Mozzarella blu e ricotta rossa, chi ha ragione?

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La trasmissione Decanter del 29 luglio ha parlato della ricotta rossa e della mozzarella blu. Puntata dedicata al colore preferito in cucina. E via con il gioco del bello e del brutto. Il bianco dello yogurt che piace, il verdognolo che non piace perché sembra muffa, il rosso da preferire per via del benessere. Una pizza con bei colori può essere un mix afrodisiaco. Così raccontano i blog, sarà vero? Ma è la ricotta rossa ad attirare l’attenzione di Angelo Ruffoni, responsabile marketing della Global Pesca. Il racconto della scoperta della ricotta rossa è quello che conosciamo. La signora incinta che compra una confezione ad Olbia, l’apre, la vede rossa e la consegna ai Carabinieri e quindi finisce ai Nas di Sassari che predispongono le opportune analisi. Ma poi Decanter fa la scoperta e dice che la ricotta rossa “è realizzata da una ditta che si chiama Lago Maggiore prodotto dalla Lat-Bri come indica il sito della Global Pesca”. Bene, Fede e Tinto danno l’allarme dell’uomo avvisato, mezzo salvato ma ahimè fanno una leggera confusione. (6° minuto di trasmissione).

[audio:https://www.scattidigusto.it/wp-content/uploads/2010/08/decanter-ricotta-rossa-29-07-2010-.mp3|titles=decanter ricotta rossa 29 07 2010]

ricotta-lago-maggioreAngelo Ruffoni, Responsabile Marketing della Global Pesca SpA, al telefono mi spiega che a Decanter hanno preso una cantonata e che non riesce a raggiungerli. La Global Pesca, infatti, commercializza alcuni prodotti della Lat-Bri come la mozzarella Lago Maggiore, “sorella” della ricotta incriminata, ma non la ricotta.

Ecco la mail di Angelo Ruffoni

Durante la trasmissione Decanter del 29 agosto 2010 veniva erroneamente menzionato il nome della ditta Global Pesca SpA di Gravellona Toce, come distributrice della ricotta rossa trovata in Sardegna. Global Pesca infatti non solo non commercializza tale marchio di ricotta ma essendo azienda presente solo nel nord ovest della penisola non ha alcun modo di distribuire prodotti in Sardegna. Gli amici di Decanter, trasmissione che seguo con interesse, hanno in questo caso preso un abbaglio.
Con la speranza di ricevere scuse al riguardo.
Saluti a tutti
Ruffoni Angelo, responsabile marketig Global Pesca SpA

Una precisazione sull’incrocio di notizie e smentite va fatto. L’allarme sanitario è quello che danno gli organismi nazionali e internazionali competenti. Non ha senso parlare di allarme se non ci sono indicazioni precise e ufficiali. L’individuazione della confezione di ricotta rossa ha l’unico valore di aggiungere un dettaglio all’informazione del caso concreto, cioè quella di dare il nome e il cognome a quella confezione. Mettere in guardia circa il rischio di acquistare prodotti di una determinata azienda non ha senso. Quella ricotta potrebbe essere diventata rossa per diversi motivi, compresa l’interruzione della catena del freddo dopo la produzione. Un frigorifero rotto in un punto vendita piuttosto che a casa del consumatore. Le analisi servono a far comprendere cosa sia successo.

scattidigusto crede alla filiera certa e risalire al nome del produttore attraverso una serie di deduzioni non è la strada più diritta che si possa percorrere. Purtroppo l’esigenza di evitare allarmismi che andrebbero a penalizzare il marchio su cui si stanno effettuando gli accertamenti, spinge i Nas (in questo caso) ad evitare di diffondere il nome dell’azienda produttrice o comunque a divulgare informazioni più dettagliate.

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E’ stato più difficile mantenere riservato il nome della Granarolo in relazione alla mozzarella blu ritrovata a Rivoli. E la notorietà stessa dell’azienda ha fatto rimbalzare la notizia sui media in pochissimo tempo. In questo caso, Vittorio Zambrini, Direttore Qualità, Innovazione, Sicurezza, Ambiente della Granarolo ha postato direttamente un commento sull’articolo di scattidigusto che riporto di seguito

Egregio signor Pagano,
in merito alla vicenda riportata da alcuni organi di informazione, relativa alle due presunte “mozzarelle blu” a marchio Granarolo segnalate in Piemonte, la informo che gli esiti degli accertamenti dei Nas nel nostro stabilimento e sul lotto di produzione non hanno evidenziato alcuna anomalia, confermando l’assoluta regolarità dei processi produttivi e dei prodotti della nostra azienda.
 Noi non ne siamo affatto sorpresi: Granarolo produce da sempre mozzarelle e in stabilimento non abbiamo mai visto una mozzarella blu. Il caso segnalato, da quanto abbiamo appreso, ha riguardato confezioni già aperte di cui non abbiamo mai potuto prendere visione, conservate in condizioni che non conosciamo.
Purtroppo chi ha alimentato sui media queste suggestioni prive di fondamento, che hanno finito col produrre un danno rilevantissimo all’azienda, non ci porgerà spontaneamente le sue scuse. 
Ma chi lo farà, avrà tutto il nostro apprezzamento

Cordialmente

Vittorio Zambrini, Direttore Qualità, Innovazione, Sicurezza, Ambiente


Le analisi hanno confermato la correttezza del sistema di produzione della Granarolo come annuncia la stessa azienda dal sito che vuole ristabilire al più presto la propria reputazione. Due mozzarelle blu possono mettere a rischio una produzione di 51mila pezzi (questa la quantità del lotto 188 cui facevano parte le mozzarelle dell’Auchan di Rivoli) e una produzione di 300 mila giornaliere? La logica direbbe di no perché le altre 298.998 non sembra abbiano lo stesso colore blu. E soprattutto perché il giorno 7 luglio, cioè quello di produzione del lotto 188, per puro caso ci fu un controllo a campione dei Nas e delle Asl di Bologna che accertò la regolarità della produzione della mozzarella successivamente incriminata (che rafforzerebbe l’esistenza di cause esterne allo stabilimento). Dispiace che la Granarolo abbia subito un danno rilevante (stimato dal direttore generale Rossella Saoncella in 2,5 milioni di euro). D’altronde anche la Granarolo dall’informazione ha potuto trarre indicazioni per effettuare scelte di marketing. Ecco quanto riportato dall’Adnkronos “Granarolo – chiarisce ancora il presidente (Gianpiero Calzolari) – non ha mai acquistato latte, mozzarella, semilavorati o ingredienti dalla societa’ tedesca Jager, che invece e’ stata fornitrice dell’azienda esclusivamente per provole dolci, prodotti finiti e confezionati” battezzati ‘Sfiziosino’ che dopo il caso delle mozzarelle blu tedesche la Granarolo ha deciso di togliere del tutto dal mercato”.

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