L’etilometro di Black Mamba. Fratelli d’Italia, il vino è democratico?

Tempo fa il mio amico Sergio del Goccetto, rivolgendosi a un avventore in vena di sbandierare la sua conoscenza di grandi vini gli ha detto: “ Tu capisci di vino? Voglio vedere le transaminasi!” L’iperbole di Sergio mi ha divertita e in sintesi è vera perché per conoscere bene il vino bisogna berlo (senza ubriacarsi, attenzione! A che serve bere un grande vino da sbronzi se poi il giorno dopo non ci si ricorda nemmeno l’etichetta? Soldi buttati.) Quante persone conoscete che parlano di vino e non lo bevono? Quante casalinghe hanno fatto i corsi da sommelier e bevono Cynar? Mio zio ha superato un corso alcuni anni fa, non ha mai stappato bottiglie sopra ai 10 euro e ha preteso (tentato!) di spiegarmi il Nebbiolo. Non voglio dire che la grammatica non serva, ma è innegabile che per conoscere il vino sia indispensabile assaggiare molto. Io per lavoro assaggio spesso insieme ai produttori di vino. Lo sapete che sono pochissimi quelli bravi in degustazione? Molti produttori assaggiano solo i loro vini, che continuano a trovare buonissimi e costanti, indipendentemente dall’annata, prevedendo, avverte Paolo Trimani, che l’unica vendemmia più buona di questa sarà la prossima. Posso aggiungere, senza che mi tacciate di snobismo o classismo, che il vino è una passione per benestanti? Sento già le vostre urla, l’inveire di quel mostro pauperista che alberga in voi e che vorrebbe essere vomitato, adesso, subito! Black Mamba la deve smettere di dare sfoggio alle sue bevute da regina, alle sue bottiglie da ricchi, al Crotalo se esiste, alle Pergole dell’Hilton che forse non sono vere manco quelle, a tutto questo circo coi fuochi d’artificio, le cascate i giochi d’acqua e i pavoni….Calma, sedetevi, rilassatevi e parliamone, prima ch’io passi il Sidol sulla Katana.

Tanto per cominciare diciamo subito che il vino non è democratico ed è una roba da ricchi. Basti pensare alle ricche abbazie in Borgogna e ai nobili a Bordeaux che nel Medioevo erano gli unici veri potenti dell’epoca. La famiglia Agnelli, aveva delle quote a Margaux, non so se le abbia ancora ma molti altri esempi posso citare anche in Champagne. I proletari inglesi, quelli di Dickens che hanno fatto scrivere alla buonanima di Marx il Manifesto del Partito Comunista, bevevano gin e birra. I collezionisti americani con cantine private da capogiro sono ricchi, chi segue le partite di football indossa la canotta e beve birra in lattina. Pertanto posso affermare che per conoscere il vino bisogna bere e il vino buono non è per tutti!

La faccenda è molto semplice: vi fareste operare le tonsille da un laureato in medicina con 110 e lode senza praticantato? (Infatti non può esercitare!) Comprereste a caro prezzo un mio quadro se vi dicessi che ho fatto il liceo artistico ed ero molto brava? Vi fareste difendere da Bocchetti che è laureato in legge ma non fa l’avvocato? (Io non mi farei difendere comunque! Ah! Ah!) Avete presente quei ristoranti che aprono continuamente nelle grandi città, così per gioco, come passatempo, gli avvocati (tranne Bocchetti), i calciatori, le Simone Ventura, gli ex mariti delle Sabrine Ferilli e poi chiudono dopo sei mesi perché si mangia una schifezza? Poi, non paghi, comprano una vigna e fanno più danni della grandine ma con la stessa velocità?

Insomma, c’è poco da fare esempi, la questione non è sovvertibile, stavolta Black Mamba non è attaccabile, ha ragione da vendere e vi domanda: il vino è una roba da ricchi? E voi quanti vini assaggiate?…Se siete certi d’essere in regola con l’Ufficio Entrate e non temete la Guardia di Finanza, rispondete numerosi. Prevedo scarsa affluenza stavolta….Ah!Ah!

