Pintxo a Milano, che goduria le tapas basche al Bistrò di Albufera

Ho impiegato un mese intero prima di riuscire a pronunciare Pintxo, ma ora che ho domato la fonetica mi sento sicura e pronta a parlarvi del nuovo Bistrò, targato Albufera, di Milano. Innanzitutto, per i meno poliglotti, si pronuncia Pincio, e pintxos sono i piccoli assaggi baschi del nord della Spagna. Ora che abbiamo superato lo scoglio linguistico possiamo proseguire sereni.
Per voi che non siete milanesi e non sapete che Albufera è il migliore ristorante spagnolo di Milano (= sempre pieno), sappiate che prima o poi riuscirò a trovare posto anche nel locale principale fondato da Alice e Mateus. A patto di ricordarmi di prenotare con qualche giorno di anticipo. Roba titanica per me che decido dove cenare un paio d’ore prima rispetto al primo morso. E non vorrei spadellare con la loro ricetta della Fideuà Negra.
Perciò, vista la situazione di Pintxo molto più fattibile, ho pensato bene che questo potesse essere un ottimo assaggio prima del grande salto.
Ma vediamo un po’ com’è andata al bistrot.
Cos’è Pintxo Milano

La storia di Alice e Mateus somiglia un po’ a quei film con Julia Roberts, anche se alla fine non è scappato nessuno. Lei italiana, lui brasiliano. Si conoscono in Spagna nel 2009, si innamorano, dopo sei mesi si trasferiscono a Milano e un quarto d’ora dopo si sposano (minuto più, minuto meno). Se vi è già venuta l’ansia non siete amici miei. Io ho fatto la stessa cosa, con l’unico trascurabile dettaglio che anziché aprire un paio di ristoranti mi sono limitata a costruire un bar in salotto. Il talento nella mixology domestica vale?
Dopo la gavetta a spadellare in ristoranti spagnoli, nel 2013, con il generoso aiuto delle loro famiglie, i due aprono Albufera in via Lecco. Il ristorante ha un successo inaspettato e nel 2017 sono “costretti” ad allargarsi. Si trasferiscono, quindi, nell’attuale sede di Via Settembrini. Quattrocento metri quadri di locale e circa venti dipendenti. È il 2020 e qualcuno decide di ricordarci chi comanda, mandando una pandemia mondiale che blocca il mondo intero. I due però, anziché iniziare a fare scorta di lievito e sfornare pagnotte, resistono e anzi insistono. Nasce piano piano il sogno di un piccolo bistrot più informale, giusto per permettere anche a me di andarci a mangiare.
L’incidente di percorso e il cambio di rotta di Pintxo Milano

Diciamoci la verità, se è vero (ed è vero) che non tutte le ciambelle escono col buco, non tutte le pincherie colpiscono il cuore di Milano, che no, non è una città fighetta, è che la disegnano così. Pintxo Milano apre a gennaio 2025 in zona Sempione con la formula purista dei Paesi Baschi. Bancone, tapas, pintxos che sfilano e ordini veloci, mentre si dà un occhio alle bottiglie. Risultato? Citando un Sandro Piccinini d’annata (tipo quando la nazionale italiana ancora non guardava i Mondiali dal divano): NON VA!
Il format non colpisce i milanesi, il locale non decolla, la parentela illustre con Albufera sembra non interessare a nessuno e la fauna di Sempione, evidentemente, non è quella della Stazione Centrale. C’è qualcosa da cambiare. Quindi, un anno dopo, Pintxo Milano riapre sotto una veste più composta, ma con la stessa anima. A volte se non si riesce ad entrare dalla porta basta trovare la finestra giusta (questo non vale per ladri, zanzare e formiche).
Il bancone resta, i pinxtos anche, ma ora ci si siede al tavolo e si ordina. Loro arrivano e siamo tutti felici. Nasce finalmente il nuovo Pintxo, un omaggio alla cultura Basca a Milano. Alice e Mateus quindi si dividono tra i due ristoranti e San Sebastian, dove regolarmente si recano per tenersi aggiornati sul panorama gastronomico spagnolo.
Come si mangia da Pintxo Milano

