra con una spinta sapida data dalla bottarga.

I dessert sono artigianali. E anche se la carta non riesce a fare a meno del tiramisù, almeno si accompagna alla crostata ricotta e visciole reinterpretata in chiave personale.
Il ristorante è operativo dall’aperitivo al dopocena, con servizio del pranzo nel fine settimana: una scelta che rafforza la vocazione trasversale del progetto.
Cosa si mangia al Giulia Urban Retreat (invito stampa)

Giulia è almeno alla sua terza trasformazione, questa nuova anima parla un linguaggio più trasversale. Il recupero della dimensione dell’ospitalità, con l’accento sulla ‘cozyness’, quella comodità intima, affettuosa e rassicurante, che trasuda dagli arredi della sala e dei terrazzini di pertinenza delle suite, dalla colazione servita in camera, dalle vasche idromassaggio. In questo quadro non avrebbe senso mettere l’ospite di fronte a preparazioni ipertecniche, azzardate negli abbinamenti, eccessivamente autoriali. L’autorialità dello chef qui si muove per frazioni di grado, per trovare l’equilibrio tra riconoscibilità e piacevolezza dei piatti. Una tradizione affrancata da eccessi etnici, per così dire.
Tanto per cominciare

La crocchetta di baccalà strizza l’occhio al romanesco filetto, viene ingentilita dalla mantecatura, ma non così tanto da non lasciare spazio al morso. Il baccalà si addenta, mentre la crema di confettura all’arancia ne smussa le parti sapide. Un bell’equilibrio, non particolarmente nuovo, ma dagli esiti gratificanti (e molto buona la frittura), in carta a 14 €.

Il carciofo alla romana, immancabile in un’osteria che si ritenga tale, rispetta la tradizione con i suoi profumi di aglio e menta. Cotto a bassa temperatura risulta tenero e saporito, con il sostegno di un cremoso di topinambur e della fonduta di pecorino che da un lato esaltano le note tipiche e dall’altro giocano su piccantezza e morbidezza (13 €).

Il cardoncello arrosto è la variante della serata del piatto in menu (24 €), che prevede un fungo porcino alla piastra. La crema alla castagna ribadisce l’idea del sottobosco, mentre la scelta del cachi marinato vuole restituire colore alla stagione fredda. Dolce, acidulo, sapido, un buon compromesso, anche se il cardoncello tende a restare un po’ acquoso.
Giulia tra Lazio e Campania

Il primo di Giulia Urban Retreat è un fuori menù che vuole celebrare le origini campane dello chef. Una pasta, patate e provola che da Gaeta in giù sfuma i confini delle cucine regionali. Più densa e intensa, qui diventa il ripieno di un tortello fatto molto bene, con la pasta del giusto spessore. Resta il callo, e si sente il ripieno, ed è condita con burro e polvere di alloro. Ma manca il mordente dell’originale. Un piatto buono di per sé ma chi si aspetta certi sapori qui non li trova.

Di nuovo mediterraneo con il polpo e patate. Croccanti e morbidi i tentacoli, il rosti di patate ben fatto e delicata la maionese al collagene di polpo, qui esaltato al meglio (27 €).

Sul dessert difficile esprimersi, un bignè di profiterole non basta a farsi un’idea della pasticceria di casa. Buono il bignè, la copertura ben intensa, tutto giusto, ma nulla più.
Una cena completa con 3 piatti al ristorante vi costerà in media 60 euro.
Come si beve al Giulia Urban Retreat

Le bottiglie in abbinamento pescano dalla bella carta dei vini, per niente scontata e sopra la media per ristoranti di questo taglio. Siamo partiti con Jesera, un bel Collio Pinot Grigio Doc 2023 di Venica, di bella struttura e bouquet fresco, minerale e intenso. Sorprendentemente versatile da portersi accostare al carciofo senza sgradevoli retrogusti metallici.

Il Sagrantino 2020 di Moretti dimostra la sua giovinezza con una beva ancora acerba, ma piena di potenziale. Mentre il Lagrein Riserva 2022 Gries di Cantina Terlano mantiene le promesse. Intenso, speziato, robusto al naso e al palato, forse un po’ eccessivo in abbinamento con il polpo, ma bel vino.

Terminiamo con il Dindarello di Maculan, un moscato passito adatto per chi non apprezza troppo i vini zuccherini. Delicato, di una dolcezza misurata, aromaticità gentile, giusta acidità per mantenere alto l’interesse e sostenere il sorso.

Volendo prolungare fermarsi anche dopo cena, il cocktail bar resta al centro dell’offerta di Giulia Urban Retreat. La miscelazione guarda alla tradizione italiana e al panorama internazionale, con una selezione di distillati premium. Una buona opzione anche per il dopoteatro, cui la ristorazione capitolina è colpevolmente indifferente.
Le suite con terrazza e cena in camera

Tra le principali novità, le quattro suite al piano superiore, collegate internamente al ristorante e accessibili anche dal Lungotevere dei Tebaldi. Ogni camera dispone di terrazza privata e vasca idromassaggio esterna. È inoltre possibile richiedere una cena privata in suite, con finalizzazione dei piatti direttamente in camera. Un servizio pensato per chi desidera una cena riservata, senza rinunciare alla proposta gastronomica completa.
Giulia Urban Retreat. Lungotevere dei Tebaldi, 4, 00186 Roma RM. Telefono: 351 936 9771. Instagram