Parola di Black Mamba!



giovedì, 17 marzo 2011 | ore 13:45

68 commenti su “L’etilometro di Black Mamba. Fratelli d’Italia, il vino è democratico?

  1. Io direi che mi rende povero di portafoglio e ricco di spirito. Potrei entrare nella categoria di quelli che ammirano, acquistano, si pentono e godono. A ore precise e in successione mattino, pausa pranzo, pomeriggio, sera.

    Buona festa, Black Mamba!

  2. vero… non direi che è roba da ricchi, ma costosa… è differente!
    Ps mai pensato di fare l’avvocato… nun sono in grado 😉

  3. ha risposto a Gennaro Maglione: Mitico Maglione, sei grande! Buona festa a te…e guarda che begli orecchini ho in questa foto…li ho appena persi!!!! Sono nera, cattiva, nevrotica!!! Quindi stappo un Dom Perignon 2002. Davvero, non scherzo, lo sto aprendo e me lo bevo alla faccia di chi ha ritrovato i miei orecchini!!!

  4. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Sì, in effetti non regge molto questa faccenda degli orecchini. Forse è una scusa per stappare! Ragazzi, io dico che il vino oggi è molto costoso e per bere bene bisogna avere una grande disponibilità economica. Io da appassionato investo molto, non come voi che siete del settore, però ci spendo parecchi soldi e mi rendo conto che spesso i miei amici non possono permettersi le mie bottiglie. quindi il vino è per ricchi.

  5. Lasciando da parte quelli che hanno fatto il corso da Sommelier, avrei un’aneddotica sterminata in merito. Sterminata e triste.

  6. ha risposto a Ugo: Come diceva Totò, meglio piangere in rolls che sull’autobus… Diciamo che i denari aiutano sempre in questo mondo consumista! 😉

  7. ha risposto a Ugo: Da benestanti dai! Comunque conosco molti ricchi che si spaventano di fronte a una bottiglia da 30 euro. Ma forse sono solo tirchi!

  8. Black Mamba, è difficile dire quanto assaggio! comunque bevo una bottiglia al giorno e sono d’accordo che per bere bene bisogna spendere parecchio. Io spendo anche troppo!

  9. All’Università, durante i corsi di storia dell’arte c’era una professoressa, Marisa Volpi, mia “maestra”, che durante, fate conto, una lezione, a un certo punto se ne usciva così: “per fare gli storici dell’arte, per girare i musei del mondo, bisogna essere ricchi. Voi siete ricchi? Altrimenti cosa ci state a fare qui?”. Devo dire: non era un granché. La figura che faceva, voglio dire. Studenti di tutte le età in quel momento si tramortivano e un secondo dopo si indignavano. Era vero ciò che diceva quella lì? era falso? Era falso, naturalmente. Era tarocco, manifestava la sindrome del piccolo borghese che stappa champagne per ogni nonnulla e si crede uno strafico solo per questo. Mettiamola così: per conoscere professionalmente i vini (suppongo) bisogna accedervi, dunque poterseli comprare, dunque berseli. Per avere passione, generando un certo grado di conoscenza, basta molto, ma molto meno. Credo. O no?

  10. Concordo in linea di massima con quanto lei asserisce. Mi chiedo soltanto se degustando alla cieca si è in grado di distinguere un vino da 100 da uno da 300 e più euro. 40 e più anni di Liguria mi hanno insegnato che a fronte di un’entrata di liquidi dalla bottiglia alla gola si determina un’uscita di quella meravigliosa convenzione chiamata euro. Quello che Le chiedo è se il costo di una bottiglia non finisce in qualche modo per influenzare il giudizio sulla medesima.
    Test al riguardo sono purtroppo scoraggianti.
    La sensazione, quando qualche grande produttore dichiara che i loro vini costano tanto perchè hanno la consistenza dei sogni, di essere preso per la pelle del sottocoda resta fortissima.
    Ho citato i 100 euro perchè questo è stato al momento euro più euro meno il mio esborso massimo per bottiglia.

