Tavole di tutti i giorni. L’Osteria Bottega ti lascia senza fiato a Bologna

Tempo di lettura: 3 minuti

Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli col seno sul piano padano ed il culo sui colli… (Francesco Guccini)

Bologna la grassa. Ricordo Bologna della metà degli ottanta, un colpo per noi provinciali che salivamo per l’università. Il clima grigio, la pioggia incessante, i portici, due città che non comunicavano tra loro: quella degli studenti, allegra e contaminata e quella dei bolognesi, lenta, ricca e distante. Porta Saragozza era il centro della vita universitaria, mille case sgangherate e affollate, tanti localini e un botto di droga che scorreva a fiumi.

Un colpo tornare per quelle viottoli, sotto quei portici che lambiscono via del Pratello. È qui l’osteria Bottega. Si parla tanto di questi tempi di trattorie, osterie e buiaccari. Di posti semplici ed immediati che non dimenticano la voglia di mangiare bene, ma ad un prezzo più accessibile e senza tutta la retorica e la grandeur della ristorazione gommata. Ecco questa piccola osteria nel cuore popolare del centro di Bologna. È questo! E ci piace iniziare da qui una galoppata alla scoperta di questi angoli di gusto del nostro paese.

Sì, perché Daniele Minarelli è stato un vero apripista di questa tendenza, anni fa ha aperto questa piccola osteria nel cuore di Bologna, venendo dal Dandy ristorante stellato dell’emilia. Ha fiutato per primo i tempi ed è tornato ad una cucina e una dimensione, più umana e accogliente e ha fatto centro. La ricetta è sempre quella di allora: materie prime da sballo, tanta tradizione nel piatto, un pizzico di freschezza moderna, servizio semplice e simpatico e tanto divertimento. Gira tutto alla perfezione in questa sala piccola e raccolta. Prenotate che è sempre pieno, mangerete spalla a spalla con altri avventori, coccolati e cojonati con garbo dal servizio attento e sbarazzino di Daniele, grande Oste, ma soprattutto assaggerete sapori che credevate perduti. Non è un cibo per signorine filiformi, se state attenti alla linea e cercate il tonno e leggerezza, beh… girate sui tacchi, non fa per voi.

Si comincia con i salumi da urlo, il salame di una volta fatto in casa e un elegantissimo parma di 36 mesi, mangiamo con le mani, perché solo così si onorano i grandi salumi. Continuiamo con un suntuoso piatto di tortellini in brodo, caldo e accogliente. Sa di casa e di rocce di Itaca, il brodo è elegantissimo e leggero, Daniele mi impedisce di contaminarlo con il parmigiano e diamine se ha ragione.

Commoventi le tagliatelle al ragù tradizionale, solo diaframma di manzo, senza grasso, stufato con gli odori, alla fine mi finisco il ragù col cucchiaio…

Tanta pantagruelica ricchezza, non ci placa e rincuorati dalla insolita leggerezza dei piatti, sfidiamo allegri il secondo. Del resto in osteria di va per mangiare e accidenti se lo facciamo.

La cotoletta alla bolognese è suntuosa. Quando arriva nel piatto sembra enorme e insormontabile, poi in bocca inizia a danzare e boccone dopo boccone scompare in un battibaleno. Un piatto antico e casalingo sin alla vista, ma strepitoso: una lombata di vitello con osso, panata e fritta nel burro e poi rifatta in padella con brodo e prosciutto, fantastica.

La zuppa inglese sa di merletti e ceramiche faentine, di passeggiate domenicali sotto i portici, di borghesia e serenità. La torta di riso invece è un inno alla casa, l’unico piatto che non viene prodotto all’osteria, ma lo fa ancora la mamma del Minarelli, perché come ci dice Daniele “la sola donna della mia vita è la mia mamma”.

Finiamo satolli, ma non appesantiti, la bottiglia di vecchia Modena è finita e con la sua spumeggiante freschezza ci ha aiutato allo scopo, ne berrei ancora! Giusto il tempo di liberare la tavola (il secondo turno preme) e accomodati sulla panchina all’esterno nel tiepido fine inverno, prendiamo il caffè e una pallina di delizioso sorbetto al mandarino, due chiacchere con il patron, due risate con amici incontrati… Potrei aspettare qui la cena…

Osteria Bottega. Via S. Caterina, 51. 40122 Bologna. Tel. +39 051.585111

Foto: Andrea Sponzilli

17 Commenti

  1. ha risposto a Alessandro Bocchetti: ecco si fa presto ad incolpare i giovani… la gerontocrazia che avanza 😛
    in ogni caso alla Bottega si mangia e come si mangia! La fettuccina al culatello Spigaroli tirata con un pò di burro è musica, la cotoletta petroniana (bolognese) spiazza e fa piazza pulita di tutte le “sorelline” mangiate fino a quel momento e poi l’anatra confit croccante fuori e delicata dentro si fa mangiare che è uno spettacolo…
    L’esperienza meriterebbe anche solo per scambiare due chiacchiere con Daniele,oste che ama essere oste (della malora) 🙂

  2. il secondo ero io! devo dire che di Minarelli mi piace il ritmo, è uno che ne ha sempre voglia e se da una parte mangi quello che vuole lui, dall’altra mangi una cucina che parte da materie prime TUTTE ottime. Per il resto questa osteria è una scena, lui è il protagonista e “partecipa” a tutti i tavoli… per dire, c’é uno con una donna e lui tifa, c’è uno da fuori… e lui diventa l’Emilia Romagna in persona. Arriva alla fine stremato, senza mai allentare il ritmo.

  3. ha risposto a giorgio melandri: “di minarelli mi piace il ritmo”… Giorgio chapeau!! una definizione da sballo, debbo dire che siamo cercatori di ritmo, nel cibo, nei vini, nel vivere… 😉
    Non ti preoccupare, Sponzilli è andato dopo a rafforzare le foto e diamine se lo ha fatto! 😉

  4. Grandi piatti,belli da vedere e gustare con immensa passione per gli amanti della buona e sana cucina, mai prezzi?
    Per essere solo osteria 18 euro per un piatto di tagliatelle al ragù mi sembra esageratamente alto!Se poi mangiare spalla a spalla con tovaglia di carta e spendere circa 70 per una cena fa tendenza allora non ho capito niente di come va il mondo,soprattutto in un momento di crisi economica!

  5. ha risposto a andrea: Andrea rispetto al conto finale ti racconto la mia esperienza: 4 commensali tutti con antipasto (salame, mortadella e salsiccia), primo, secondo e dolce, un buon Lambrusco di Sorbara ed un buon San Giovese, i calssici caffè della staffa per un conto di cinquanta euri tondi tondi a testa… la correttezza del conto è stato un pensiero comune di tutti!

  6. sono stato all’osteria bottega meno di un anno fa… quasi da plagio l’articolo del Bocchetti!

    Io scrivevo così…
    http://pasticcierepasticcione.blogspot.com/2010/06/la-cotoletta-dellosteria-bottega.html

    Quindi si concorda su tutto, anche sul prezzo in fin dei conti amichevole considerando che – almeno io – ho lasciato solo le gambe dei tavoli.
    Per misera autopromozione, invito a vedere il link qui sopra per la foto della grattugia portata in tavola per la “forma”, ovvero il parmigiano… spiega molto.
    Bel posto, grande petroniana!

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