‘Succo di olive’ anziché olio. Un nome nuovo per il super extravergine?

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Improbabili bottiglie di olio extravergine d’oliva a 4 euro? Consumatori disorientati sulla qualità del loro condimento preferito? Olio italiano sotto attacco della contraffazione? Chiamiamolo succo di olive (quello buono) e non se ne parla più. Tornerà a brillare dagli scaffali dei supermercati dove, complice anche una normativa troppo accomodante, distinguere il grano dalla gramigna è ormai cosa assai ardua.

Sotto il cappello della stessa denominazione (olio d’oliva, eventualmente extravergine) capita infatti di trovare ormai di tutto. C’è l’olio con 150 mg/kg di alchilesteri, il massimo consentito per legge per potersi avvalere della denominazione di olio extravergine di oliva e c’è il prodotto di qualità che costa (e soprattutto vale) cinque volte; c’è il prodotto Dop e c’è l’olio deodorato, l’olio italiano e l’olio extracomunitario spacciato per made in Italy.

Ora l’idea di voltare pagina per rilanciare un settore che ha bisogno di nuova benzina per ripartire: cambiare nome riservando il nuovo appellativo, ‘succo di olive’, a un prodotto che soddisfi parametri qualitativi più rigidi di quelli dell’olio extravergine d’oliva. “L’olio extravergine di oliva è un ‘succo di oliva’, un concentrato di salute e piacere”, si legge al punto 7 del Manifesto per il Risorgimento dell’olio italiano presentato a Trieste in occasione della quinta edizione di Olio Capitale. “Con ogni probabilità è arrivato il tempo – a cinquant’anni di distanza dall’introduzione ufficiale di tale denominazione merceologica, ad opera della legge numero 1407, del 13 novembre 1960 – di cambiare volto agli extravergini, creando un prodotto d’eccellenza che può benissimo essere denominato in tutta la sua semplicità e immediatezza ‘succo di oliva’, a significare un super extravergine, i cui parametri qualitativi di riferimento siano i più restrittivi possibili, onde distiguere tra l’olio extra vergine di oliva aperto a un consumo di massa, in linea con le nuove olivicolture moderne, superintensive, e un olio extravergine di oliva denominato tout court ‘succo di oliva’.

Fonte: Il Corriere della Sera, italiaatavola.net

Foto: deluxeblog.it

1 commento

  1. cambiare il nome è come cambiare la moneta per sfuggire alla falsificazione, non serve perchè la falsificazione è subito pronta. Perchè non fare una campagna stampa massiccia per far vedere le diversità degli oli. Mi sembra la via più giusta e che sarà più apprezzata dai consumatori disorientati e che cambiando il nome lo saranno ancor di più. Fate dei servizi video. Vedi http://www.terraintavola.it la TV dell’agricoltura e dell’eno-gastronomia. Ciao

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