  11. ha risposto a pasky52: Se la bottiglia più cara è più buona si altrimenti no e aggiungo chi se ne frega. Non sempre le cose estremamente care sono anche le migliori. Qusto è legato ad una serie di fattori che credo si superfluo elencare e he incidono non poco sulla scelta del prezzo. Perchè il prezzo si sceglie lo sapevate???

  12. ha risposto a pasky52: Gentilissimo Pasky, credo che il prezzo della bottiglia influisca eccome! Proprio poche sere fa abbiamo fatto a tal proposito un assaggio veramente coperto, il sommelier ha fatto le cose per bene. Quando abbiamo aperto le bottiglie, in buona parte di Bordeaux abbiamo avuto una bella sorpresa: in mezzo c’ era un meraviglioso vecchio Capannelle 1985, perfettamente conservato, giovane, buonissimo. Non era affatto una bottiglia costosa. Non voglio dire che non ci siamo accorti di avere a che fare con un vino diverso dagli altri, nè che valesse qualitativamente il livello delle altre bottiglie, ma accidenti che figurone! Aggiungo che quando ci siamo formati noi (io ho 41 anni) erano gli anni ’90 e i vini per fortuna costavano meno. Io ho investito parecchi soldi, è normale, essendo la mia passione, però allora non avevo neanche gli occhi per piangere quindi sono stata fortunata, perchè oggi non potrei permettermi le stesse bottiglie se avessi ancora un lavoro precario. Grazie per il suo intervento!

  13. ha risposto a jovica todorovic (teo): Ecco hai detto quello che stavo per scrivere e che penso non solo per il vino. Non è detto che la cosa più cara sia la migliore. A tal proposito dovremmo stilare un elenco di vini dai prezzi incredibilmente alti. Lì sì che alla cieca ci faremmo due risate. Se ti dicessi quanti produttori sconosciuti toscani ho assaggiato ultimamente con vini imbevibili e listini da capogiro, ci sarebbe da fare arrossire i nostri lettori. Ultimamente uno con un chilo e mezzo di spocchia mi ha anche chiarito: io faccio tutt’altro nella vita, siamo costruttori, sia ben chiaro, non vengo da famiglia contadina. Secondo te quel diavolo di Black Mamba cosa gli ha risposto? Si sente dal bicchiere!

  14. “Il vino è roba da ricchi?”

    La risposta letterale a questa domanda, è assolutamente no. Ma ovviamente, come tutto, se la domanda dichiara ciò a cui sottende, la risposta cambia.
    Sottoscrivo mdc ” per conoscere professionalmente i vini (suppongo) bisogna accedervi, dunque poterseli comprare, dunque berseli. Per avere passione, generando un certo grado di conoscenza, basta molto, ma molto meno. ”

    E’ importante che si tenga sempre bene chiara la distinzione tra bevitore ludico il cui scopo non è accrescere la conoscenza, ma accrescere il piacere, e il bevitore professionale, il cui dovere è accrescere il suo sapere.

  15. ha risposto a mdc: Caro mdc, amico mio, la passione purtroppo non è sufficiente per avere conoscenza, è un motore formidabile, è stato il mio e non avevo un becco di un quattrino quando ho cominciato. Per conoscere bene il vino bisogna assaggiare molto (bere nel mio caso!) e oggi, a differenza del decennio scorso, i vini hanno prezzi irraggiungibili per i più. E’ triste dirlo ma è così. D’altra parte io ho la passione della guida di macchine potenti, però non mi sono potuta permettere di diventare una grande pilota. Non avevo abbastanza soldi, perchè la Formula Uno è una roba da ricchi. Pazienza!