In un locale piccino e dall’atmosfera informale viene servita una parata di piccoli capolavori che ti portano immediatamente nella parte vieja di San Sebastian. Mateus in cucina sa quel che fa, e ci tiene a farlo sapere anche a noi.
In carta solo tapas e pintxos. Si può prendere la degustazione con 5 o 7 tapas / pintxo, rispettivamente a 40 e 50 euro, su ispirazione dello chef. In alternativa si segue la voglia del momento, come abbiamo fatto noi. Ed ecco il risultato.
Pan Tomate e Jamon de Bellota 100% iberico

Non esiste un posto spagnolo in cui io vada (che sia in Italia o Spagna) e dove non prenda il Pan Tomate. Come tutte le cose apparentemente semplici (tipo la pasta al pomodoro) questo piccolo pezzetto di pane nasconde molte insidie e io stessa non saprei come replicarlo nel migliore dei modi. Lo abbiamo accompagnato con il Jamon 100% Iberico ed è stato un bellissimo fischio di inizio. Il voto è un onestissimo sette. Era eccellente, ma, soprattutto se pensiamo al prosciutto, il merito va sicuramente alla scelta della materia prima. Bravi! I due, rispettivamente in carta a 3,50 e 25 euro.
La Capasanta, chorizo e lime di Pintxo Milano

Tra i pintxos abbiamo scelto la capasanta, chorizo e lime, in carta a 8 euro. Ah che buona! L’entusiasmo è dato, probabilmente, anche dal fatto che amo tutti e tre gli ingredienti e insieme funzionano benissimo. Una macchina da guerra, come quella che dovrebbe sfornane subito altri cento. Un Pintxo fatto davvero a regola d’arte e con pochi fronzoli, come piace a Milano no? Un bell’otto e mezzo per lui.
Sanduiche de Langostinos, il capolavoro di Pintxo Milano

Il mio colpo di fulmine. Il sanduiche de langostinos è un toast di gamberi ispirato alla cucina cinese. I gamberi sono sia all’interno, cotti, sia all’esterno, crudi. Una goduria tale che ho chiesto il bis a fine serata. In carta al giustissimo prezzo di 12 euro. Non do dieci perché la perfezione è noiosa, ma un nove è più che meritato.
Calamares en su tinta

Questo è un piatto che ha diviso i commensali. Io l’ho trovato molto buono, anzi lo definirei davvero particolare. I calamari, cotti a bassa temperatura (per un tempo infinito probabilmente) si scioglievano in bocca e regalavano molta delicatezza, quasi tenerezza. Il loro nero non era invadente e mi è parso nel complesso un piatto davvero ben pensato. Il mio compagno di merenda, invece, ha trovato la consistenza troppo burrosa. Immagino sia una questione di personalissimo gusto, ma a mio parere in questa preparazione la consistenza più tenace del calamaro avrebbe rovinato l’equilibrio del piatto. In carta a 9 euro. Il mio voto è otto.
Pan brioche, picanha e pico de gallo

L’ultimo Pintxo in quel di Milano (sperando di mangiare il prossimo a San Sebastian) è stato il pan brioche con picanha e pico de gallo. Un assaggio sfizioso e assai godurioso, col pico de gallo che dava una bella spinta. Il pintxo più costoso della serata a 14 euro. Do a questo piatto un sette e mezzo, ottimo voto penalizzato solo dal fatto che i piatti precedenti avevano alzato l’asticella a livelli stratosferici.
Quanto costa Pintxo a Milano e perché andarci subito

Milano sforna nuovi locali ogni mese, e non è facile destreggiarsi tra nuove valide aperture e nuove valide fregature (ben confezionate), ma Pintxo è, molto banalmente, la finestra giusta. L’atmosfera raccolta, la simpatia di Alice e il talento di Mateus fanno funzionare bene questo piccolo bistrò. Ho trovato anche i prezzi assolutamente umani. Con meno di 50 euro (escluso vino) si mangia bene e piacevolmente. E ricordiamo che io ho fatto un bis per ingordigia, quindi tutto sommato anche prendendo una bottiglia di vino o la sangria si spenderà poco più di 60 euro. Ma se si ha solo voglia di stuzzicare qualcosa si riesce a spendere anche un po’ meno. Noi abbiamo preso anche il vino e abbiamo speso circa 60 euro.
Il fratellino di Albufera tiene testa al maggiore senza alcun complesso di inferiorità. Il mio consiglio? Andateci prima che diventi il segreto peggio custodito di Milano.
Pintxo – Bistrò by Albufera. Via Losanna, 36, 20154 Milano MI. Telefono: 02 3652 7867 Instagram




