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Ora assaggerai la migliore pizza di Londra. A qualche migliaio di chilometri dall’Isola, penso ancora a queste parole e a quanto sia diffuso il messaggio del cibo italiano nel mondo attraverso alcuni elementi caratteristici. La pizza è sicuramente uno di questi. La stessa sensazione la provai una delle prime volte che ero per lavoro a Parigi quando alcuni connazionali, ormai diventati transalpini, mi annunciarono che sulla Senna la pizza era buonissima, anzi era meglio di quella che si gustava a Napoli. Io, terrone borbonico che per molte cose ha come linea di confine il corso del fiume Garigliano, inorridii. Non che fossi nuovo a simili affermazioni a Verona, Milano, Torino, Firenze, Bologna e, ovviamente, Roma, ma l’esportazione di questo piatto, diventato specialità di ottimi pizzaioli di tutto il bacino mediterraneo, per me resterà sempre un fatto insolito. Insolito perchè i miei punti di riferimento sono concentrati nell’area strettamente partenopea con qualche puntata nel salernitano e poco altro. Insolito perchè la pizza sembra accendere sempre una competizione stile “siamo tutti allenatori della Nazionale” e quindi più capaci (ma a dire il vero, dovrei aggiungere anche la mozzarella di bufala…). Tutta questa premessa per specificare che, quando si parla di pizza, la mia guardia è sempre altina.

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Non l’ho abbassata quando ho varcato la soglia del Santa Lucia il cui nome non può che farti virare sul “Pallonetto” di fronte al mare del Golfo di Napoli. L’allestimento scenico, compresa la statuetta della Santa protettrice della vista, è di quelli che ti rispediscono ad altre latitudini e ti inducono a pensare che sei finito nel posto turistico per eccellenza con tutte le conseguenze del caso. Mirko Picicco è il manager che si occupa del locale e viene da Genzano di Roma. Ci spiega la filosofia del Santa Lucia che è quella di riproporre fedelmente le ricette italiane senza troppe variazioni (o almeno limitandole a quelle di cui il palato inglese non può fare a meno, il che richiede attenzione nell’ordinare). La pizza, che qui viene presentata anche nella coreografica versione “a metro”, è il piatto più richiesto. “Pomodorini, rucola e prosciutto” è la più gettonata, conferma Mirko dopo un rapido giro con i ragazzi di sala. A seguire la Diavola, ovvero una classica margherita con salame piccante e funghi.

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Diego, il pizzaiolo, ha una lunga esperienza di panificazione e infatti al Santa Lucia non manca il pane fatto in casa. Non siamo all’utilizzo del lievito madre, ma si cerca di dare un attimo di respiro alla lievitazione con tempi meno brevi di quello che si potrebbe pensare. La pasta ha una buona consistenza e alla prova la nostra margherita denuncia semmai qualche difficoltà che deriva dalla temperatura del forno all’inizio dell’attività della serata. Occorre attendere per una corretta temperatura che dovrebbe essere assicurata dalla realizzazione del manufatto da esperti napoletani. Riproveremo più tardi.

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Nel frattempo, Mirko mi spiega l’origine degli ingredienti utilizzati per i piatti. La mia attenzione è richiamata dalla mozzarella di bufala che viene prodotta… in loco. Sì a Londra, o meglio a qualche chilometro dalla città. “Due persone lavorano il latte che arriva dall’Italia e producono la mozzarella, che va sulla Bufalina, e la ricotta”. Resto un po’ perplesso, ma ecco arrivare in un piatto la mozzarella di bufala londinese. Non sono le condizioni migliori per una degustazione: fredda di frigorifero e con qualche giorno alle spalle. Svolge dignitosamente la funzione cui è chiamata, ma come antipasto meglio il prosciutto, le melanzane sotto aceto e anche la parmigiana che non sfigura affatto.

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Riproviamo la margherita che si esprime al meglio, soffice quanto basta e con una pasta che garantisce la digeribilità serale. Una pizza da manuale che potrebbe essere perfezionata con qualche piccolo accorgimento su temperatura del forno e tempi di cottura. Ma, comunque, non vi sembrerà di essere a Londra! Attenzione, invece, ai primi. Occorre specificare che il piatto scelto sia proprio all’italiana altrimenti potrebbe capitare di imbattervi in una aggiunta di panna capace di rovinare anche la cottura al dente che il Santa Lucia assicura. E sarebbe un vero peccato, considerato che al Santa Lucia tengono molto al giudizio dei clienti che possono comunicare il loro grado di soddisfazione compilando un form . Il Santa Lucia fa parte della catena Made in Italy Restaurants Group che comprende il Luna Rossa a Notting Hill e altri cinque locali di cui uno a Oxford Street.

Santa Lucia 2 Hollywood Road – London, SW10 9HY. Tel. +44 20 7352 8484. www.madeinitalygroup.co.uk

Foto: Francesco Arena

8 Commenti

  1. A parte voi meridionali, abituati poi a chi sa quali prelibatezze…, non mi e’ MAI capitato di trovarmi male al Santa Lucia: anzi… Ed in questi giorni che e’ chiuso per le vacanze natalizie mon estomac patisce le pene dell’inferno! Termine di paragone? ”Fratelli La Cozza” a Torino. E Pagano non mi dica che anche li il forno un va…
    Pochi metri piu’ il la’, sempre in Hollywood Road si apre ”Friends”: qui la pizza e’ improponibile, purtroppo, ma in compenso c’e’ una cameriera con un sorriso, ma un sorriso…

  2. Dopo tre anni di vita a Londra e innumerevoli ristoranti provati, cercando di placare la classica nostalgia da cibo italiano, mi sono ritrovata al Santa Lucia. E sorpresa.. Finalmente ho potuto gustare un’ottima pizza, degna di questo nome. Lo staff e’ molto gentile e sembra veramente di ritrovarsi nella classica pizzeria italiana dove si ride, scherza e soprattutto si mangia bene.
    Vincenzo, grazie di aver fatto conoscere questo posto anche ad altri “nostalgici”.

  3. Grande DIego Continua così che dall’Italia facciamo tutti il tifo per TE……

    Prima o poi quando vengo proverò le tue pizze è sarà come essere a casa ciao LUPO!!! Buon lavoro

  4. Grandissimi! La pizza di Santa Maria è in cima alla mia top 5 di pizze a Londra. Peccato che sia così lontana da me che faccio prima ad andare a Gatwick e prendere un volo per Napoli! 🙂

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