  16. ha risposto a umberto: Appunto, il bevitore professionale deve spendere molto. Non puoi parlare di Barolo se non li bevi e i Barolo costano un sacco di soldi., così come i Brunello di Montalcino o i Bolgheri. Bordeaux costa molto e la Borgogna pure. Possiamo dichiararci esperti senza conoscere bene queste zone di produzione? Direi di no.

  17. ha risposto a mdc: Parlo di conoscenza professionale, visto che hai citato la tua insegnante all’università e tu sei poi diventato un professionista (intellettuale, ridi!) di storia dell’arte.
    Chiaramente una conoscenza discreta della materia vino, puoi averla anche spendendo poco. Tieni conto comunque di una cosa, tu stesso, che sei un intellettuale appunto e fai altro nella vita, quando bevi frequenti posti costosi per la maggior parte delle persone, non so se te ne rendi conto. Un bicchiere di vino in mescita alla media di 7 euro, come bevi tu, non è per tutti se ne bevi 3 o 4 nella serata…

  18. A mio modesto parere, appssionato da poco più di una decina d’anni e sommelier da circa 4, per poter giudicare il medio-basso bisogna conoscere il top, come forse in tutte le cose della vita…
    E’ vero che non tutti si possono permettere delle grandi bottiglie, ma oggi ci sono anche parecchie possibilità di farlo in degustazioni o mediante “acquisti di gruppo”…
    Ma tutto nasce sicuramente dalla passione, dalla “sete” di conoscenza che non tutti hanno…
    Conosco parecchi sommelier che spendono anche tanto soldi ma poi non si ricordano assolutamente nulla nè del produttore, nè dell’etichetta…allora a cosa serve?
    Io non ho mai speso cifre folli, anzi mi piace scovare piccoli produttori persone “vere” e tante volte umili, che fanno invece vini eccellenti a prezzi abbordabili, sicuramente con meno spocchia (che non siano avvocati, archittetti etc …sono d’accordo si coglie subito!), ma qui potrebbe entrare anche un altro fattore…quanti comprerebbero un vino da un produttore “antipatico”?
    Tornando ai prezzi, forse oltre “stilare una lista di vini dai prezzi incredibilmente alti”, si potrebbe fare il contrario…
    Infine, riguardo alle degustazioni alla cieca ci si diverte sempre parecchio ed è l’unico modo per vedere quanto è giusto (o no) che alcuni vini costino così tanto…

  19. ha risposto a Fabrizio Vicari: Sono d’accordo Fabrizio. Circa i produttori antipatici devo ammettere di aver assistito a tavola al rifiuto di un vino di Soldera per antipatia nei confronti del produttore. Io non lo conosco, quindi non mi esprimo a titolo personale, ma devo dire che non pubblicizza bene i suoi prodotti col suo carattere. Qualcuno ha anche aggiunto che è troppo cattivo per fare vini buoni, pensa un po’!

  20. Ma quale democratico! Certi prezzi! Per bere bisogna spendere un casino di soldi, oppure si beve vino mediocre. Questa storia della degustazione alla cieca non mi convince perchè io alla cieca distinguo un Bordeaux di livello da un Sassicaia e guardacaso il Bordeaux è sempre più buono.

  21. ha risposto a Gianluigi Del Mare: Elencare i Bordeaux di livello please. Perchè se no ti posso rispondere che anch’io alla cieca distingua la carne di pecora da quella di vitella. E preferisco sempre la pecora. Ma non capisco che ci azzecca. Vivaddio Sassicaia non sa di Boredeaux perchè altrimenti sarebbe un vino scimmia che per fortuna non è.

  22. Cara Cristiana, vedo che c’è una notevole riluttanza a rispondere direttamente alla tua domanda.
    Allora, viene spontanea l’intimazione retorica, parafrasando Sergio (Goccetto): “Tu capisci di vino ? Voglio vedere la carta di credito!”

