Frittole perfette a Carnevale con la ricetta del 1935 dal diario della nonna di Trieste

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Prendiamo una nonna triestina, una nipotina (le vedete nella foto qui sotto, insieme al nonno: la nipotina sono io), e un quaderno di ricette preziosissimo.

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La mia nonna paterna, triestina, era una gran cuoca. Nel quaderno che mi ha lasciato le dosi sono tutte rigorosamente in “deca” (non decagrammi), come vuole appunto la tradizione triestina.

Naturalmente le ricette sono tantissime, scritte in ordine cronologico, come in una sorta dì diario che racconta la storia delle mie radici.

La prima ricetta indica nel sottotitolo – forse anche con una punta di malinconia – “ultima sera a casa prima di sposarmi”.

Poi ci sono le ricette legate alle ricorrenze famigliari, quelle avute dai parenti che vivevano vicino a Praga, e quelle passate dalle, o estorte alle, amiche – e sul finire, legate a tutte le volte che la nonna veniva a Milano, anche le ricette avute dalla mia mamma.

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La nonna sosteneva che un pranzo o una cena non potevano terminare senza il dolce.

E naturalmente i dolci, tutti rigorosamente triestini, abbondano.

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E la mia ricetta per Carnevale non poteva che appartenere alla cucina giuliana: le Frìttole triestine.

In realtà le frittole hanno un’origine istriana, ma ormai fanno parte della cucina del Friuli-Venezia Giulia e, assieme ai Crostoli, cioè le chiacchiere, sono tipiche del Carnevale di Trieste.

Assomigliano molto ai tortelli, ma si preparano con un impasto lievitato.

Le Frittole della nonna

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Ingredienti

Mulino Caputo

400 g di farina
2 cucchiai di zucchero
250 g di latte
50 g di burro
2 uova
12,5 g di lievito di birra
1 bicchiere di vino bianco
2 cucchiai di rum
1 cucchiaio di aceto di vino bianco
50 g di uvetta
40 g di pinoli
la scorza grattugiata di 1 limone e di 1 arancia
un pizzico di sale
olio di semi di arachide

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Procedimento

Sciogliere il lievito nel latte appena intiepidito. Far fondere il burro e lasciarlo raffreddare. Separare i tuorli dagli albumi e montare questi ultimi a neve.

In una ciotola mescolare la farina con lo zucchero, il sale e la scorza degli agrumi.

Fare la classica fontana e versarci il lievito sciolto nel latte, il burro fuso, i tuorli d’uovo, il vino, l’aceto e il rum. Oltre all’alta temperatura dell’olio – che crea un’immediata crosticina – anche l’alcol nel composto impedisce alle frittole di inzupparsi d’olio.

Impastare bene, poi unire gli albumi montati a neve, l’uvetta e i pinoli. Lavorare l’impasto per almeno un quarto d’ora – se avete una impastatrice il lavoro sarà più semplice – poi coprirlo con la pellicola alimentare e lasciar lievitare in frigorifero per 12 ore.

Scaldare l’olio di semi in un pentolino – non importa che sia molto grande, ma deve essere profondo – a circa 170 gradi. Immergere un cucchiaio nell’olio bollente per renderlo più scorrevole,  prendere una cucchiaiata scarsa di impasto e farla scivolare nell’olio.

Rigirare più volte la frittola perché risulti uniformemente dorata. Se le frittole non sono troppo grosse – basta prelevare una dose minore di impasto – saranno sufficienti un paio di minuti di frittura.

Non friggere più di 4 o 5 frittole alla volta altrimenti la temperatura dell’olio si abbassa e il fritto risulta pesante.

Quando sono dorate, scolarle su carta assorbente ad asciugare, poi farle rotolare nello zucchero semolato per ricoprirle abbondantemente.

Calde sono eccezionali, ma comunque vanno consumate in giornata.

Variante

Esiste anche una variante con la ricotta che consiglio vivamente! È sufficiente aggiungere all’impasto 300 g di ricotta, meglio se di pecora.

[Immagini: Lorenza Pliteri]



mercoledì, 15 febbraio 2017 | ore 11:13

7 commenti su “Frittole perfette a Carnevale con la ricetta del 1935 dal diario della nonna di Trieste

  1. Adoro!!!
    Grazie davvero.
    E mi sovviene un aneddoto, quello del quaderno della bisnonna, ricetta del brasato.
    Elenco ingredienti, descrizione, e piatto (eseguito dalla figlia/nonna) immangiabile.
    Discussione in famiglia su questo esito non commestibile, e alla fine si scoprì l’arcano: la scrittura
    La minuta grafia della bisnonna recitava “4o5 chiodi di garofano”, mentre la figlia lesse “405”.
    Essendo il libro delle ricette della mamma (sua) non osò discostarsi dalle dosi… 😉

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