Duello tra generazioni. Marcello e Mattia Spadone alla Bandiera

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All’inizio i figli amano i genitori. Dopo un po’ li giudicano. Raramente, o quasi mai, li perdonano. (Oscar Wilde)

Bisogna volerci venire a La Bandiera, non ci capiterete per caso, passandoci davanti, ma spinti da un tam tam incessante che vi porterà ad arrampicarvi su questo angolo sperduto di Abruzzo. Tra mare e montagna, per scoprire una casa raffinata e accogliente come solo un locale di antica tradizione sa essere.

L’altra giorno all’imbrunire, arrampicandomi su questa strada stretta sul crinale, con davanti a me il Gran Sasso e più in la la Maiella, fremevo. L’occasione ghiotta e divertente, una sfida in singolar tenzone, un duello rusticano tra due generazioni che si sovrappongono alla Bandiera. Marcello e Mattia Spadone si affrontano in una sfida tra padre e figlio, che diventa qualcosa di più e di universale: il confronto tra tradizione e innovazione, tra una cucina di radicatamente di territorio e una cucina più osata e ardita.

Marcello Spadone è l’anima di questo ristorante di Civitella Casanova, un cuoco di classe dall’attenzione maniacale verso il prodotto, il territorio e la tradizione. Mattia, il figlio ventenne e dotato del talento e irruenza che solo la giovinezza sa offrire. Già premiato (giovanissimo) come miglior cuoco emergente del centro Italia e forgiato nella cucina di mamma Bruna e alla corte dei Rocha, dove. Inventiva, libertà, gesto e un pizzico di ingenuità sono le parole che mi vengono in mente pensando ala sua cucina.

Padre e figlio a confronto, dunque! L’occasione per lanciare uno sguardo al presente e al futuro della cucina abruzzese, ma anche una bella metafora del paese e di quanto sta accadendo. Un menù di 12 piatti, senza indicazione dell’artefice e la sfida a dare un punteggio da uno a dieci. Poi tireremo le somme e si vedrà.

Tartara di baccalà agrumi e acqua di pomodoro. Si comincia bene, con profumi di Spagna e di Mediterraneo. Molto golosa, battuta a coltello. Rinfrescata dalla acidità dell’agrume e dall’intensità dell’acqua di pomodoro. Fin troppo gentile e addomesticata. Alla moda (7)

La Porchetta. Buonissima! Finalmente un maiale che va oltre la retorica della bassa temperatura. Mantiene il morso carnivoro e l’intensità naturale del suino. Un piatto tecnico, ma anche gagliardo, una bella sintesi. Moderno (9)

I scicchit. Non non è un piatto basco, ma invece del territorio. Sono i primi fichi, verdi e piccoli, non maturati e che di solito cadono per preparare il secondo frutto. La cucina contadina non butta niente e si è inventata questo piatto straordinario. Un uovo, i fichi e la maggiorana, 3 elementi che nel piatto diventano poesia, in un rincorrersi incessante di profumi, acidità, note verdi di clorofilla e tannini. Un piatto antico ma modernissimo! Glocale (10)

Zuppa di carciofi con gamberetti di fiume. La zuppa è millimetrica, vellutata e intensa. I Gamberi fanno la loro parte di sostanza al palato. Bella la dinamica e l’intensità per una minestra che continua a viaggiare in bocca che è un piacere. Chiude con una rinfrescante nota di limone. Scolastico (7)

Misticanza con borraggine “lazzata”. Il nome confonde, in realta è un fritto gagliardo e intenso. tra il salato delle acciughe, la verticalità della clorofilla e la sensualità della burrata. Continua a mutare  dialogare sul palato in maniera stupefacente. Contemporaneo (9)

Gnocchi di patate zucchine e fiore di zucca ripieno. Mah, beata gioventù… Un piatto ingenuo che vorrebbe spaccare tutto e stupire. Gli gnocchetti sono piccoli e perfettamente sferici, fin troppo morbidi e impastati. La dolcezza dei piselli freschi e delle zucchine si somma a quella delle patate. Scombiccherato (6)