  23. ha risposto a jovica todorovic (teo): Ti dico quelli che piacciono a me, poi i gusti sono gusti: Margaux, Haut Brion, Leoville las Cases, Mouton Rothschild, Petrus, Baron Pichon. Un po’ meno Angelus, ma tutti riconoscibili a degustazione coperta perchè più buoni di qualsiasi Bolgheri tu possa scomodare, Sassicaia compreso nelle annate migliori…Ma sento che stavi per parlare di Ornellaia. Ci ho preso?

  24. ha risposto a Gianluigi Del Mare: Non ne avevo alcuna intenzione. Intendevo dire, ma avevo bisogno della conferma da parte tua, che , ad esclusione del Pichon Baron e per di più nelle annate minori, nessuno dei vini da te elencati si avvicina neanche lontanamente i costi del Sassicaia. Se sei pronto a dimostrarmi il contrario fallo e dimmi dove questo avviene perchè sarebbe un’informazione assai utile. Il Sassicaia è un bel Bolgheri anzi Sassicaia punto. Poi tu mi potrai dire che non è più lo stesso, che si stava meglio quando si stava peggio che non ami i Cabernet toscani che Incisa della Rocchetta ti sta sulle palle e che non sopporti l’attuale Managment e tante altre cose che si possono sentire in giro, ma a me continua a piacere. Sarò stupido che ci vuoi fare. Sono pure un poco capoccione.

  25. Più che altro sei burbanzoso quando rispondi. Non parlavo di prezzi, ecco perchè mi piacciono le degustazioni coperte, perchè non mi deve condizionare il prezzo. In degustazione coperta i vini di Bordeaux e di Borgogna in genere vincono su qualsiasi vino italiano, compresi quelli di Bolgheri che tanto ti stanno a cuore.

  26. ha risposto a Gianluigi Del Mare: beh, ma i prezzi hanno un loro valore… se un vino da 100 € risulta solo un poco meglio e piacevole da uno da 20 €, beh la faccenda è rilevante e interessante… qualcosa non torna, o no?

  27. provo a rispondere io, mettendo gli attributi sul tavolo, in stile BM…
    Allora per saper bere non serve essere ricchi, se no io non saprei farlo, certo aiuta… Però mi sembra una catalanata, per far quasi tutto in questo mondo aiuta il denaro…. O no?
    Secondo me BM stava mettendo sul piatto un’altra cosa, i vini hanno ragiunto prezzi comici, dovuti ad una filiera novecentesca in cui si pagano una serie di attori in campo a ricarichi imbarazzanti… Sapete dirmi in quale comparto merceologico sopravvivono i ricarici 1/3 che molta ristorazione ritiene normale? e quelli 1/2 della vendita al dettaglio? Se a questo ci aggiungi i tempi biblici di pagamento che lamentano i produttori… Beh il quadro si fa chiaro e tutto sulle spalle dei consumatori…

  28. ha risposto a Carlo Giovagnoli: Esattamente! Il problema è proprio questo. Negli anni ’90 abbiamo bevuto vini pazzeschi a prezzi ancora praticabili, oggi non è più possibile se non si è benestanti. Sapete quanto costa Monfortino 2002 franco cantina? 180 euro + iva. Quindi in scaffale, calcolando una media di ricarico di almeno il 40% va a finire a 250 euro. Figuriamoci in carta al ristorante! Eppure, non si può non conoscere bene Monfortino per dichiararsi esperti di vino, ne converrete. Quindi un esperto di vini deve essere benestante. O frequentare persone ricche e generose. Grazie Carlo!

  29. ha risposto a jovica todorovic (teo): beh teo non esagerare a 250 € se trova… e cmq me sembra ‘na signora cifra 😉

    è vero chi come noi ha iniziato a bere tanti anni fa (sia chiaro perchè abbiamo incominciato in tenera età… dei bimbi, mica semo vecchi ;-)) abbiamo fatto in tempo a fare tutti i fondamentali per bene. ricordo ancora una cena all’Impero in cui buttammo nel cesso causa tappo in rapida sequenza: Margaux, Vega Sicilia Unico, Leoville… per poi trovere pace su un Latour, doveva essere il 97 e erano presenti almeno tre collaboratori di questo luogo 😉 insomma la sera si poteva fare festa con relativo poco dispendio… Oggi sarebbe impossibile. però credo che Carlo abbia centrato una parte del problema, in quale settore merceologico è rimasto un tale ricarico?

