Il latte blu è di Candia, ma la colpa è del frigo

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L’estate in technicolor della mozzarella e del latte non conosce battute di arresto. Nessun allarmismo, ma qualche dubbio nasce e non trova conforto. Dopo la mozzarella blu, era stata la volta del latte blu, anzi celeste (con l’intervallo della ricotta rossa).

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Oggi il Tirreno pubblica l’esito delle analisi effettuate dall’Istituto di Zooprofilassi di Pisa sui campioni di latte che erano rimasti nel frigorifero dei due coniugi di Piombino. La causa della colorazione è lo stesso batterio, lo pseudonomas, che ha provocato il blu delle mozzarelle. La bottiglia incriminata è della marca Candia.

Ma se la causa è nel batterio che quindi certifica la contaminazione, non è sicuro dove e soprattutto come questa sia avvenuta, sottolinea il quotidiano toscano. Infatti, l’altra bottiglia di latte che i coniugi piombinesi hanno portato all’Ufficio di Igiene dell’Asl era sigillato e alle analisi ha dato risultato negativo. L’ipotesi di una contaminazione del latte in fase di lavorazione o confezionamento negli stabilimenti della Candia diventa ogni giorno che passa (la segnalazione di Piombino è di lunedì 2 agosto su un latte a lunga conservazione aperto qualche giorno prima) sempre più flebile. Infatti, non sono noti altri casi di latte blu e a meno di non voler considerare l’ipotesi che tutto quel lotto di produzione sia rimasto invenduto, stoccato nelle case dei consumatori o ritirato in segreto dall’azienda occorrerebbe assicurarsi che la catena del freddo sia stata rispettata. E in questo caso la catena del freddo è molto corta: riguarda il frigorifero del consumatore. O no?

Di Vincenzo Pagano

Fulminato sulla strada dei ristoranti, delle pizze, dei gelati, degli hamburger, apre Scatti di Gusto e da allora non ha mai smesso di curiosare tra cucine, forni e tavole.