Pappardelle stracotto di papera muta e scalogno. Un classico della Bandiera, lo ricordo in carta da sempre e sempre notevole, ma talvolta anche i campioni possono sbagliare un rigore. Intendiamoci buono e solido come sempre, un primo molto goloso e di pancia, come piacciono a me. Ma oggi un poco meno felice e riuscito, soprattutto per il condimento non adeguatamente tirato. Classico (7)

Capretto al tegame. Che dire, commovente! La carne tenera e succulenta. Dal sapore delicato ed insieme intenso. Una portata che urla territorio e sapienza rurale. Sono sapori spiazzanti, antichi ed al contempo modernissimi. Autoctono (9 emezzo)

Papera alla “trescatora”. Una rilettura di un grande classico. Molta tradizione, ma vestita a festa. La bassa temperatura, il crispy, il morso. Una carne che ha tutto, peccato abbia anche un aglio soverchio ma anche goloso. Guascone (8)

Uovo di Mattia. Che buono, gola e tecnica si fondono in un dessert magistrale. Un uovo candido di zucchero che esplode sotto il cucchiaio e svela un cuore di gelato alla mandarlo amara suadente e sensuale. Magistrale (9 emezzo)

Pizza dolce alla teramana. Un dolce che sa di cose buone di una volta, di capodimonte e coccole di vecchie zie. Per ogni abruzzese heimat e manna, qui vestito a festa, senza snaturarlo. Borghese (8)

Questi i piatti e i miei punteggi, non vi svelo chi è del giovane e chi del più giovane. Quale piatto dal padre e quale dal figlio. A voi il gioco e la suggestione di pensarla come volete. A me il piacere di aver partecipato a un gioco della memoria e del tempo che passa, che contiene in se la cifra più bella del contemporaneo. Non esiste cucina creativa o tradizionale, ma solo buona cucina o cattiva. Ne abbiamo avuto conferma!

Foto: Andrea Sponzilli

Ristorante La Bandiera. Contrada Pastini 4, Civitella Casanova (Pescara). Tel. +39 085.845219

10 Commenti

  1. ammazza ma quanto magnate… ke invidia… cmq quest’estate quando passo per l’abruzzo vojo annacci a questa bandiera, me vojo arrampicà anke io! 😛

  2. La Bandiera esercita su di me un fascino magico, sarà che gli Spadone sanno essere accoglienti come pochi altri, sarà che la cucina sa essere solida e divertente, sarà che il posto è suggestivo… insomma non rifiuto mai di andare alla Bandiera.

    Marcello e Mattia in questo duello mi hanno ancora di più convinto di quanto la dialettica tra generazioni possa essere costruttiva e portatrice di grande qulità, per par-condicio i due piatti che mi hanno più colpito: la porchetta di Mattia e i scicchit di Marcello…. Complimenti davvero!

  3. Da provare prossimamente…. devo metterlo in agenda insieme a Beccaceci e Villa Maiella….na tripletta insomma:-)

  4. C’è chi scopre con entusiasmo, ora, la cucina di Marcello ma, sono tanti gli estimatori di Marcello. Grande Marcello, troppo grande per un paesino come Civitella, nello stesso tempo così meravigliosamente nascosto alle masse turistiche divoratrici di ogni cosa, dalla stessa comunità civitellese che non si vanta mai abbastanza e quasi ignora la necessità di dare accessi stradali più esposti e visibili per far conoscere Marcello ed ora anche il figlio Mattia. Chi li conosce sa di potersene vantare dappertutto.

  5. Non sono, mio malgrado, un habitueè alla “Bandiera” ma, le poche volte che Marcello mi ha ospitato alla sua tavola sono stati momenti che riproducono emozioni vive ad ogni occasione di rincontro. Un saluto tutto abruzzese: Marcè che sciabbinidette pè quelle che si fà !”.

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