  30. ha risposto a Alessandro Bocchetti: per la cronaca il primo monfortino della mia vita doveva essere un 85 e lo acquistai al goccio, pagandolo 150.000 lire… me sembrava ‘na cifra… provate a vedere oggi quanto costa…

  31. ha risposto a jovica todorovic (teo): Ustia!!! Per dirla con Contarello. Davvero? Sinceramente gli ultimi li ho bevuti al ristorante e me li hanno offerti. Io per casa mia non lo sto comprando da un po’, preferisco di gran lunga Cascina Francia, che non è economico ma costando la metà vale il doppio a mio avviso.

  32. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Capperi se me la ricordo quella sera! Fu memorabile! Vega Sicilia 1985 lo portai io e sinceramente quello era caro anche a quei tempi, 500.000 lire lo pagai. Se ricordi bene quando lo aprimmo, dopo una sequenza di tappi da incubo, e ci rendemmo subito conto che anche quella bottiglia era andata, io mi ritirai in camera per 15 minuti…volevo suicidarmi!!! Sbaglio o alla fine disperati bevemmo Schiave altoatesine?

  33. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Ragazzi, con quel bendidio, consolarsi con le Schiave deve essere stata una grande prova di forza. Comunque sarà una coincidenza ma Vega Sicilia Unico l’ho trovato col tappo difettoso anch’io un paio di anni fa. Poi è anche un vino un po’ sopravvalutato, in effetti.

  34. Non ci posso credere! Tutti esperti e nessuno dichiara quanto beve? Io bevo almeno una bottiglia al giorno, mi reputo un buon assaggiatore, lo faccio per passione perchè nella vita mi occupo di altro, non sono ricco ma benestante e se non fosse così col fischio che aprirei certe bottiglie. Sono stranamente d’accordo con Black Mamba, malgrado la naturale antipatia che mi suscita quando la leggo. Però continuo a seguirla quindi una ragione ci dovrà pur essere. 😀

  35. Direi dalle risposte che bevete quasi tutti molto poco…Bah! Ipocriti!!! 🙂 vado a farmi un bicchiere di Rossese di Dolceacqua, me ne avete fatto venire voglia con tutte queste ritrosie. A proposito, non c’entra niente ma io al Vinitaly mi dedicherò alla Liguria e al Rossese, mi voglio divertire!!! Ecco un vino buono a prezzi ragionevoli!

  36. Gentile e simpatica Cristiana, io non ho grosse disponibilità economiche ma non posso certo lamentarmi, mi permetto vini costosi e spesso mi crea qualche difficoltà in compagnia di coppie di amici perchè spendere 100 euro o più per una bottiglia è impensabile per la maggior parte delle persone. I vini costano molto, troppo negli ultimi anni e i ricarichi delle enoteche e dei ristoranti non scherzano. Ho visto cose da capogiro. Sarebbe bene che si facessero girare di più le bottiglie, magari guadagnando un po’ meno, ma mi pare che le cose non stiano cambiando. Non sono un ragazzino e ricordo anch’io di aver coltivato la mia passione per il vino in anni in cui si bevevano grandi vini italiani e francesi a prezzi affrontabili. Ora è difficile. Però io nel mio piccolo mi difendo e non le nascondo che bevo tutti i giorni, assaggio con curiosità e preferisco spendere i miei soldi in un grande Bordeaux che per l’abbonamento allo stadio. Ognuno ha i suoi gusti! Buona domenica.

  37. Mi chiedo, e chiedo: di chi è la responsabilità di questo costo del vino fuori controllo?
    Suppongo che non sia facilmnete localizzabile, ma con un po’ di onestà intellettuale si potrebbe cominciare a fare una lista in ordine di peso.

    Eserciterei questa indagine non verso i i grandissimi vini che per rarità e storia sono difficlmente e troppo opinalmente giudicabili.
    Ma diciamo tutti i vini da 30 a 250 euro a bottiglia in enoteca.

    Mi piacerebbe capire dove si annidano”gli scatti” (dalla vigna allo scaffale) che motivano (Giustificano?) i costi di cui discutiamo.

    Sarebbe interessante sentire a riguardo un produttore, un distributore, un venditore, un critico, rispondere semplicemenete alla domanda: perchè bere vino buono è così caro?

  38. ha risposto a umberto: Probabilmente una delle cause è il fatto che negli anni ’90 il vino sia diventato un fenomeno modaiolo. Faceva figo intendersi di vino, prendere l’attestato di Sommelier. Guide di settore, premi, boom di vendite un po’ di tutte le riviste, principalmente Gambero Rosso in Italia e Wine Spectator all’estero. Insomma, il vino è diventato uno status symbol, in grado di dimostrare che il suo possessore (collezionista) o bevitore più o meno esperto, aveva raggiunto un determinato status sociale o di potere o di ricchezza. Chiaramente i produttori hanno cavalcato l’onda, partendo da Gaja, da altri piemontesi e soprattutto dai toscani. Ora le cose sono cambiate, l’entusiasmo è ridimensionato, basti controllare i dati di vendita non solo dei vini costosi ma anche della stampa specializzata. Oltre al fatto che il consumo pro capite sta calando in modo sensibile. Quindi per una serie di concause, per bere si spende meno, ma soprattutto ci si è resi conto che un Barolo può in qualche modo giustificare il suo prezzo, ma una Barbera a 50 euro, no!!! Anche il Brunello di Montalcino in parte può giustificare il suo prezzo, ma un Rosso della stessa zona a 40 euro, no!!! Sarà molto difficile tornare indietro. Ti ricordi Umberto quando negli anni ’80, non si sa per quale ragione, ci fu la moda dell’orologio Swatch? Se ne compravano all’asta a prezzi allucinanti, anche 10 milioni di vecchie lire! Ora quell’orologio non se lo caga più nessuno, con buona pace dei collezionisti con scatoloni pieni di plastica colorata in soffitta. Mi auguro che il vino non faccia la stessa fine, per carità, ma l’esempio è solo per raccontarti, cercando di rispondere alla tua domanda, che la moda va gestita con molta saggezza e misura. Quindi i responsabili hanno nome e cognome.

  39. ha risposto a umberto: Quest’analisi, ancorchè sintetica, volutamente per non annoiare, fa parte del mio lavoro di consulente per aziende di vino, di consigliere…pertanto ti emetterò fattura! Che mi pagherai a Crodini, ovviamente! ;-)))

  40. ha risposto a fabione: Fantastico! Ho cliccato il link e da frequentatrice abituale di wine bar ovunque, quindi anche a Roma, dove vivo, penso che 4 Champagne più piatto di salami al barolo, in centro, nella capitale, a 85 euro siano un prezzo normalissimo. Potrei elencare 10 posti dove i signori avrebbero pagato di più e serviti peggio. Certo, non a Teramo o a Rionero in Vulture, ma mi darete atto che i costi di gestione sono diversi. Avete presente gli affitti dei negozi a Roma, delle case, dei magazzini, soprattutto nel centro storico? Di che parliamo? Non ho dubbi, sulla piazza centrale di Budrio, o alle giostre a Battipaglia quel pirla del link che ho cliccato avrebbe speso meno. La porchetta da Roscioli (che è pazzesca, provatela alle 17 quando la sforna!) costa molto di più che dal porchettaro sull’autostrada. Dobbiamo commentare? Aggiungere altro? ;-)))

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